Venezia, l’apertura della Biennale fra le tensioni internazionali: padiglione russo blindato e protesta contro Israele. «L'arte batte ogni prepotenza»
Pre apertura della mostra dopo lo scontro tra governo e fondazione per il padiglione di Mosca. Il sindaco Brugnaro media: spero in un abbraccio tra il ministro Giuli e il presidente Buttafuoco
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Venezia, l’apertura della Biennale fra le tensioni internazionali: padiglione russo blindato e protesta contro Israele. «L'arte batte ogni prepotenza»
di Vera MantengoliPre apertura della mostra dopo lo scontro tra governo e fondazione per il padiglione di Mosca. Il sindaco Brugnaro media: spero in un abbraccio tra il ministro Giuli e il presidente Buttafuoco
Il sindaco di Venezia Brugnaro e il presidente della Biennale Buttafuoco (foto Toniolo/Errebi)
Tra un elogio al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e un placet al ministero della Cultura e all’Unione Europea, il sindaco Luigi Brugnaro cerca di riportare la pace in Laguna con Roma. «Ministro Alessandro Giuli, vieni a Venezia, ti aspettiamo — ha ribadito più volte lunedì 4 maggio, alla preapertura a Forte Marghera della 61ª Biennale di Arte In Minor Keys —. Sono d’accordo sulla posizione del Governo e dell’Europa che hanno voluto verificare che non ci fosse nulla di illegale, ma ora credo che un abbraccio tra Giuli e Buttafuoco potrebbe essere una cosa bella e di grande intelligenza». Dal canto suo e con il suo stile, il presidente della Biennale è tornato a difendere l’arte contro ogni censura. «Siamo nell’età della forza, una forza che non ci permette di vedere oltre l’orizzonte, in cui ci è negata la possibilità di vedere il futuro — ha detto —. Ma siamo immersi in una realtà sociale viva e a nutrirci di arte perché l’arte ha una potenza ancora maggiore di ogni prepotenza». Tradotto: potete mandarci ispettori, chiederci di visionare ogni carta, minacciarci di pagare penalità, ma l’arte alla fine avrà sempre la meglio perché l’arte vince su ogni angheria. Insomma, un’ode all’arte con stoccata a chi s’impiccia.
Alla Biennale Salvini e le Pussy Riot
Il sindaco ha cercato anche di sgonfiare gli attacchi alla gestione della cultura del centrodestra, scatenati dall’opposizione dopo il licenziamento di Beatrice Venezi dalla Fenice e la battaglia fatta di frecciatine infuocate tra Giuli e Buttafuoco sulla questione della presenza del Padiglione Russo ai Giardini. «Chi crede che la cultura sia di destra o di sinistra è una mente debole — ha detto —. Si parla di persone libere che pensano in modo libero. Ringrazio Buttafuoco che è una di quelle, lo ringrazio per il suo coraggio». Di sicuro alla Biennale verrà il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini che ha fatto sapere che visiterà ogni padiglione, senza distinzioni. Oggi iniziano i quattro giorni di vernice della mostra internazionale che si preannuncia come una delle edizioni più polemiche di sempre, a partire dalla presenza, domani, di Nadia Tolokonnikova, una delle Pussy Riot condannata con altre attiviste per l’opposizione a Putin, e dalla protesta contro Israele, prevista venerdì.
Padiglione russo «blindato»
Intanto dal Padiglione russo, fino a lunedì popolato di artisti e operai dopo quattro anni di chiusura, il diktat è quello di non parlare con nessuno. Da oggi gli artisti cominceranno a registrare la performance The Tree is Routed in the Sky. Finita la registrazione il Padiglione verrà chiuso fino al 22 novembre e quindi i visitatori potranno vedere la performance su maxischermi all’esterno e votarla per il Leone dei Visitatori. Su Instagram la commissaria Anastasia Karneeva, contestata da chi la ritiene collegata alla propaganda russa del Cremlino, smorza: «Vorrei che nei prossimi giorni l’arte fosse l’unica voce. Vorrei ringraziare la Biennale per aver sostenuto l’idea di avere tutti i padiglioni e chi sostiene che l’arte deve rimanere indipendente. Ogni padiglione è un luogo di scambio di conoscenze e in un padiglione chiuso nulla può crescere».
Il supporto all'Ucraina
Che l’Italia e Venezia siano dalla parte dell’Ucraina ha voluto sottolinearlo ancora una volta il sindaco, ricordando il gemellaggio tra la città lagunare e Odessa e la posizione del governo. «Se però vogliamo davvero la pace, come ha anche chiesto Papa Leone — ha proseguito Brugnaro che tra venti giorni finirà i due mandati da sindaco — bisogna creare occasioni di incontro e sedersi al tavolo con il tuo nemico. Questa occasione può essere la cultura e Venezia è sempre stata centro di grande diplomazia».
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