Il Veneto capitale del cinema nel libro di Gian Piero Brunetta: «Da Olmi a Mazzacurati. Una lanterna magica»
Esce il saggio «Veneto capitale del cinema e della visione» (Ronzani) del professore padovano: una terra punto di irradiazione di forme di spettacolo
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Il Veneto capitale del cinema nel libro di Gian Piero Brunetta: «Da Olmi a Mazzacurati. Una lanterna magica»
di Sara D'AscenzoEsce il saggio «Veneto capitale del cinema e della visione» (Ronzani) del professore padovano: una terra punto di irradiazione di forme di spettacolo
Gian Piero Brunetta
C’è un prima e un dopo nell’approccio di Gian Piero Brunetta alla storia della visione. Lo spartiacque è un romanzo, Storia di Tönle di Mario Rigoni Stern, anno 1978. «Scopro questo personaggio che nasce ad Asiago ma fa parte di un’enorme schiera di ambulanti che girano per l’Europa a vendere stampe e sono legati alla storia della visione di cui cominciavo proprio allora ad occuparmi. È un’illuminazione». Brunetta, storico e critico cinematografico, professore ordinario di Storia e critica del cinema all’Università di Padova, capisce allora che l’occhio va spostato un po’ più in là, il cannocchiale va puntato sul passato a inquadrare il pioniere per eccellenza, Galileo Galilei. Alla storia della visione e al ruolo di primo piano giocato dal Veneto è dedicato il suo ultimo libro, Veneto capitale del cinema e della visione. Dal cannocchiale di Galileo al cinema di Mazzacurati (per Ronzani editore, pagg. 438, euro 34), una raccolta di saggi che seguono l’evoluzione dell’atto del vedere attraverso alcune figure che diventano archetipi: da Galileo a Rigoni Stern, da Ermanno Olmi a Carlo Mazzacurati, da Renato Casaro a Donato Sartori.
Brunetta, lei assegna al Veneto un ruolo centrale nella storia della visione.
«Ha avuto un ruolo determinante in questa storia secolare che parte da Galileo e dall’invenzione del cannocchiale, che ha mutato anche il modo di trasmettere la scienza. Da lì mi sono imbattuto negli spettacoli di “mondo nuovo”, la lanterna magica, nel primo laboratorio scientifico di studio della scienza fisica dell’Università di Padova, quello di Giovanni Poleni. Il Veneto nelle forme scientifiche spettacolari mi appariva così sempre più il punto di irradiazione di forme di spettacolo popolare che entrava nella testa della gente grazie ai venditori ambulanti di stampe come Tönle Bintarn».
La piccola storia fa la grande storia.
«Ho cercato di dare nome e identità a questi personaggi trovati negli archivi parrocchiali o nelle suppliche al Papa. Piccole figure che però hanno lasciato un’impronta importante nell’immaginario collettivo. E comunque la rigirassi il Veneto tornava sempre al centro».
Nel suo libro Asiago è luogo dell’anima e centro culturale. Perché?
«È stata una piccola Atene grazie alla confluenza in un certo momento di importanti personalità. Alla fine degli anni ‘70 c’era una piccola comunità fondata dall’amicizia tra Ermanno Olmi e Rigoni Stern, più Tullio Kezich e Alberto Soffientini, il produttore cinematografico milanese con cui fondarono la casa di produzione “22 Dicembre”: il gruppo che per oltre 15 anni pensò di poter realizzare il film tratto dal Sergente nella neve di Rigoni Stern, che invece non si fece mai. L’idea di Olmi con la “22 Dicembre” era che Roma non dovesse essere necessariamente l’unico luogo di produzione del cinema».
Tra Rigoni Stern e Mazzacurati c’è più di un legame.
«Mazzacurati mi chiese di fare un progetto su modello di quello che Giuseppe Tornatore realizzò per il cinema in Sicilia. Dissi che sarebbe stato bello intervistare tutti gli intellettuali del Veneto, da Rigoni Stern a Paolini; questo gli ha fatto scaturire l’idea dei ritratti ai tre scrittori - Rigoni Stern, Meneghello, Zanzotto, ndr -. Ha conosciuto Paolini e ha abbandonato il mio progetto e per fortuna è nata la Jolefilm e i suoi Ritratti memorabili. Non ho avuto nessun dispiacere, perché ho avvertito che stava nascendo una cosa molto importante».
Ancora oggi Mazzacurati è un punto di riferimento anche per giovani cineasti come Francesco Sossai. Perché?
«Il Veneto non ha avuto un cantore se non Mazzacurati: ha avuto migliaia di registi che l’hanno messo in scena, usato come sfondo teatrale o drammaturgico ma nessuno che sentisse che il paesaggio era subito un protagonista come è stato Mazzacurati, per il quale il paesaggio era vivo, non era una scenografia aggiunta e intercambiabile. Dal Toro a Sei Venezia, ha uno sguardo sulla laguna o sul Delta del Po che altri non hanno. È questa la sua eredità. E nel film Le città di pianura di Sossai ho ritrovato lo spirito del primo film di Mazzacurati I Vagabondi, un road movie con personaggi squinternati, che conquistano una loro ragion d’essere. Nell’anima del paesaggio, i personaggi di Sossai, insieme alla bruttezza e al degrado, trovano anche la bellezza e il desiderio di vivere, seppure autodistruttivo».
Democrazia e censura, al cinema “Yellow Letters” racconta la vita di una coppia di intellettuali nella Turchia di oggidi Sara D'Ascenzo
Giampaolo Manca, dalla Mala del Brenta al cinema: «Sul set interpreto un prete. Il mio passato? Non lo posso cancellare, ma mi riscatto facendo del bene»di Michela Nicolussi Moro
«Un anno di scuola»: il film che racconta la Gen Z e una Trieste lontana dagli stereotipidi Sara D'Ascenzo
Alvise Marascalchi, l'attore di «Un passo dal cielo» e «Tempi supplementari»: «Il primo provino a 8 anni. Recito e studio, ma il liceo è la mia priorità»di Piero Di Domenico
Vai a tutte le notizie di Padova
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto
4 maggio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Treviso in Rosa»: la corsa tutta al femminile invade la città con 10mila pertecipanti
L'informazione nella tua mailCorriere del Veneto
Le news principali sul Veneto
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione