Via alla Biennale delle polemiche. La Ue avverte: «Non sia una vetrina per Mosca»
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Via alla Biennale delle polemiche. La Ue avverte: «Non sia una vetrina per Mosca»
di Gloria BertasiLa Fondazione: risponderemo, tutto in regola. Da ieri il vernissage chiuso al pubblico
Il presidente Pietrangelo Buttafuoco sorride e fa spallucce. «Ci vediamo domani (oggi alla presentazione dell’Esposizione, ndr)», si congeda dopo le foto di rito all’apertura dei Giardini della Biennale. I curatori del Padiglione centrale tentano di dribblare il tema delle contestazioni contro Russia e Israele, poi con un politically correct in sintonia con i toni minori (In Minor Keys), titolo e filo conduttore dell’Esposizione, ricordano: «Noi ci siamo occupati del Padiglione centrale non di quelli nazionali — dice l’editor-in chief Siddhartha Mitter — che esistono dal 1930 (la Russia dal 1914, ndr) e portano con sé tutte le questioni di geopolitica e di Stato-nazioni dagli anni Trenta a oggi». Nulla di nuovo, cioè, sotto il sole, per il team della direttrice artistica Koyo Kouoh, scomparsa nel maggio 2025, quasi un anno prima che scoppiasse il caso Russia, che l’Europa chiedesse chiarimenti, che il ministero della Cultura inviasse gli ispettori a Venezia e che la giuria si dimettesse in blocco.
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Ieri, preapertura di Giardini e Arsenale (la vernice ufficiale inizia oggi), da Bruxelles un nuovo j’accuse alla fondazione veneziana («una vetrina per la Russia») e la conferma che, dopo la lettera del 10 aprile, il primo maggio ne è stata inviata una seconda «sulla base di ulteriori prove»: nel mirino la logistica legata all’allestimento del padiglione Russia. Ora la Biennale ha trenta giorni per la replica, intanto i 2,3 milioni di fondi del programma Creative Europe Media restano in bilico. Ma, spiega Henna Virkkunenn, vicepresidente esecutivo della Commissione europea per sovranità tecnologica, sicurezza e democrazia, «se la violazione del finanziamento sarà confermata, Bruxelles non esiterà a sospenderlo e revocarlo: il denaro dei contribuenti europei dovrebbe tutelare i valori democratici e la libertà». In serata, la replica della Fondazione: «La Biennale esprimerà nei tempi e termini dovuti le proprie controdeduzioni» e «ribadisce di aver verificato e rispettato tutte le norme nazionali e internazionali e su ciò ha fornito informazioni anche agli ispettori ministeriali».
E ancora: «La Biennale ha operato nell’ambito e nei limiti delle proprie competenze, non avendo autorità per introdurre altre sanzioni». In difesa di Buttafuoco, ancora una volta, l’ex governatore Luca Zaia («Giù le mani dalla Biennale, non vetrina ma uno dei più grandi presidi di cultura, libertà di espressione e confronto») e il vicepremier Matteo Salvini («venerdì visiterò l’Esposizione»). Di contro, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Giovanbattista Fazzolari parla di «pastrocchio»: con il ritorno della Russia si è aperto il vaso di Pandora delle polemiche. E il fatto che, da sabato, il padiglione Russia sarà chiuso «è un trucco escogitato dalla fondazione per aggirare le sanzioni e l’impossibilità concreta di aprire il padiglione».
La politica si divide, gli attivisti tirano dritto: ieri alcuni artisti pro Pal hanno manifestato indossando t-shirt con i nomi degli colleghi palestinesi morti. Oggi alle 10 primo corteo anti Russia, venerdì manifestazione contro Israele.
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6 maggio 2026
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