Nicolò Govoni arriva a teatro sociale di Trento con la sua biografia: «Non un'epica personale ma un nuovo approccio al mondo»
«L’uomo che costruiva il futuro» racconta un viaggio che lo porta in India, nei campi profughi e infine a fondare l’organizzazione no profit «Still I Rise» insieme a Giulia Cicoli e Sarah Ruzek
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Nicolò Govoni arriva a teatro sociale di Trento con la sua biografia: «Non un'epica personale ma un nuovo approccio al mondo»
di Sara Santolini«L’uomo che costruiva il futuro» racconta un viaggio che lo porta in India, nei campi profughi e infine a fondare l’organizzazione no profit «Still I Rise» insieme a Giulia Cicoli e Sarah Ruzek
C'è un momento, a teatro, in cui la narrazione smette di essere racconto e diventa chiamata. Accade in «L’uomo che costruiva il futuro», pièce di e con Nicolò Govoni, con la regia di Gioia Battista, produzione Corvino Produzioni, in scena giovedì 7 maggio alle 20.30 al Teatro Sociale di Trento. La biografia di Nicolò Govoni portata in scena, ma anche un attraversamento umano che chiede a chi arriva a teatro di prendere posizione: il teatro diventa luogo di impegno e responsabilità condivisa. Govoni parte da lontano, da quell’etichetta di giovane «difficile» che nell’adolescenza gli era stata appiccicata addosso. A dispetto di questo stigma, a vent’anni, compie una scelta radicale: lasciare tutto per inseguire un’idea semplice e rivoluzionaria, garantire istruzione e dignità ai bambini più vulnerabili.
La storia di «Still I Rise»
Inizia così un viaggio che lo porta in India, nei campi profughi e infine a fondare l’organizzazione no profit «Still I Rise» insieme a Giulia Cicoli e Sarah Ruzek. Lo spettacolo segue questa traiettoria, non celebra Govoni, ma la sua umanità: la fatica, gli errori, le contraddizioni che lo accompagnano mentre il lungo periodo di volontariato, le condizioni estreme nei campi profughi, le resistenze burocratiche e culturali diventano materia di racconto. Eppure, mattone dopo mattone, quella che era solo un’idea diventa qualcosa di concreto: scuole in Yemen, Siria, Kenya, Repubblica Democratica del Congo e Colombia, luoghi di eccellenza dove educazione significa anche consapevolezza, bellezza, gioia. Il cuore del progetto è proprio qui: un «metodo» che ribalta la prospettiva assistenziale e rimette al centro la persona. Non beneficiari, ma studenti e studentesse, un impegno per l’emergenza e per il futuro. Le scuole aperte tra Grecia, Yemen, Siria, Kenya, Repubblica Democratica del Congo e Colombia ne sono testimonianza. «I Still I Rise» è la prima realtà non profit a offrire gratuitamente il percorso di International Baccalaureate a profughe e profughi minorenni.
Lontano dall'epica personale si racconta la responsabilità collettiva
Sul palco, Govoni non costruisce un’epica personale, ma una responsabilità collettiva. La candidatura al Premio Nobel per la Pace nel 2020 resta sullo sfondo, come un riconoscimento che conta meno del lavoro quotidiano. Ciò che emerge è piuttosto una domanda implicita: cosa significa, oggi, scegliere di agire? La regia di Battista accompagna questa domanda, evitando la retorica e lasciando spazio al testo. Ne nasce uno spettacolo asciutto, diretto, che trova la sua forza nella sincerità del racconto. L’uomo che costruiva il futuro non offre consolazioni. Propone un modello possibile, imperfetto ma concreto, suggerisce che quel viaggio fatto di ostacoli, tentativi, visioni non appartiene solo a chi sale sul palco. È un percorso che riguarda tutte e tutti, ogni volta che si decide per il proprio impegno nel mondo.
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5 maggio 2026
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