Da Feltre ai David di Donatello, otto statuette per Sossai e il suo Veneto raccontato fuori dagli stereotipi: «Con questo film ho imparato a non avere più paura»
Successo per «Le città di pianura» che superano anche il navigato Sorrentino. Il regista si gode la notte magica fra gli applausi: «In Italia è nata una nuova stella»
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Da Feltre ai David di Donatello, otto statuette per Sossai e il suo Veneto raccontato fuori dagli stereotipi: «Con questo film ho imparato a non avere più paura»
di Sara D'AscenzoSuccesso per «Le città di pianura» che superano anche il navigato Sorrentino. Il regista si gode la notte magica fra gli applausi: «In Italia è nata una nuova stella»
Da Sedico, in provincia di Belluno, al tetto del cinema italiano. È stata una notte magica per Francesco Sossai, 37 anni, regista rivelazione di Le città di pianura andato lo scorso anno al Festival di Cannes, un film che ha conquistato il pubblico nei lunghi mesi di programmazione, la critica e ieri anche i giurati dell’Accademia del Cinema italiano, che lo hanno premiato con 8 statuette su sedici candidature, tutte di peso: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale, miglior canzone originale, miglior attore protagonista, miglior montaggio, miglior casting, miglior produttore.
«Invasione veneta» ha detto scherzando la presidente dell’Accademia, Piera Detassis, nell’annunciare il «Miglior film», soffiato da Sossai al Premio Oscar Paolo Sorrentino con “La Grazia”, rimasto a bocca asciutta: «Ovviamente questo premio è importante per me e per tutte queste persone - ha detto il regista bellunese stringendo la statuetta più importante - per tutta la troupe, specialmente la troupe di regia. Devo ringraziare una persona che mi ha salvato quando pensavo di non fare più film, Ale Roja, grazie per avermi portato fin qua. La libertà è non avere paura. Ho imparato con questo film a non avere più paura. E andiamo a bere l’ultima. Ciao!».
Una notte magica per Sossai, vissuta con la spilletta «Non c’è Italia senza cinema» al bavero del completo scuro, con gli occhi lucidi e i tanti riferimenti alla sua Belluno: il Cinema Italia dove un gruppo di fan sfegatati ha seguito la serata, il dialetto che ha punteggiato i ringraziamenti dei premiati, la commozione di questo «Davide» che ha sbancato da outsider i premi più importanti del cinema italiano. Nella cornice degli studi di Cinecittà, in diretta su Rai 1 per una serata finita oltre l’1 e 30 Sossai si è preso la scena con la freschezza di un film che racconta il Veneto lontano dagli stereotipi. Due amici cinquantenni, Doriano (Pierpaolo Capovilla, corredato di kefiah) e Carlobianchi (Sergio Romano) e un’ossessione: l’ultima ombra da consumare fino all’ultimo goccio su e giù per un Veneto di periferia, con le brutture dell’alluminio anodizzato, «puro informale veneto» e le bellezze delle ville veneto o della Tomba Brion di Carlo Scarpa. Premiato da Matthew Modine per la miglior regia si è lasciato andare a una battuta: «Riceverlo da Modine ha cambiato i miei piani sul discorso. Ringrazio la produzione, i nostri dieci anni di battaglie, grazie Rai Cinema e Lucky Red e grazie tantissimo al mio cast: Filippo Scotti, Bobo Citran, Andrea Pennacchi, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Denis Fasolo e tutti quanti: mi avete fatto diventare un regista migliore. Ciao a Belluno e al Cinema Italia che ci stanno guardando».
La serata di premi inizia subito con un ricinoscimento importante, il David per la Miglior Sceneggiatura Originale. Sossai sale sul palco con l’amico sodale da sempre, il co-sceneggiatore Adriano Candiago. Al solo annuncio della candidatura in platea un tifo da stadio: «Io ho la fortuna di scrivere i film col mio miglior amico - ha detto Sossai, con la spilletta d’ordinanza, la stessa dei suoi colleghi - . Questo è un premio alla nostra amicizia che ha segnato tanti anni della nostra vita. Il cinema è la nostra vita, sarebbe brutto privarcene. Continuiamo a scrivere cinema, tutte e tutti». Ringraziamenti anche per Candiago, argentino d’origine ma cresciuto a Pordenone, che ha ringraziato la moglie «che ha pagato l’affitto mentre io scrivevo questo film. Il Presidente Mattarella ieri (l’altroieri, ndr) ha detto una cosa che è una figata incredibile: che ottant’anni fa la gente vedendo Sciuscià vedeva sé stessa come in uno specchio. Continuate a guardarci».
Krano, Marco Spigariol vince per la miglior canzone originale, con una camicia verde sgargiante e una risata fantastica: «Grazie a tutti. Questa canzone è dedicata a Tiziana, “Ti”, la mia ragazza che mi vede da casa, con Agnese mia figlia». Scherza con Krano Flavio Insinna: «Mi sa che non pensava di vincere e....»… e fa il gesto della bevuta... Quando tocca a Sergio Romano, miglior attore protagonista, è un tripudio: «Boce, sembra facile quando lo vedi in tv, poi quando vieni qua sopra non so più cosa dire. A Francesco dico: “Tien duro, vecio”. Sono state dette tante cose e non credo si possa far finta di niente: sappiamo tutti qual è il momento nel cinema e nel mondo in generale. Vorrei condividere una riflessione sul nostro Paese, che ha bisogno di essere raccontato, visto, e come un bambino, come ognuno di noi ha bisogno di specchiarsi negli occhi degli altri. Chiediamoci: che cosa stiamo guardando?».
Commosso Paolo Cottignola, montatore anche di tanti film di Carlo Mazzacurati: «Sono molto emozionato perché sono parecchi anni che non prendo questo premio, più di venti. È una grande soddisfazione e un grande onore. Vorrei ricordare il contenuto della lettera che le associazioni per il cinema hanno indirizzato al Presidente Mattarella sulla situazione del nostro cinema. Volevo ringraziare moltissimo Francesco Sossai, per me lavorare col suo gruppo di lavoro di autori, tutti professionisti che appartengono a una generazione successiva alla mia, è stata un’esperienza molto appagante, straordinaria. Poi Francesco volevo dirti di continuare a raccontare belle storie, di tenere duro e un’ultima dedica. Vorrei dedicare questo David alla mia amatissima figlia Giulia: puoi tenerlo in camera tua se lo vuoi». Chiude ancora Candiago: «Grazie Francesco, fratello, le intuizioni migliori sono tutte sue. Io ho fatto solo le telefonate. Voglio ringraziare Chiara Polizzi, alla quale ho rubato tutto. Io ho solo il merito di aver scelto bene, questo è il segreto del casting. Facciamo casting tutti i giorni nella nostra vita: se “accanni” (sbagli, ndr) il casting, diventa un casino. Il mio augurio nel casting della vostra vita è di trovare un Carlobianchi e un Doriano, non si sa mai che non si custodisca lì il segreto della vita». La parola fine la mette Paolo Del Brocco di Rai Cinema, pronunciando una frase che sa di presagio: «È nata una nuova stella nel firmamento del cinema italiano».
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