Quando in Friuli scattò l’orgoglio di fare da soli
Cinquant'anni fa il terremoto. La voglia di rimettersi al lavoro annullò i bizantinismi della politica calata dall’alto
Quando in Friuli scattò l’orgoglio di fare da soli
Marzio Breda | 6 maggio 2026Cinquant'anni fa il terremoto. La voglia di rimettersi al lavoro annullò i bizantinismi della politica calata dall’alto
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Nel 1993 Robert Putnam, politologo di Harvard, presentò un’inchiesta sulla tradizione civica nelle regioni italiane. Pagine in cui spiegava la nostra disunità in base all’«indice di rendimento istituzionale» e, legando l’efficienza dei governi locali al civismo della gente, fissò uno schema. Al Sud lo spirito di comunità è debole per la feudale e irrisolta frattura tra governanti e governati, il che provoca familismo amorale e clientele. Al Nord l’età dei Comuni ha favorito autogoverno e controllo sociale, il civicness, misurabile soprattutto quando le cose vanno male.
Fu scontato chiedergli se gli esiti dei terremoti di Friuli e Irpinia, a quattro anni di distanza l’uno dall’altro, rispecchiassero tali diversità. Putnam non rispose («sono eventi imparagonabili»), ma chi ha seguito entrambe le tragedie sa che il Friuli è stato quasi un caso a sé, addirittura «poco italiano», diceva lo studioso, alludendo alle radici mitteleuropee e non solo. Perché quella nel 1976 era la regione-caserma d’Italia, con 70 mila militari, e molti erano alpini, che subito soccorsero la popolazione. Perché nell’emergenza scattò in tutti l’orgoglio del fare da soli e non aspettare passivamente gli aiuti esterni. E perché la fiducia tra cittadini e amministratori, associata alla voglia di rimettersi al lavoro, annullò i bizantinismi della politica calata dall’alto, mentre invece era urgente far ripartire le aziende.
Infine, perché i friulani ebbero come interlocutore il commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, che inaugurò il paradigma di un buon intervento dello Stato, affidando ai sindaci la delega per ricostruire senza mediazioni esterne. Chi scrive ricorda le assemblee sotto i tendoni di Gemona, Buja, Artegna, Osoppo, Venzone quando c’era da decidere la destinazione dei fondi raccolti dai «fogolars furlans» sparsi nel mondo: meglio fare l’ambulatorio per il medico o un asilo? Non ci furono dubbi: costruirono tutti e due. Per curare i vecchi e sperare nel futuro. Senza scandali o ruberie.
6 maggio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Massimo FrancoLa voce del Papa spiazza Trump
Mercoledì 6 maggio 2026 di Luciano ViolanteUna democrazia da rinnovare
Mercoledì 6 maggio 2026 di Marzio BredaQuando in Friuli scattò l’orgoglio di fare da soli
Mercoledì 6 maggio 2026 di Danilo TainoVicino a Trump prendi fuoco
Mercoledì 6 maggio 2026 di Maurizio FerreraScuola e lavoro, fanalini di coda Ue
Martedì 5 maggio 2026 di Enzo D'erricoPer Alex una legge, non parole
Martedì 5 maggio 2026 LEGGI TUTTIGli approfondimenti e gli editoriali sui principali temi di attualità, politica, economia e costume curati dalle firme più prestigiose del Corriere della Sera. Scopri opinioni e commenti sui fatti del giorno.
Le Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti