A Bolzano l’arte di Giovanna Da Por Sulligi: l’intelligenza artificiale si fa visione
Il palazzo della Cassa di Risparmio di Bolzano ospita la mostra, l'artista: «Mio papà mi portava a vedere mostre quando ero molto piccola e rimanevo incantata»
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
A Bolzano l’arte di Giovanna Da Por Sulligi: l’intelligenza artificiale si fa visione
di Silvia M.C.SenetteIl palazzo della Cassa di Risparmio di Bolzano ospita la mostra, l'artista: «Mio papà mi portava a vedere mostre quando ero molto piccola e rimanevo incantata»
L’alfabeto artistico di Giovanna Da Por Sulligi di Bolzano è un rebus: gatti meccanici che osservano il mondo, robot che arrancano sotto il sole, tende da campo pesanti come memorie di guerra, sagome femminili impresse nel plexiglass. C’è «l’oro che non sta mai fermo», «il blu che sprofonda» e l’omaggio a Rauschenberg, un ombrello piantato nel bracciolo di una poltrona, che diventa «manifesto di libertà». La mostra Intelligentia Artificialis in feriis et plura (l’intelligenza artificiale in vacanza e altro), viene inaugurata nel Palazzo della Cassa di Risparmio di piazza Walther a Bolzano, ed è un diario di bordo tra l’isola di Stromboli e lo studio di via Fago a Bolzano, dove da oltre 40 anni l’artista trasforma i «pensieri pesanti» in visioni audaci.
Un linguaggio proprio
«Sono nata con la matita in mano. Mio papà mi portava a vedere mostre quando ero molto piccola e rimanevo incantata: mi indicava gli studi degli artisti all’ultimo piano dei palazzi in piazza Domenicani e io sognavo - ricorda -. Non giocavo con le bambole: ero sempre al tavolo a disegnare. L’arte mi ha accompagnata anche durante gli anni di insegnamento al liceo Torricelli. Cercavo di coinvolgere ragazze e ragazzi con la storia dell’urbanistica e dell’architettura. Facevo lezioni con le diapositive, in quegli anni di piombo così pesanti, cercando di aprire un orizzonte verso il bello».
Nei primi anni ’80, la spinta a dedicarsi totalmente alla pittura, un’urgenza che ha portato Giovanna Da Por Sulligi a confrontarsi con richieste prestigiose, come le quattro lunette per Castel Mareccio. E con progetti civili. «Il punto di svolta è stato il Progetto Feminae, nel 2004 - racconta l’artista -. Volevo parlare della fatica delle donne, della loro forza, ma anche della violenza: un dovere morale che sento ancora oggi come urgenza. Uso materiali antitetici come il plexiglass, freddo e industriale, e la carta velina, delicata, resa potente dalle resine. Il mio è un figurativo semplificato, metafisico, dove snobbo la prospettiva accademica che è una finzione dello sguardo - spiega -. Uso un linguaggio mio. In questa mostra ho voluto dare all’intelligenza artificiale un ego, una personalità bizzarra. L’ho immaginata mentre si prende un momento di pausa in cui fa cose inutili per puro vezzo, come aprire un ombrello di pizzo quando non piove. È una chance di libertà anche per la tecnologia».
LEGGI ANCHEErwin Seppi in mostra: «Scatto con lo smartphone perché rappresenta il nostro rapporto con il postmoderno»di Martina Dei Cas
Il magico mondo di Evelyn Wang: la mostra «Sweet Landscape» tra pittura, scrittura, moda, ironia, gioco e performancedi Silvia M. C. Senette
«LanaLive 2026», il festival di ricerca che trasforma i luoghi in una «topografia delle emozioni»di Silvia M.C. Senette
Animali meccanici
Il legame tra l’astrazione concettuale e la realtà quotidiana si fa stringente nelle opere più recenti, in cui l’AI smette di essere un algoritmo per farsi personaggio errante, tra citazioni letterarie e memorie familiari. «C’è un quadro in mostra ispirato al romanzo di mio marito Alberto “In cammino sulla strada per Tarascona”: ho trasformato quella figura in un robot che arranca sotto il sole con tutti gli attrezzi per dipingere sulle spalle. Mi stimola moltissimo anche il vulcano di Stromboli, una bestia viva che ogni tanto ti fa prendere paura ma che ti carica di energia; quando vedi quelle enormi teste umanoidi che vengono fuori dalle nuvole scure delle esplosioni, capisci che la natura è implacabile e tutto si rigenera in altra cosa. Ho inserito spesso gatti e volpi meccaniche nel mio lavoro perché mi aggancio alla transavanguardia di Bonito Oliva: cerco di esprimere pensieri, uso l’oro perché “si muove”, ha un’aura magica, e il rosso che si dilata, cercando di portare a riflettere».
Energia creativa
A quasi ottant’anni, li compie il 4 luglio, l’energia creativa è alimentata da una curiosità che spazia dalle neuroscienze alla meditazione, al recupero di vecchie stoffe di famiglia per creare mandala: «Dipingere mi aiuta a vivere, a non sentire i problemi: la voglia di andare in studio mi tira fuori da tutto. Leggo moltissimo per allargare i miei orizzonti, ma sono i quadri di grandi pittrici e pittori e le architetture in giro per il mondo a ispirarmi davvero. In futuro continuerò a indagare l’intelligenza artificiale perché è qualcosa di incredibile, senza limiti, proprio come la mia testa, che non smette di produrre pensieri. Spero che chi guarda questi lavori senta la bellezza del colore e provi il desiderio di capire, godendosi ogni dettaglio, dalle scarpette rosa del robot alla foglia appoggiata su un libro».
5 maggio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA