L'utopia di Fiume, la nuova edizione del libro di Claudia Salaris: «Alla festa della rivoluzione»
Corriere della Sera - Cultura

L'utopia di Fiume, la nuova edizione del libro di Claudia Salaris: «Alla festa della rivoluzione»

Mercoledì 6 maggio 2026
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L'impresa della città simbolo della «vittoria mutilata» dell'Italia dopo la Grande Guerra: la partenza di d’Annunzio da Venezia, gli amori di Comisso, la presenza di Baccara

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L'utopia di Fiume, la nuova edizione del libro di Claudia Salaris: «Alla festa della rivoluzione»

di Alessandro Tortato

L'impresa della città simbolo della «vittoria mutilata» dell'Italia dopo la Grande Guerra: la partenza di d’Annunzio da Venezia, gli amori di Comisso, la presenza di Baccara

La nuova edizione del libro di Claudia Salaris Alla festa della rivoluzione (Il Mulino, 296 pp., 16 euro), pubblicata in concomitanza all’uscita dell’omonimo film diretto da Arnaldo Catinari, ci offre anche un’occasione per riflettere su quanto di veneto ci sia nell’impresa fiumana, dall’autrice raccontata dalla parte di tutti quegli artisti e libertari che a Fiume accorsero con velleità sinceramente rivoluzionarie. Potremmo persino dire che tutto comincia nel Veneto e in particolare a Venezia, se consideriamo che il massimo protagonista della vicenda, ovviamente Gabriele d’Annunzio, riceve l’invito a guidare la conquista di Fiume in riva al Canal Grande, nella celebre Casetta Rossa, proprio di fronte all’odierno museo Peggy Guggenheim. Fiume, oggi Rijeka in Croazia, dopo la Grande Guerra occupata da un contingente di truppe internazionali, è l’emblema della «vittoria mutilata» dell’Italia: la maggioranza degli abitanti è italiana e vorrebbe l’annessione alla madrepatria ma gli alleati, in particolare gli Stati Uniti, sono contrari. Sette ufficiali acquartierati a Ronchi decidono così di forzare la mano giurando il 31 agosto del 1919 «in nome di tutti i Morti per l’unità d’Italia di essere fedeli al motto: “Fiume o Morte”». Vogliono marciare su Fiume e vogliono che alla loro testa vi sia il Vate, Gabriele d’Annunzio.

Fiume tra fascismo ed eccessi

Uno dei sette, Riccardo Frassetto, originario di Crocetta del Montello, in provincia di Treviso, il 10 settembre bussa emozionato alle porte della Casetta Rossa per coinvolgere il poeta nell’impresa. Lo trova nel letto con il suo prezioso pigiama nero a disegni d’oro. Sta male ma la risposta è quella sperata: «Domani sarò al mio posto». E l’indomani, effettivamente, seppur febbricitante, d’Annunzio raggiunge in motoscafo la terraferma a San Giuliano, dove ad attenderlo c’è una fiammante Fiat Tipo 4 amaranto che parte sgommando alla volta di Ronchi, da dove la colonna di disertori marcerà per la città del Quarnaro. La governerà per sedici mesi, un tempo - come sottolinea Salaris - certamente di prove generali di liturgie fasciste, tra salutiromani, «Eia eia alalà», «Me ne frego» e discorsi dal balcone, ma anche di sorprendente dinamismo rivoluzionario di segno opposto che fecero di Fiume la «Città di vita», dove tutto era concesso: libertà sessuale, omosessualità, uso di droga, nudismo, beffe, eccentricità d’ogni tipo. Ne fu protagonista, tra gli altri, Giovanni Comisso, lo scrittore trevigiano, che trova a Fiume la città ideale per realizzare i suoi desideri di libertà. Lega con Guido Keller, bizzarro aviatore dalla barba scura e mefistofelica. Keller, l’unico a dare del «tu» a d’Annunzio, gira in città con un’aquila sulla spalla. Di giorno passeggia nudo in spiaggia, di notte se ne va a spaventare le coppiette che amoreggiano nei boschi.

L'amore che muove il mondo

Keller e Comisso soggiornano in una casetta tra i monti fuori dal centro sperimentando uno stile di vita salutista: «Si mangia il miele, le frutta mature del mese, latte, burro. Alla notte si va a girare per i boschi pieni di usignoli, si dorme sotto gli alberi.». Fondano l’associazione Yoga, movimento spontaneista libertario, appoggiato da futuristi, arditi e giovani militari. Lo spirito Yoga esalta la beffa, la provocazione, la politica-spettacolo. Quando il governo italiano decide di rinunciare definitivamente all’annessione di Fiume, Keller vola su Roma e lancia un pitale smaltato sopra Montecitorio. La coppia progetta insieme per il carnevale del 1920 il «Castello dell’amore», una festa a tema che simula una battaglia medievale per conquistare un castello abitato da signore. In realtà vogliono rapire la detestata pianista veneziana Luisa Baccara, amante di D’Annunzio, metterla in gabbia e portarla in un’isola deserta. Il Vate «annusa» e non approva e allora i due si danno al piacere. Annota Comisso: «Ultima notte di Carnevale. Io e Guido nudi con una donna». L’amore, del resto, è per loro l’energia universale che muove il mondo. Come per D’Annunzio, che proprio citando l’amore conclude l’ultimo suo discorso fiumano il 18 gennaio 1921, appena prima che la città venisse espugnata dall’esercito regolare.
info@alessandrotortato.com

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