La marimba di Simone Rubino reinventa Bach: a Napoli il barocco si fa percussione
Giovedì 7 maggio, alle ore 20, nella cornice di Villa Pignatelli a Napoli
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La marimba di Simone Rubino reinventa Bach: a Napoli il barocco si fa percussione
di Carmine AymoneGiovedì 7 maggio, alle ore 20, nella cornice di Villa Pignatelli a Napoli
Nel segno di un dialogo fertile tra epoche e linguaggi, la programmazione dell’Associazione Maggio della Musica diretta da Stefano Valanzuolo prosegue la sua stagione 2026 con un appuntamento che promette di spostare lo sguardo – e l’ascolto – su territori meno battuti. Giovedì 7 maggio, alle ore 20, nella cornice di Villa Pignatelli a Napoli, debutta per la prima volta in città il percussionista Simone Rubino, protagonista del recital “Marim-Bach”.
Rubino, tra i musicisti italiani più affermati della sua generazione, propone una rilettura del repertorio barocco attraverso la marimba, strumento ancora marginale nella tradizione colta ma qui posto al centro di un progetto ambizioso. L’idea è quella di costruire un ponte: tra antico e contemporaneo, tra scrittura e improvvisazione, tra la solidità del canone e la libertà dell’invenzione timbrica.
Il programma attraversa alcune pagine emblematiche del Seicento e del Settecento, restituite in una veste inattesa. Dalla Suite per liuto in mi minore BWV 996 di Johann Sebastian Bach alla Suite n. 3 in do maggiore per violoncello BWV 1009 (nell’arrangiamento di Eduardo Egüez), fino a “Vedrò con mio diletto” dall’opera Il Giustino di Antonio Vivaldi. E ancora, il madrigale “Sì dolce è ’l tormento” di Claudio Monteverdi e “Orfeo tu dormi” dall’Orfeo di Antonio Sartorio. Un itinerario che attraversa generi e forme, mantenendo come filo conduttore la ricerca di una nuova vocalità dello strumento a percussione.
Rubino non è nuovo a operazioni di questo tipo. Anzi, la sua carriera si è costruita proprio sul superamento delle gerarchie tradizionali che confinano le percussioni a un ruolo ancillare. In pochi anni ha portato questi strumenti al centro della scena, collaborando come solista con alcune delle più importanti orchestre europee, dai Wiener Philharmoniker all’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, sotto la direzione di maestri come Zubin Mehta e Tan Dun.
Il suo approccio, lontano dalla figura del musicista classico “compassato”, riflette una visione aperta e trasversale. «Quando mi sento particolarmente creativo improvviso per divertirmi», racconta. E non sorprende che indichi proprio in Bach il suo “compositore jazz preferito”: una provocazione solo apparente, che sottolinea la modernità strutturale e armonica del Kantor di Lipsia.
In questo senso, “Marim-Bach” non è un semplice esercizio di trascrizione, ma un’operazione culturale più ampia. La marimba diventa medium attraverso cui rileggere il passato, restituendone la vitalità ritmica e la capacità di parlare al presente. Il risultato è un concerto che sfida le convenzioni senza tradire lo spirito delle opere eseguite.
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