Quando l'alpinismo è una storia di famiglia, l'amore per la montagna dei Collini
Corriere della Sera - Cultura

Quando l'alpinismo è una storia di famiglia, l'amore per la montagna dei Collini

Mercoledì 6 maggio 2026
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Adamello Collini occupa un posto di rilievo nell’alpinismo trentino per le imprese compiute e per il segno lasciato nel tessuto culturale e sociale della montagna. Il podcast dedicato a lui e al figlio

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Quando l'alpinismo è una storia di famiglia, l'amore per la montagna dei Collini

di Sara Santolini

Adamello Collini occupa un posto di rilievo nell’alpinismo trentino per le imprese compiute e per il segno lasciato nel tessuto culturale e sociale della montagna. Il podcast dedicato a lui e al figlio

Nella storia dell’alpinismo trentino il nome di Adamello Collini occupa un posto di rilievo per le imprese compiute, ma anche e soprattutto per il segno lasciato nel tessuto culturale e sociale della montagna. Figura radicata nella Val Rendena, Collini rappresenta una generazione di uomini che hanno vissuto la montagna come spazio di lavoro, identità e trasmissione di valori. 

Il podcast

A restituire voce a questa storia è il podcast Abbiamo le carte! L’archivio Liberio Collini ritrovato, realizzato con Sanbaradio e il Centro Studi Judicaria e promosso dalla Sat, Società degli Alpinisti Tridentini, che ricostruisce la figura del figlio, Liberio Collini, attraverso un imponente archivio familiare. Il motivo è che proprio nella relazione tra padre e figlio si coglie la portata storica di Adamello Collini, non solo come capostipite di una tradizione alpinistica, ma come nodo centrale di una cultura della montagna che si tramanda attraverso gesti quotidiani, diari e rifugi.

L'archivio

Il cuore del progetto è proprio l’archivio di Liberio Collini, figlio di Adamello, alpinista, guida e rifugista: un archivio personale fatto soprattutto di diari. Dentro quelle pagine non c’è lui, la famiglia, le relazioni, la quotidianità e anche la figura del padre. Proprio questo è uno degli aspetti più significativi: le tracce di Adamello attraversano i documenti, riaffiorano nei ricordi, nei racconti, nelle annotazioni diaristiche. A coordinare il percorso è Alessandra Benacchio, referente del progetto: Benacchio ha seguito le fasi di riordino, digitalizzazione e valorizzazione, sottolineando l’importanza della conservazione e della restituzione pubblica delle fonti. «Il progetto nasce da un gesto concreto: il deposito dell’archivio alla Sat, reso possibile grazie al coinvolgimento della famiglia Collini - spiega Benacchio - da qui l’idea di non limitarsi a catalogare, ma di costruire un percorso narrativo». 

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Un lavoro di oltre due anni

Il podcast diventa così uno strumento strategico, capace di tradurre materiali complessi in un linguaggio accessibile, mantenendo il rigore scientifico necessario. «È stato un lavoro lungo oltre due anni, fatto di digitalizzazione, di riordino e interpretazione dei materiali - spiega Benacchio - mettendo in campo differenti professionalità, reti e persone esperte e appassionate. Partire da diari e appunti, resi fruibili dal grande lavoro di trascrizione, ha significato confrontarsi con una scrittura personale, non pensata per essere raccontata». Tra i momenti più toccanti emersi, c’è quello raccontato in un diario del 4 giugno 1945. «Liberio Collini, poco più che ventenne, sta rientrando in Trentino dopo la guerra quando, arrivato a Trento, apprende che il padre è stato deportato in Germania - racconta Benacchio - . Con quale animo riprendo la strada è inutile dirlo, scrive nel suo diario: una frase asciutta, però capace di restituire il peso emotivo di una scoperta improvvisa».

«La storia di una famiglia e di un territorio»

Il valore dell’operazione va oltre il singolo episodio o la dimensione biografica. Come sottolineato dal bibliotecario Riccardo Decarli, l’archivio restituisce «la storia di una famiglia, ma anche quella di un territorio», offrendo uno spaccato della Val Rendena e del gruppo Adamello-Presanella lungo oltre un secolo. «Raccoglie materiali che vanno dal XIX secolo fino al 1994 - precisa - il nucleo più significativo è rappresentato dai diari di Liberio Collini: 39 agendine che, insieme a altri documenti, raccontano in oltre 5000 pagine la sua vita dal 1942 fino alla morte». È qui che la figura di Adamello Collini riacquista centralità: non come mito isolato, ma come parte di una trama collettiva. Collini incarna una modalità di abitare la montagna che ha contribuito a definire l’identità locale, del rifugista, della guida, dell’uomo che costruisce comunità in quota. Attraverso il lavoro sul figlio Liberio, questa eredità torna alla comunità trentina.

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6 maggio 2026 ( modifica il 6 maggio 2026 | 18:16)

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