Per Alex una legge, non parole
Corriere della Sera - Cultura

Per Alex una legge, non parole

Martedì 5 maggio 2026
3 visualizzazioni

La morte di Zanardi non sia solo commozione, aiuti ad affrontare i problemi dei disabili, per i quali era un esempio

Pensioni, perché la metà degli italiani prende «troppo»: chi sono i 7,2 milioni che ricevono senza aver versato abbastanza (o niente)

Per Alex una legge, non parole

Enzo D'errico | 5 maggio 2026

La morte di Zanardi non sia solo commozione, aiuti ad affrontare i problemi dei disabili, per i quali era un esempio

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Si è spinto fino al bordo estremo della vita, calpestando ogni centimetro al di qua del perimetro e sporgendosi oltre la linea d’ombra ad osservare il vuoto in cui precipita il confine. Eppure questo non fa di Alex Zanardi un eroe, bensì qualcosa di molto più prezioso: un esempio. Per tutti coloro che hanno la fortuna di attraversare il mondo sulle loro gambe e di guardarlo con occhi liberi da una mente ingarbugliata. Ma soprattutto per chi in quello stesso mondo è condannato al ruolo di ospite molesto, relegato nel sottoscala della dimenticanza da un raggiro del fato o della genetica. Parliamo dei disabili, certo. Perché, calcolata la tara di un coraggio fuori dal comune e di un sorriso inestinguibile, Alex Zanardi era anche questo: un disabile che aveva vinto la partita col destino avverso scommettendo, per contrappasso, sulle sue abilità. Non è un banale gioco di parole ma il sunto di un racconto che, troppo spesso, viene scritto in silenzio, nel chiuso di stanze dove nessuno bussa alla porta, tanto meno coloro che oggi intingono le parole nel miele della retorica da necrologio, roba che al contrario dei fatti costa poco e produce rendita mediatica. L’unico fatturato che, da tempo, la politica insegue. Cosa resta, infatti, dopo il diluvio di aggettivi tuonanti, di cordogli pubblici vergati con il copia e incolla? Nulla, nemmeno una pozzanghera. Rimangono, invece, il dolore e la solitudine di chi ha considerato Alex Zanardi un faro destinato a indicare la rotta e ora si ritrova di nuovo incollato al buio di un’esistenza clandestina.

L’insopportabile ipocrisia che, al pari di un basso continuo, ha accompagnato l’addio delle istituzioni all’ex pilota di Formula 1 è lo specchio del precipizio emotivo in cui tutto viene scaraventato. La ragione, con voce sempre più flebile, dice altro. E cioè che i disabili, al massimo, sono scintille buone per accendere la commozione prêt-à-porter quando, come qualche settimana fa in Australia, padre e madre si uccidono con i due figli gravemente autistici pur di scansare le terrificanti nebbie che avvolgono il loro futuro. Oppure quando c’è da raccattare voti a destra e a sinistra.
Il governo Meloni, nonostante un ministero dedicato appositamente a queste tematiche, ha fatto nulla o quasi. In linea, del resto, con tutti i precedenti. L’unica legge che cercò di alleviare l’angoscia per l’avvenire fu emanata nel 2016 dall’esecutivo guidato da Matteo Renzi e affrontava, appunto, il «dopo di noi», ossia quel buco nero che inghiotte migliaia e migliaia di genitori appena immaginano cosa sarà dei loro figli disabili quando resteranno soli. Purtroppo, però, questa norma ha mostrato con il tempo tutta la sua incompiutezza: ogni anno bisogna sottoporre un progetto all’approvazione delle Regioni, come se una persona afflitta da autismo potesse guarire e quindi incassare soldi che non le spettano; le famiglie sono costrette ad anticipare le spese di tasca propria (si tratta di cifre annuali che raggiungono talvolta i quattro zeri) e ad attendere poi il rimborso per un tempo imprecisato; i fondi stanziati sono sempre più esigui e sovente si arenano nelle secche della burocrazia statale; nulla viene investito (in particolare nel Sud) per la realizzazione di strutture pubbliche mirate al cohousing (unica forma efficace di inclusione sociale e sviluppo delle autonomie); si prosegue, di converso, a incoraggiare il ricovero in centri sanitari (le Rsa) talora privati e foraggiati da convenzioni con gli enti pubblici.
La Regione Campania, per citare un esempio, quest’anno non ha ancora restituito le somme che le famiglie hanno anticipato e nemmeno si sa quando ciò potrà accadere. 

La risposta ufficiale è che il governo nazionale non ha erogato il denaro ma anche Roberto Fico e la sua giunta non hanno provveduto ad anticiparlo dal proprio bilancio. Sta di fatto che questo calvario si ripete identico a se stesso appena s’avvicina la scadenza e manca una programmazione in grado di garantire ai disabili i soldi necessari per costruirsi una vita sociale degna di tale nome. Senza contare, inoltre, che nel Mezzogiorno non esistono centri pubblici destinati al cohousing e che tale attività è demandata esclusivamente ad associazioni private, con costi proibitivi dato che bisogna assicurare giorno e notte la presenza di personale specializzato.
Lo so, qualcuno si chiederà: ma cosa c’entra tutto questo con Alex Zanardi? C’entra eccome, perché se è vero che qualunque vita può diventare meravigliosa, come ha detto Niccolò ai funerali del padre, è altrettanto vero che bisogna creare i presupposti affinché ciò avvenga. La fiera dell’ipocrisia dura il tempo breve di un commiato, poi si levano le tende e tutti a casa. La risata di Alex e la sua incrollabile fiducia sono costruzioni d’amore in cui, scriveva Ivano Fossati, «si mescola il sangue col sudore, se te ne rimane». Ecco, è dentro questi piccoli appartamenti con finestre affacciate sull’orizzonte che i disabili sognano d’abitare un giorno. Con quel sorriso lieve che sa di vento tra i capelli e speranza nello sguardo.

5 maggio 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Editoriali e commenti di oggi di Enzo D'errico

Per Alex una legge, non parole

Martedì 5 maggio 2026 di Gian Antonio Stella

L’Italia non impara la lezione di Proust

Martedì 5 maggio 2026 di Vincenzo Trione

Se nell'arte la Storia finisce per schiacciare il presente

Martedì 5 maggio 2026 di Paolo Fallai

Utile, un alleato prezioso e comodo da trattare con la giusta distanza

Martedì 5 maggio 2026 di Goffredo Buccini

Il dilemma di Israele

Martedì 5 maggio 2026 di Federico Rampini

Trappola reciproca

Martedì 5 maggio 2026 LEGGI TUTTI

Gli approfondimenti e gli editoriali sui principali temi di attualità, politica, economia e costume curati dalle firme più prestigiose del Corriere della Sera. Scopri opinioni e commenti sui fatti del giorno.

Le Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione

Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.

Iscriviti

Condividi questo articolo