Napoleone Bonaparte a Torino, il mistero del tesoro sepolto sotto il ponte Vittorio Emanuele I
Fu il condottiere francese a volere il ponte davanti alla chiesa della Gran Madre, poi ribattezzato al ritorno dei Savoia. Nelle fondamenta sarebbe murato un cofanetto pieno di antiche medaglie, targhe e cimeli
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Napoleone Bonaparte a Torino, il mistero del tesoro sepolto sotto il ponte Vittorio Emanuele I
di Paola StroppianaFu il condottiere francese a volere il ponte davanti alla chiesa della Gran Madre, poi ribattezzato al ritorno dei Savoia. Nelle fondamenta sarebbe murato un cofanetto pieno di antiche medaglie, targhe e cimeli
«Ei fu»: così Alessandro Manzoni apriva l’ode Il cinque maggio, composta nel 1821 alla notizia della morte di Napoleone Bonaparte sull’Isola di Sant'Elena. Un celebre attacco che fissa nella memoria collettiva la fine di un protagonista assoluto della storia europea. Ma Napoleone ha lasciato a Torino un segno tangibile e ancora perfettamente leggibile nel tessuto urbano: il Ponte Vittorio Emanuele I, che unisce scenograficamente Piazza Vittorio Veneto alla Gran Madre di Dio.
Il ponte di Napoleone
Nel 1807, durante la dominazione francese che scalzò i Savoia tra il 1800 e il 1814, su suo volere venne abbattuto l’antico ponte quattrocentesco sul Po, sostituito dal progetto di una nuova struttura monumentale, lunga 150 metri e larga 13, destinata a incarnare la modernità del nuovo dominio. A rappresentare l’imperatore alla posa della prima pietra, nel novembre 1810, era il principe Camillo Borghese, governatore del Piemonte e marito della sorella di Napoleone, Paolina Bonaparte. Il ponte, progettato da Claude La Ramée Pertinchamp e realizzato dall’ingegnere Charles Mallet, reca ancora oggi un’impronta stilistica precisa: sobrio, regolare, «parigino» nella sua eleganza.
Il forziere dell'Imperatore
Pare che durante i lavori di costruzione, secondo le cronache dell’epoca, venisse compiuto un gesto abituale nelle costruzioni di questo tipo: murare nelle fondamenta un deposito commemorativo destinato ai posteri. All’interno di uno dei piloni sarebbe stato così sigillato un cofanetto dal contenuto accuratamente inventariato: medaglie delle campagne napoleoniche — dall’Egitto ad Austerlitz fino a Jena — in oro, argento e bronzo; monete francesi; un metro d’argento, simbolo del nuovo sistema metrico decimale; targhe commemorative con dediche ufficiali e piccoli oggetti legati alla fondazione del ponte. Il deposito, inglobato nella struttura stessa del pilone, trasformerebbe il ponte in una vera e propria capsula del tempo. Poi, nel 1814, la caduta di Napoleone e il ritorno dei Savoia. Vittorio Emanuele I si trovò di fronte a quell’opera moderna ma ingombrante, segnata dal ricordo del dominatore sconfitto. Decise di non distruggerla, bensì di completarla. Si disse allora che i torinesi, attraversandola, avrebbero calpestato ogni giorno un manufatto francese. Oggi il ponte porta il nome del sovrano sabaudo. La sua statua, posta davanti alla Gran Madre, guarda verso il ponte e verso la piazza, mentre la grande iscrizione sulla facciata della chiesa celebra il ritorno del re. Eppure, sotto le arcate, qualcosa del periodo napoleonico resiste ancora: quel piccolo tesoro murato, invisibile ma forse intatto, sopra il quale, ogni giorno, la città continua a passare, mentre il Po scorre lento.
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5 maggio 2026 ( modifica il 5 maggio 2026 | 15:13)
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