Indignarsi può fare invecchiare meglio
Prendendo posizione a volte di teme di apparire retrogradi. Invece un po’ di fermezza è necessaria.
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Indignarsi può fare invecchiare meglio
Beppe Severgnini | 2 maggio 2026Prendendo posizione a volte di teme di apparire retrogradi. Invece un po’ di fermezza è necessaria.
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Non esistono antidoti all’età che avanza, soltanto calmanti. Ne suggerisco due, entrambi naturali: collezionare piccoli piaceri possibili e concedersi oneste indignazioni. Concentriamoci su queste ultime. Se lamentarsi è patetico, e protestare è spesso inutile, indignarsi è un esercizio di igiene mentale. Non bisogna esagerare: come ogni medicina, l’indignazione va assunta con cautela. Ma accettare qualsiasi cosa non va bene: fa male al fegato e allo spirito (in quest’ordine).
Ci sono indignazioni sacrosante e doverose. Pensate alla guerra: solo i fanatici e gli stupidi l’applaudono, convinti che la geopolitica sia un videogioco gratuito. L’unica guerra immaginabile è quella difensiva, e solo in mancanza di alternative. Nessuno, tra i pacifisti integrali, mi ha ancora spiegato cosa dovrebbero fare gli ucraini.
Ci sono altre indignazioni minori che tendiamo a introiettare: sappiamo che parlarne è inutile, e temiamo di apparire fuori dal mondo. Ne scelgo una, legata a un fenomeno antico, che sta guadagnando mercato, accettazione e fascino: la prostituzione. Calciatori, ultraricchi, professionisti con famiglia, anche uomini giovani: i media grondano di queste storie, e rifuggono da ogni considerazione sociale o morale.
Affittare il proprio corpo a uno sconosciuto non è un mestiere come un altro. Il sesso è intimo, umido, indimenticabile: possiamo fingere che sia una merce, ma sappiamo che non è vero. Questa consapevolezza è evidente anche nel linguaggio. Parlare di «escort» o «sex worker» è un modo per coprire l’odore dello squallore. Un eufemismo, camuffato dal solito nome inglese: un modo di concedersi attenuanti, da una parte e dall’altra.
Pensate a una bambina cui volete bene, e ditemi: vi augurate una vita così, per lei? Ovviamente no. Ma non c’è il coraggio di dirlo. Si teme di apparire retrogradi. Invece un po’ di fermezza è necessaria. Non verso le ragazze che, spostate dalle strade ai divanetti dei privé, sono le vittime a pagamento (se non se ne sono già accorte, se ne accorgeranno). L’indignazione è verso chi — per interesse, per ignoranza, per leggerezza — finge che tutto questo sia innocuo. Non lo è mai stato, non lo sarà mai.
2 maggio 2026
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