Un albero, la scritta in inglese e un coro tradizionale: svelato il contenuto del Padiglione russo alla Biennale di Venezia
Venezia, il curatore ha programmato un calendario di micro-eventi solo per quattro giorni. Poi le porte saranno chiuse: gli spettatori si dovranno accontentare di osservare le performance dalle finestre
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Un albero, la scritta in inglese e un coro tradizionale: svelato il contenuto del Padiglione russo alla Biennale di Venezia
di Sara D'AscenzoVenezia, il curatore ha programmato un calendario di micro-eventi solo per quattro giorni. Poi le porte saranno chiuse: gli spettatori si dovranno accontentare di osservare le performance dalle finestre
(Foto grande Pattaro\Vision)
I primi sono i sette componenti del coro folkloristico Toloka ensemble: partono accordando le loro voci con ampi sospiri, terminano con un coro tradizionale russo che più russo non si può. Tutto intorno fiori messi a comporre un grande albero al centro: l’albero che dà il titolo al Padiglione, «Radicato nel cielo». Dopo tanto parlarne e dopo tante polemiche che non sono ancora finite e che hanno mangiato tutta l’attenzione sull’arte, alle 10 precise del 5 maggio l’ingresso nel Padiglione della Federazione Russa è «un incontro presso l’albero», come spiega il libretto azzurro che si trova all’ingresso dello spazio progettato dall’architetto Alexej Shchusev. L’arte sarà solo arte, ma qui tutto sembra parlare di politica.
«Oggi parla l'arte»
In un cestone all’ingresso, di quelli che si trovano nei supermercati, un cartello pubblicitario recita: «Zero euro». Dentro tanti vestiti che si possono portare via liberamente, abiti tradizionali russi ma anche t-shirt, che alcuni artisti hanno reso unici con il loro segno grafico. Su diversi c’è il leone della Biennale e il simbolo della schermata del telefono. La scritta è eloquente: «Biennale is calling. Decline. Are you sure? Accept. And Must Go»: «La Biennale chiama» e due opzioni: rifiuti, ma sei sicuro? O accetti e vai! Dal folklore intanto l’arena centrale si è trasformata in una discoteca techno. La commissaria Anastasia Karneeva declina ogni invito a parlare oltre al post fatto ieri: «Oggi parla l’arte». La polizia, discreta, entra ed esce e fuori un addetto della security segue con l’occhio chi entra e chi esce, ma non c’è quell’effetto militarizzazione che ci si poteva aspettare. L’addetto stampa, «per scelta curatoriale», indossa una maschera tribale. «Questo cestone – spiega – è un modo degli artisti per scambiare qualcosa col pubblico. Voi siete venuti, gli artisti vi invitano a prendere qualcosa di loro».
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Le performance e le proteste
Nel catalogo ufficiale della 61esima Esposizione d’Arte della Biennale la Russia non compare, per scelta è stato spiegato, viste le tante polemiche e le tante situazioni ancora sub-iudice. Ma nessun problema: all’ingresso del Padiglione si trova l’aggiunta preparata dalla Russia: una pagina del catalogo da inserire tra uno Stato e l’altro. Al piano superiore un’altra arena e tre video, ma soprattutto un bar che serve – gratis per i primi quattro giorni di vernici – Prosecco e naturalmente Vodka. Il 6 alle 17 l’inaugurazione e fino all’8 le registrazioni delle performance. Poi dal 9 il Padiglione sarà chiuso, ma alcune delle performance resteranno visibili spiando dalle finestre, che rimarranno aperte. Le proteste cominceranno già il 6 dalle 10 alle 13 con una parata davanti ai Giardini, poi l’arrivo delle Pussy Riot, da sempre dissidenti al governo di Putin.
L'installazione dell'artista ucraina
A neanche venti metri dal Padiglione «The Origami Deer», l’installazione dell’artista ucraina Zhanna Kadyrova è sospesa sopra un camion a simboleggiare la precarietà di uno Stato assediato da quattro anni di invasione: «I russi sono tornati? – dice l’artista -. Non se ne sono mai andati. Hanno cominciato mettendoci la Bolivia. Nessuno ha detto niente e oggi sono qui vicino a noi, hanno una potenza di fuoco e di soldi che noi non abbiamo, ma dobbiamo continuare a resistere».
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5 maggio 2026 ( modifica il 5 maggio 2026 | 16:50)
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