Il romanticismo calcistico del «traccagno» Beccalossi
Il romanticismo calcistico del «traccagno» Beccalossi
risponde Aldo CazzulloI tuoi preferiti
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Caro Aldo,
Evaristo Beccalossi era l’idea stessa del calcio come atto creativo, non come compito da svolgere. Un mancino che sembrava dipingere più che giocare, capace di rallentare il tempo con un controllo e poi riaccenderlo con un dribbling che nessuno aveva previsto. Viveva la partita come un territorio emotivo: quando la sua fantasia si apriva, tutto lo stadio respirava con lui; quando si spegneva, restava comunque la promessa di un lampo imminente. Era un artista, fragile e magnifico, uno di quelli che non si misurano ma si ricordano.
Eva Volkoren
Grande calciatore e grande uomo. Testimonial di un’epoca che non c’è più.
Roberto Davi
Cari lettori,
la scomparsa di Evaristo Beccalossi, proprio all’indomani del ventunesimo scudetto della sua Inter, oltre a rattristare — molti calciatori italiani non sono longevi, tanti se ne sono andati prematuramente —, parla in modo particolare agli animi sensibili. Evaristo, a partire dal suo nome letterario, rappresenta un calcio desueto. Era un grande talento, ma già era considerato un incompiuto al suo tempo, o comunque poco adatto al gioco moderno. È noto che Bearzot non lo «vedesse» in Nazionale, e non solo perché si fidava del blocco Juve. L’Italia di Bearzot non ha mai giocato con il trequartista, insomma con il numero 10. Il ct pensava il centrocampo con un mediano solido — Benetti, Oriali —, un cursore, che era sempre Tardelli, un regista come Antognoni e un’ala: prima Causio, poi Conti. Davanti, Rossi e Bettega; essendosi Bettega infortunato, in Spagna lo sostituì con Graziani, che si adattò all’ala, vent’anni prima dell’intuizione di Allegri che schierò lateralmente un centravanti come Mandzukic (e lui al Bernabéu, essendo una spanna più alto del terzino, segnò due gol di testa al Real Madrid). Se si faceva male Antognoni, non entrava un trequartista, ma un difensore.
Insomma un «traccagno» (citazione di Gianni Brera) come Beccalossi era considerato romantico e un po’ obsoleto già negli anni 70. Detto questo, Beccalossi era un giocatore meraviglioso, amatissimo dagli interisti. Molto tecnico, veloce, pieno di intuito e di fantasia, abile a muoversi tra le linee e a imbeccare Altobelli e Muraro; chissà, forse oggi — che si gioca a ritmi forsennati, ma i giocatori tecnici sono più tutelati da arbitri e regolamenti — lo metterebbero in campo per scardinare gli schemi e sbloccare le partite. Questo ne aumenta il fascino, e il rimpianto per averlo perduto, prima come calciatore, poi come uomo.
6 maggio 2026
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