Vicino a Trump prendi fuoco
Come hanno sperimentato Vance e Rubio, e in parte anche Giorgia Meloni, Trump sacrifica senza remore, chissà se con gusto, chi dovrebbe essergli amico.
Vicino a Trump prendi fuoco
Danilo Taino | 6 maggio 2026Come hanno sperimentato Vance e Rubio, e in parte anche Giorgia Meloni, Trump sacrifica senza remore, chissà se con gusto, chi dovrebbe essergli amico.
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Non esiste nessuno al di fuori di lui. E chi gli si avvicina troppo prima o poi prende fuoco. Il vicepresidente americano JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio stanno sperimentando il cinismo di Donald Trump: sono i suoi collaboratori più stretti e lui li manda tra le fiamme degli incendi che ha appiccato. Hanno l’ambizione di succedergli alla Casa Bianca? Che si brucino. Non è un segreto che Vance fosse estremamente scettico all’idea di lanciare l’attacco all’Iran. Ciò nonostante, anzi proprio per questo, il presidente l’ha mandato a Islamabad per guidare le trattative, fallite, con gli inviati di Teheran: l’ha costretto a partecipare a una guerra che non voleva, a diventare protagonista del cattivo andamento delle operazioni. Non solo: Vance è anche cattolico e certo non ha gradito le parole brutali di Trump rivolte il 12 aprile a Papa Leone XIV. Malgrado ciò, ha dovuto, con parecchio imbarazzo, difendere il boss, cosa che ha irritato la base Maga alla quale fa riferimento. Non si sa se il vicepresidente si sia sentito in obbligo di mostrarsi in linea con Trump o se sia stato il presidente a ordinarglielo: di certo, l’accoppiata Iran-Papa ha intaccato la sua reputazione tra la base elettorale e gli sarà ricordata in ogni futura contesa per la Casa Bianca. Per parte sua, Rubio, anch’egli cattolico, oggi dovrebbe incontrare Leone XIV per cercare di smorzare la tensione che si è creata tra il Vaticano e l’Amministrazione americana. Ma, proprio mentre stava arrivando, Trump gli ha strappato il tappeto da sotto i piedi e ha di nuovo attaccato a testa bassa il Papa. Può essere che Rubio qualche risultato lo raggiunga: in Vaticano, però, probabilmente prenderanno atto del fatto che il segretario di Stato, come minimo, ha poca autonomia e scarsa autorevolezza per garantire un miglioramento dei rapporti con Washington. Anche lui bruciacchiato. Come hanno sperimentato Vance e Rubio, e in parte anche Giorgia Meloni, Trump sacrifica senza remore, chissà se con gusto, chi dovrebbe essergli amico. Il commentatore del Financial Times Edward Luce sostiene che forse vorrebbe fondare una dinastia, dal momento che non può essere, come il Papa e Xi Jinping, il numero uno per più di due mandati: vorrebbe che il prossimo presidente fosse comunque un Trump, magari il suo figlio maggiore, Donald Junior. Intanto, manda a immolarsi JD e Marco.
6 maggio 2026
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