«Sogno di volare», un nuovo festival per Pompei
In programma due tragedie, Antigone e Le Baccanti, e anche la danza. Protagonisti gli studenti
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«Sogno di volare», un nuovo festival per Pompei
di Gimmo Cuomo, nostro inviatoIn programma due tragedie, Antigone e Le Baccanti, e anche la danza. Protagonisti gli studenti
Esordio da festival. Giunto quest’anno alla quinta edizione, compie il salto di qualità «Sogno di Volare», il progetto teatrale, ma soprattutto identitario e civile, promosso dal Parco archeologico di Pompei, che coinvolge gli studenti di cinque istituti del territorio vesuviano. Naturalmente, si resta sempre nel mondo classico.
In quella Grecia che non è solo l’antecedente cronologico e logico della Romanità, ma che le ha anche iniettato linfa vitale. E che, nell’antica Pompei, con l’anima latina si è inscindibilmente fusa, nelle domus, per le strade, negli altri luoghi pubblici. Nel teatro, appunto. Stavolta, però, alle commedie di Aristofane si sostituiscono le tragedie: l’Antigone di Sofocle e Le Baccanti di Euripide, quest’ultima, in forma di danza. E proprio l’introduzione della coreutica rappresenta l’altra grande novità.
Per la presentazione degli spettacoli di fine maggio, nell’Auditorium del Parco l’entusiasmo è straripante. I protagonisti ci sono tutti: il padrone di casa, il direttore Gabriel Zuchtriegel, il primo a credere nel Sogno; l’archeologa Maria Rispoli, responsabile del progetto; il regista e drammaturgo Marco Martinelli, cofondatore del Teatro delle Albe, coi suoi storici e preziosi collaboratori, responsabile dell’allestimento di Antigone; il musicista ed etnomusicologo Ambrogio Sparagna, chiamato a colorare con i suoni le rappresentazioni; la ballerina e coreografa giapponese Miki Matsuse impegnata con amore a ridar vita all’allestimento de Le Baccanti del regista e coreografo belga, di origini russe, Micha Van Hoecke. E tutti i dirigenti scolastici del Pascal di Pompei, dell’Elia di Castellammare di Stabia, del de Chirico e del Pitagora-Croce di Torre Annunziata, del Pantaleo di Torre del Greco.
Ma i veri protagonisti dell’incontro restano i ragazzi. Oltre cento — quest’anno è record — che animeranno gli spettacoli nel Teatro Grande della città antica. In realtà, la messa in scena di Antigone (22 e 24 maggio) e de Le Baccanti (23) rappresenterà solo il punto di arrivo di un percorso di vari mesi che il Corriere del Mezzogiorno quest’anno ha accompagnato con una sorta di diario di viaggio a cadenza settimanale.
Una gioiosa marcia di avvicinamento, scandita da decine di sedute di prova pomeridiane, prima all’interno delle singole scuole, poi, tutti insieme, nel Parco, ut omnes sint unum, affinché tutti diventino una cosa sola raggiungendo la coralità che rappresenta la vera essenza del teatro classico. Non meri esecutori, ma coinvolti pienamente nell’atto (ri)creativo delle opere di 2.500 anni fa.
L’upgrade da singola rappresentazione a festival viene sottolineato da Zuchtriegel. «Si tratta di un passaggio significativo perché il festival ha un rapporto quasi sacro con la comunità. Celebriamo ancora una volta tre colonne del patrimonio dell’umanità: il teatro classico, l’archeologia di Pompei e i giovani ai quali vogliamo consegnare questa eredità senza la quale è difficile continuare a vivere. I testi di queste opere parlano di noi, della nostra umanità, certamente delle nostre debolezze, ma anche di valori universali. Probabilmente non tutti i ragazzi diventeranno attori, ma tutti porteranno qualcosa dentro di questa esperienza».
Martinelli, acclamatissimo dai «suoi» ragazzi, svela il senso di una soluzione adottata nella rilettura creativa del testo di Sofocle. «Antigone era sorella di Polinice. E accetta di morire, contravvenendo alla volontà del tiranno di Tebe, Creonte, per dare sepoltura all’amato fratello Polinice. All’inizio della rappresentazione ognuno dei componenti del coro sussurrerà il nome della persona amata. Sarà un momento fortissimo di verità perché il teatro non è solo intrattenimento, ma è qualcosa di vero. Per questo inizieremo con un fortissimo atto di autocertificazione».
Commossa, Matsuse ricorda l’essenza delle Baccanti. «Un’opera che unisce forza e fragilità, razionalità e follia. In questa edizione Dioniso sarà rappresentato da una ragazza per evidenziare il suo tratto ambiguo: dio, non dio; uomo o forse donna». E poi i ragazzi manifestano le emozioni che stanno vivendo. Virginia, Silvia, Giovanni, Arianna, Roberta, Simone raccontano di paure, di ansie, ma soprattutto di gioia, liberazione, coscienza.
Ma non c’è più tempo. Via le sedie nell’auditorium. «Inizia la prova».
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