La scrittrice Ryoko Sekiguchi e il libro su fiori ed erbe di Venezia: «La città per me è un albero della vita»
Ospite a «Incroci di Civiltà» con il romanzo sulla natura «vegetale» della laguna. Storia di una botanica dell’Ottocento
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La scrittrice Ryoko Sekiguchi e il libro su fiori ed erbe di Venezia: «La città per me è un albero della vita»
di Francesca VisentinOspite a «Incroci di Civiltà» con il romanzo sulla natura «vegetale» della laguna. Storia di una botanica dell’Ottocento
I profumi, i sapori, la natura nascosta di Venezia, tra calli e isole, nel libro della scrittrice giapponese Ryoko Sekiguchi Venezia millefiori (wetlands). L’autrice ha cercato di raccontare «l’anima vegetale» della città sull’acqua, attraverso l’antico erbario di una botanica dell’Ottocento. Sekiguchi sarà a Venezia a «Incroci di Civiltà» il 16 aprile all’Auditorium Santa Margherita (ore 15). Il romanzo segue il suo viaggio veneziano, tra testimonianze d’archivio, frammenti di erbario, visioni poetiche, scambi epistolari, cartografie sommerse. L’antico erbario ritrovato è legato alla vita delle donne del XIX secolo, fonde realtà e immaginazione. Ryoko Sekiguchi nata a Tokyo, vive a Parigi, è una delle più importanti autrici giapponesi contemporanee. Un «colpaccio» quello della casa editrice veneziana Wetlands, che si è aggiudicata per l’Italia il suo libro già best seller in Francia.
Ryoko Sekiguchi come è nata l’idea di scrivere sui fiori e le erbe di Venezia?
«Quando sono arrivata a Venezia in inverno l’immagine della flora aveva già cominciato a germogliare in me. Era più legata a un’intuizione che a un soggetto, inoltre ignoravo l’ambiente che mi circondava. Vagavo ogni giorno, un po’ alla cieca, per le calli con la speranza che la mia intuizione non fosse del tutto errata...».
Nel periodo in cui ha vissuto a Venezia, come ha incrociato l’antico erbario della botanica Ilaria?
«Per me, la stesura di un libro inizia sempre con un incontro con una persona, così come con una città o un fatto storico. Un libro non è finzione inventata al cento per cento, è piuttosto un ponte tra la realtà e un altro mondo. Questa volta ho «incontrato» l’erbario tramite un’amica veneziana. Un erbario è la prova di una presenza, la traccia di altre forme di vita, quelle delle piante. È anche traccia della storia, si possono vedere e annusare le piante secche di Venezia, vecchie di quasi duecento anni. Un erbario è una presenza intensamente animata».
La scoperta che più l’ha entusiasmata?
«L’odore del freschin, nel suo significato più positivo, mi è familiare in quanto giapponese. Mi rassicura: quando respiro questo odore di acqua stagnante, ho quasi la sensazione di essere a casa. Varia a seconda del tempo, delle stagioni, come in Giappone e a Tokyo, che un tempo era una città di canali».
In che modo profumi e sapori danno voce alle donne del XIX secolo?
«Sono convinta che la nostra vita sia guidata non solo dai sentimenti, ma anche da odori, suoni, sapori… Non riesco a scrivere romanzi di puro psicodramma, siamo senza dubbio qualcosa di più, possiamo essere simili a fiori, a uccelli, percependo il mondo in modo diverso da noi. È anche in questa prospettiva che l’erbario composto da una donna del XIX secolo, rivela molto della sensibilità dell’epoca. Attraverso le piante scelte, le frasi che le accompagnano, si percepisce più che semplici «sentimenti» individuali. Forse si potrebbe chiamare questo anima».
Che idea si è fatta della vera anima di Venezia?
«Venezia è per me come l’incarnazione di un’anima nobile: ha sempre conosciuto la vulnerabilità di fronte al proprio ambiente. Si è costruita come interdipendenza tra persone e natura, in una sorta di dialogo. Venezia conosce la fragilità delle persone, della natura, del mondo, è questo che trovo prezioso. Ha sempre accolto straniere e stranieri, ancora oggi, sebbene Venezia si trovi ad affrontare difficoltà legate proprio a questa apertura, sono convinta che saprà trovare soluzioni per convivere con il proprio ambiente senza pretendere di dominarlo e offrire qualcosa di diverso dai cliché che veicola».
Cosa le piacerebbe che il libro lasciasse in chi lo legge?
«È un romanzo dai molteplici temi. Vorrei fosse letto come un invito a vedere Venezia in modo diverso, a rispettare l’anima vegetale che la abita. Vorrei suscitasse un profondo amore per Venezia. È un libro «per» Venezia. Ho desiderato, con tutto il cuore, che Venezia apparisse profondamente umana, viva, organica, radiosa. È proprio questo che spero di suscitare attraverso la lettura: Venezia, per me, è un albero della vita».
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