Se nell'arte la Storia finisce per schiacciare il presente
Allarma il destino declinante dei musei d’arte contemporanea. Dopo una lontana età dell’oro (inizi Duemila), da anni è iniziata una lenta eutanasia
Se nell'arte la Storia finisce per schiacciare il presente
Vincenzo Trione | 5 maggio 2026Allarma il destino declinante dei musei d’arte contemporanea. Dopo una lontana età dell’oro (inizi Duemila), da anni è iniziata una lenta eutanasia
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L’Italia e il presente. Un appuntamento mancato. Come avevano già intuito i futuristi, abitiamo un Paese schiacciato dal peso della storia: custodito da tante vestali, il nostro passato chiede di essere non solo difeso, ma soprattutto reinterpretato, riscritto, riattivato. L’altra faccia di questa tendenza al ripiegamento è rappresentata dal destino declinante dei musei d’arte contemporanea. Dopo una lontana età dell’oro (inizi Duemila), da anni è iniziata una lenta eutanasia. Che ha trasformato queste istituzioni in personaggi in crisi d’identità . Monadi autoreferenziali, condannate a una condizione marginale.
Le ragioni di questa situazione sono molteplici. Innanzitutto, molti direttori sembrano ragionare secondo la logica propria delle gallerie private, asserviti alle richieste di mercanti e di collezionisti. Non di rado, promuovono mostre «d’essai», dedicate a un’avanguardia debole e conformista, rivolte a una ristretta élite formata da coloro che fanno parte del sistema dell’arte. Inoltre, è comune una certa snobistica indifferenza verso la risposta del pubblico: spesso questi luoghi quasi deserti ricordano la Fortezza Bastiani di Buzzati. Altro difetto ricorrente: il diffuso disinteresse per l’opera di alcuni maestri della tarda modernità (come Freud, Dumas, Richter, Hockney), autori di perturbanti drammaturgie pittoriche in grado di emozionare e di interrogare.
Diretta conseguenza di questo tramonto è l’assenza, in Italia, di realtà museali autorevoli da accostare al Pompidou o alla Tate, con una forte riconoscibilità, capaci di condividere progetti e mostre con rilevanti partner internazionali. Come uscire da questo tunnel? Certo, ministero, regioni e Comuni devono garantire risorse adeguate. Ma occorrerebbe modificare la filosofia sottesa a certe scelte di chi guida queste complesse macchine. Ricominciando a pensare i musei in una prospettiva «pubblica». Come straordinarie università democratiche. Impegnate ad
5 maggio 2026
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