Biennale di Venezia, ultimi ritocchi ai padiglioni: lettera contro il Leone d’oro Sokurov
Dalle Pussy Riot all’Oscar Talankin: esclusi i perseguitati russi. Buttafuoco: so di essere solo
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Biennale di Venezia, ultimi ritocchi ai padiglioni: lettera contro il Leone d’oro Sokurov
di Gloria BertasiDalle Pussy Riot all’Oscar Talankin: esclusi i perseguitati russi. Buttafuoco: so di essere solo
Cantieri aperti ai Giardini (anche al Padiglione Russia dove sono arrivati alcuni dei suoi artisti) e all’Arsenale tra creativi e operai al lavoro ad allestire spazi e opere. Perché «dietro le quinte — dice la Biennale in calce a un video sui lavori in corso — ogni dettaglio è fondamentale per accordare i Giardini, l’Arsenale e Venezia sulle “frequenze delle tonalità minori”», quelle cioè di In Minor Keys, il tema dell’Esposizione. I tempi stringono (da mercoledì le vernici, compresa quella della Russia in calendario alle 17) e le polemiche impazzano (sempre mercoledì, ai Magazzini del Sale, l’ultima assemblea per il corteo anti-Israele di venerdì). Nelle prossime ore, tra l’altro, il ministero della Cultura dovrebbe pronunciarsi sull’esito delle ispezioni, anche se da via del Collegio Romano ha già precisato: «Non c’è alcuna intenzione di commissariare la Biennale».
La «lettera aperta»
Nel frattempo, sulla scrivania del presidente Pietrangelo Buttafuoco è pervenuta un’altra lettera contro la Russia e la tre giorni che la Fondazione dedica a pace e dissenso. A firmarla, gli stessi che gli avevano scritto all’indomani dell’annuncio che il Padiglione avrebbe riaperto, dopo quattro anni, per chiedere il dietrofront della Fondazione. Ora ci riprovano con una «lettera aperta» in cui, oltre a contestare la presenza russa, si boccia il programma de «Il dissenso e la pace», i tre incontri di «riflessione e approfondimento» ospitati a Ca’ Giustinian mercoledì, giovedì e venerdì. «Non si riduca il dissenso a un cocktail», scrivono, tra gli altri, Nadia Tolokonnikova (fondatrice delle Pussy Riot che hanno annunciato la loro presenza), il regista premio Oscar Pavel Talankin, la presidente e il vicepresidente di Memorial Italia Giulia De Florio e Andrea Gullotta, la scrittrice Elena Kostyoukovitch e l’artista Katia Margolis.
Gli artisti detenuti
In allegato, i nomi dei ventisei artisti detenuti in Russia — ci sono, ad esempio, la regista Anastasia Berezhinskaya condannata a otto anni, il musicista Ivan Ladchenko a undici, l’artista Lydmilla Razumova a sette e il fotografo Grigory Skvortsov a 16 — e i cinque morti in carcere (l’ultimo, Andrei Akuzin è deceduto l’8 aprile a 53 anni). «La sollecitiamo ad aprire l’iniziativa a coloro che sono realmente perseguiti per il loro dissenso e onorare il lascito del 1977 (anno della Biennale del Dissenso, ndr) — si legge —. Nel momento in cui la notizia del Padiglione Russia è stata accolta da una decisa opposizione dalla comunità internazionale, il ministro della Cultura manda i suoi ispettori, l’Europa revoca i suoi fondi e la giuria si dimette, una Biennale che sostiene di volere il dialogo non può continuare a ridurlo a una performance superficiale, non può diventare un’altra copertura, un evento messo in scena su inviti mentre coloro che ne pagano il prezzo sono tenuti fuori e ignorati». Contestata la presenza (mercoledì, ore 19) del regista (Leone d’oro nel 2011 con Faust) Aleksandr Sokurov in quanto la sua «è critica tollerata non dissenso».
«Sono solo»
Dalla sua, Buttafuoco su Instagram ha rilanciato un lungo articolo biografico pubblicato sulla rivista statunitense Now Voyager Magazine in cui molto dice di sé extra Biennale. Ma qualcosa trapela: «Sono solo, assolutamente solo», risponde sollecitato sul caos esploso a Venezia. E aggiunge: «Ne sono consapevole».
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