Biennale, le Pussy Riot: «Vogliamo incontrare Buttafuoco». Lui non c'è, gli lasciano una lettera. Poi il blitz in piazza San Marco
Nuova giornata di protesta contro la presenza del padiglione Russia, con fumogeni e tacchi vertiginosi. Foto e ringraziamenti ai carabinieri di Venezia
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Biennale, le Pussy Riot: «Vogliamo incontrare Buttafuoco». Lui non c'è, gli lasciano una lettera. Poi il blitz in piazza San Marco
di Gloria BertasiNuova giornata di protesta contro la presenza del padiglione Russia, con fumogeni e tacchi vertiginosi. Foto e ringraziamenti ai carabinieri di Venezia
Avevano lanciato l’appuntamento martedì sera sui social: «Giovedì 7 maggio troviamoci in campo San Moisè alle 11, vestitevi di nero, i passamontagna li portiamo noi». E in tanti hanno risposto all’invito. Ma delle Pussy Riot nemmeno l’ombra: verso le 11.10 sono arrivate due attiviste (tacchi mozzafiato, maglie con slogan anti-Russia) con al seguito i fotografi che sempre seguono le Riot.
I minuti passano e molti pensano che l’iniziativa sia un bluff, o un diversivo per altro. E invece di lì a breve, dal retro del campo, ecco arrivare Nadya Tolokonnikova, storica leader del gruppo. È lei a rivelare come si svilupperà la mattinata: «Andiamo alla sede della Biennale, chiederemo con educazione di incontrare il presidente Pietrangelo Buttafuoco«. Poi di corsa verso Ca’ Giustinian. A bloccarne gli accessi le forze dell’ordine. Megafono alla mano, Nadya (gli altri manifestanti sono rimasti in calle, stoppati dagli agenti) chiede l’incontro e testimonia di cosa fa il regime agli artisti dissidenti: «Amici e familiari uccisi, violenze e stupri, innocenti uccisi come in Ucraina. Il mio compagno è stato avvelenato, siamo riusciti a salvarlo a Berlino». Alla fine, i manifestanti sono stati lasciati passare, due persone sono salite nel palazzo della Biennale: Buttafuoco non c’era, gli è stata lasciata una lettera.
All’uscita, slogan e fumogeni: a manifestazione ultimata Nadya e il gruppo storico delle Pussy si è diretto a San Marco. Foto e slogan e pure un
grazie a carabinieri e polizia: «They are something else» (sono altro, con un esplicito appezzamento delle Pussy Riot a divise e estetica). Prossimo appuntamento: 16.30, inaugurazione Padiglione Ucraina.
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7 maggio 2026
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Le Pussy Riot protestano in piazza San Marco: cori e slogan, poi l'intervento delle forze dell'ordine
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