Obey: «Napoli straordinaria miscela di antico e contemporaneo, bellezza e ruvidità»
Corriere della Sera - Cultura

Obey: «Napoli straordinaria miscela di antico e contemporaneo, bellezza e ruvidità»

Martedì 5 maggio 2026
3 visualizzazioni

L'artista anti-Trump a Napoli con Power to the People alle Gallerie d'Italia, un’esposizione dedicata ai temi della pace, della giustizia sociale e della propaganda, ma realizza anche un murale a Ponticelli

Pensioni, perché la metà degli italiani prende «troppo»: chi sono i 7,2 milioni che ricevono senza aver versato abbastanza (o niente)

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Obey: «Napoli straordinaria miscela di antico e contemporaneo, bellezza e ruvidità»

di Francesca Menna

L'artista anti-Trump a Napoli con Power to the People alle Gallerie d'Italia, un’esposizione dedicata ai temi della pace, della giustizia sociale e della propaganda, ma realizza anche un murale a Ponticelli

Shepard Fairey, in arte Obey, arriva a Napoli con Power to the People alle Gallerie d'Italia, un’esposizione dedicata ai temi della pace, della giustizia sociale e della propaganda. Ma la presenza dell’artista si estende oltre le sale delle Gallerie d’Italia con due interventi pubblici: il murale Third Eye Open Peace a Ponticelli, in via Carlo Miranda 15, e un’opera raffigurante una colomba e una rosa sulla scalinata monumentale della Chiesa di Donnaregina Nuova, futura Casa dei Giovani. Entrambi ruotano attorno al tema della pace. Non è una novità per l’artista americano, da sempre abituato a trasformare l’arte urbana in linguaggio di critica sociale. Anche il nome scelto, Obey, “obbedisci”, nasce come provocazione. È l’invito a fare esattamente il contrario, esercitando pensiero critico e spirito di dissenso. «Viviamo immersi nel rumore e nelle distrazioni – ha detto durante l’inaugurazione– ma osservare, elaborare e pensare sono pratiche di cui abbiamo tutti più bisogno».

È la sua prima volta a Napoli. Che impressione le ha fatto la città?

«Sì, è la mia prima volta qui. Le mie opere erano già arrivate a Napoli dieci anni fa, ma io non ero presente. Quello che mi colpisce è che Napoli è una straordinaria miscela di antico e contemporaneo, di bellezza e ruvidità. È una città fatta di contrasti che convivono naturalmente, e questo mi piace molto».

Cosa l’ha colpita di più dal punto di vista visivo?

«Amo la diversità e l’energia di questa città. Per chi viene dalla street art, Napoli è incredibile: ci sono architetture straordinarie, insegne, vecchi manifesti, tracce del tempo, superfici consumate, castelli. Sono salito anche a Sant’Elmo per vedere la città dall’alto: è davvero spettacolare».

Ha percepito elementi del contesto sociale e politico vicini alla sua ricerca artistica?

«Per comprendere davvero il contesto socio-politico di Napoli dovrei trascorrere qui più tempo. Ma è chiaro che, come in molte città, esiste una gerarchia economica. Il grande murale che ho realizzato si trova in un quartiere che ha vissuto difficoltà economiche e problemi di criminalità. Credo che l’arte possa contribuire a restituire orgoglio e nuova energia a un territorio».

Quanto è importante per lei lavorare in quartieri meno centrali?

«Molto. Sono felice di aver realizzato un’opera in una zona meno privilegiata. Cerco sempre di chiedermi se questo tipo di interventi produca un cambiamento sano. È positivo che i luoghi migliorino, ma se questo significa gentrificazione ed espulsione delle persone più vulnerabili, allora non è un processo sano».

Perché ha scelto proprio Ponticelli per il nuovo murale?

«Ho scelto Ponticelli perché è un’area in cui esiste già un programma dedicato ai murales ed è un luogo molto autentico, molto street, vicino alle mie radici. Mi piaceva l’idea di lavorare lì. Fare qualcosa che possa dare orgoglio a un quartiere che riceve meno attenzione mi sembra importante».

Vai a tutte le notizie di Napoli

Iscriviti alla newsletter del Corriere del Mezzogiorno Campania

5 maggio 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Giù Palazzo Fienga, Paolo Siani: «Qui perché Giancarlo veda attraverso i miei occhi»

Il fratello del giornalista ucciso dalla camorra per aver denunciato i traffici del clan Gionta

Hai una storia da segnalare sul tuo territorio?

ScriviciIscriviti alla newsletter

Corriere del Mezzogiorno

Le news principali sul Mezzogiorno
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione

IscrivitiLA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo