Gli Eugenio in Via Di Gioia, dalle canzoni al libro «Storie di una band che non si è ancora sciolta»
Il gruppo musicale lo presenterà il 16 prossimo maggio al Salone del Libro di Torino con Arturo Brachetti
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Gli Eugenio in Via Di Gioia, dalle canzoni al libro «Storie di una band che non si è ancora sciolta»
di Luca CastelliIl gruppo musicale lo presenterà il 16 prossimo maggio al Salone del Libro di Torino con Arturo Brachetti
Non sono mai stati un gruppo come gli altri, gli Eugenio in Via Di Gioia. Lo confermano nel loro libro Storie di una band che non si è ancora sciolta, che sarà presentato il 16 maggio al Salone con Arturo Brachetti e in cui tracciano una via alternativa all’autobiografia, raccontando il proprio cammino senza seguire un filo cronologico ma tramite otto parole chiave (provincia, cibo, sogni, gioco, palcoscenico, viaggio, cambiamento, crescere), due a testa.
«Il principio è che ciascuno di noi scrivesse ciò che sentiva importante», dice il frontman Eugenio Cesaro. «Dopo tanti anni di strada, o metti le cose nero su bianco o rischi che si perdano». Il risultato è uno zibaldone di pensieri, ricordi e curiosità: dall’indole buongustaia della band torinese («l’unica a cui le fan non lanciano reggiseni, ma pacchi di taralli», dice Paolo Di Gioia) all’alto coefficiente di serendipità che la accompagna dalle origini (Cesaro e Di Gioia conobbero Lorenzo Federici mentre suonava per strada a Londra) alle cadute trasformate in opportunità (l’eliminazione in sette minuti dal Festival di Sanremo 2020), fino alle iniziative più pazzerelle, come la gigantesca scritta «Ti amo ancora» tracciata con i gessetti e l’aiuto dei fan in piazza San Carlo nel 2022.
Torino ha un ruolo centrale, a volte tinto di malinconia, altre di possibilità. «Ogni band ha bisogno della giusta dose di nostalgia per la bellezza del passato e a quella ci pensano Emanuele Via e Lorenzo», dice Cesaro. «Io e Paolo rappresentiamo il lato più proiettato verso il futuro. Vediamo una città in cui aprono e chiudono locali, nascono e muoiono festival, ma c’è sempre la possibilità di nuovi legami. Per questo nel nostro studio organizziamo serate con altri artisti: mangiamo una pizza, beviamo quello che c’è, chiacchieriamo e cerchiamo di ricreare un clima da atelier artistico alla Bauhaus. Sono già passati Shade, Davide D’Urso, Tamango, tanti emergenti».
Altre connessioni arriveranno prossimamente, nei contesti più disparati. Domani alle Ogr la band sarà ospite della cena di raccolta fondi per l’oncologia pediatrica della Fondazione Umberto Veronesi, sabato prossimo al Lingotto c’è l’incontro con Arturo Brachetti («un’improvvisazione totale»), mentre all’orizzonte si profila il primo Forum di Assago della carriera, il 5 maggio 2027. Lo scioglimento, insomma, può attendere. Come rivela — spoiler — l’ultima pagina del libro: «Se mai ci scioglieremo sarà per il riscaldamento globale, per ora non accettiamo l’offerta e andiamo avanti insieme».
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6 maggio 2026
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