Aperyshow, 150mila persone in una settimana: il festival stile Tomorrowland ora è diventato «grande»
Corriere della Sera - Cultura

Aperyshow, 150mila persone in una settimana: il festival stile Tomorrowland ora è diventato «grande»

Domenica 3 maggio 2026
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Treviso, era iniziato nel 2010 come un piccolo happening di beneficenza in un paese in provincia di Padova, nel tempo è cresciuto esponenzialmente

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Aperyshow, 150mila persone in una settimana: il festival stile Tomorrowland ora è diventato «grande»

di Matteo Marcon

Treviso, era iniziato nel 2010 come un piccolo happening di beneficenza in un paese in provincia di Padova, nel tempo è cresciuto esponenzialmente

Se si chiudono gli occhi per un attimo, ci si lascia accompagnare dalla musica, abbagliare dalle luci e travolgere dall’energia delle migliaia di persone che si muovono tutte attorno, forse l’illusione può essere anche quella di essere catapultati per un attimo in un grande festival europeo. Perché no, quel «Tomorrowland» che per le sue incredibili scenografie da quasi vent’anni è una mecca degli appassionati di elettronica. E invece non siamo in Belgio, ma a Treviso, in zona dogana: qui grazie all’impegno e alla professionalità degli organizzatori, oltre che una buona dose di ambizione da parte del Comune, si finisce di diritto nella geografia dei grandi eventi. Stiamo parlando dell’«Aperyshow». Era iniziato nel 2010 come un piccolo happening di beneficenza in paese, nel tempo è cresciuto esponenzialmente e il suo recente trasloco a Treviso rappresenta un ulteriore salto.

La nuova location

Il passaggio dalla sua sede storica (Arsego, frazione di San Giorgio delle Pertiche nel Padovano, dove ha ottenuto nel 2025 il record di 170 mila spettatori) al capoluogo della Marca non era privo di incognite. «Spostando la location sapevamo di rischiare — commenta Riccardo Checchin, anima ed event manager della manifestazione — ma siamo entusiasti. Treviso ci ha accolti con un’energia incredibile, ben oltre le aspettative. Abbiamo trovato una città pronta, capace di comprendere il valore di un progetto che va oltre il semplice intrattenimento. Passare dai due ettari di Arsego ai nove di Treviso ci ha permesso di creare non solo un festival, ma un parco tematico a 360 gradi, con di luna park e ruota panoramica da 34 metri che è diventata il simbolo di questa edizione».

L'ultima serata

Ci ha messo lo zampino anche il sindaco di Treviso Mario Conte, perché dal naufragio dell’«Home Festival» si era messo alla ricerca di una degna successione. «Il dialogo con i ragazzi di “Aperyshow” si è aperto da prima del Covid — spiegava durante la presentazione dell’evento qualche settimana fa — considero un ottimo risultato quello di aver portato in città, quando i tempi sono stati maturi, un evento di questo livello, capace di promuovere valori positivi, come la condivisione, la socialità, l’impegno e un sano divertimento». Lo rifarete? «Per me è sì — risponde — ma penso sarà soprattutto il pubblico a chiederlo».
Alla vigilia del gran finale, in programma oggi da metà pomeriggio a notte inoltrata (in scaletta anche Ricky Le Roy, Luca Pechino e dj Matrix), è già tempo di bilanci e delle prime stime. L’evento ha occupato la zona dogana per sette giorni. «Nei primi cinque — spiega Checchin — abbiamo già raggiunto le 110 mila presenze, ora abbiamo grandissime aspettative anche per il rush finale: penso che sforeremo il tetto delle 150 mila». L’evento è a ingresso gratuito con registrazione obbligatoria, quindi con i numeri non si può barare. Una testimonianza del successo di questa prima edizione trevigiana arriva anche dai social: «I nostri insight su Instagram — rivela l’organizzatore — attestano 20 milioni di visualizzazioni in una settimana e oltre 30 mila tag richieste».

Mix di generi e solidarietà

Numeri trainati da una line-up che ha saputo mescolare generi e generazioni: dalle icone della house music come la cantante Barbara Tucker, il dj tedesco Tujamo, passando per i pionieri della dance anni 2000 come gli Eiffel 65, Alexia, Marvin & Prezioso. Il richiamo per i giovanissimi è arrivato con i set di Andrea Damante, Cristian Marchi e i trapper Villabanks, Paky e Silent Bob, Chadia Rodriguez. Spesso i testi di questi giovani artisti, legati al mondo delle periferie metropolitane, dove droga, violenza e sesso diventano cliché espressivi, non appaiono particolarmente edificanti. Si è lavorato anche su questo: «Abbiamo sensibilizzato gli artisti sui temi del linguaggio — rivela Checchin — e alcuni di loro, come Villabanks e Silent Bob, hanno deciso di eliminare dalla scaletta brani i cui testi non erano in linea con lo spirito della manifestazione o addirittura di modificarli. È un segnale fortissimo». Dietro ai decibel, le luci stroboscopiche e le attrazioni batte un cuore di pura solidarietà. L’«Aperyshow» è infatti un charity festival: l’obiettivo è raccogliere fondi per finalità sociali (151 mila euro nel 2025). Quest’anno i proventi saranno devoluti alla Fondazione Giulia Cecchettin, alla Fondazione Libra, l’associazione Spaceland, ai Bambini delle Fate, alla Fondazione Solo per Te e Casa Priscilla. Malgrado qualche fisiologico disagio alla viabilità, tutti dicono: buona la prima ed è molto probabile che ci sarà anche una seconda.

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