Alex Zanardi come Invictus, allegro nelle avversità
Alex Zanardi è morto, addio al campione dell'impossibile. Aveva 59 anni
Alex Zanardi come Invictus, allegro nelle avversità
risponde Aldo CazzulloI tuoi preferiti
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Caro Aldo,
Alex Zanardi, un grande tra i grandi! Con la sua tenacia, con la sua caparbietà, e con il suo comunicare, ha saputo nobilitare lo sport! Un eroe moderno, che ha davvero contribuito a cambiare in meglio questo Paese. Quante persone si sono rialzate e hanno ricostruito la propria vita seguendo la sua scia? Ha avuto un valore inestimabile, che va custodito anche senza di lui.
Celso Vassalini
Lui che in un autodromo americano ha lasciato le sue gambe non ha voluto fermarsi. I grandi non si arrendono e continuano ad andare avanti col sorriso.
Massimo Moletti
È morto un uomo che ci ha testimoniato che portiamo nel cuore una forza di vita che ci rende capaci di affrontare anche le situazioni più invalidanti e drammatiche. Ciò che commuove è che Alex è sempre stato di più dei limiti del suo corpo, questo vale per ogni essere umano. Invece noi ci lasciamo definire dai nostri limiti, quanto abbiamo ancora da imparare da Alex!
Gianni Mereghetti .
Cari lettori,
la scomparsa di Alex Zanardi ha destato una commozione non consueta per una persona da tempo lontana dai riflettori. Zanardi ha ispirato più di una generazione perché concentrava in sé il massimo della sventura e il massimo dell’ottimismo, il massimo della fragilità e il massimo della forza. Era un prodigioso concentrato di energia, che si rivelava ogni volta più forte delle avversità. È stato pilota, è stato ciclista paralimpico, sempre perseguitato da incidenti che ogni volta reclamavano una parte del suo corpo; eppure non soltanto non si è mai arreso, ma non ha mai perso l’allegria, il buonumore, quella contagiosa voglia di vivere, di stare al mondo, di incontrare le persone, di provare nuove esperienze.
Non è la solita retorica della battaglia contro il destino e contro la malattia. Alex Zanardi non era uno che si lamentava, non era uno che si piangeva addosso, non era uno che accusava gli altri, non era uno che coltivava il rancore, l’invidia, la gelosia.
Era un uomo solare, era un uomo libero.
La sorte è stata cattiva con lui fin da quando nel 1979 perse la sorella in un incidente stradale. Le vicende dei suoi, di incidenti, sono ben note. Quel che resterà di lui è la capacità di non arrendersi mai, di non deprimersi, di far risuonare il suo bell’accento emiliano, di dare a tutti noi, con le nostre piccole vite, la consapevolezza che in ognuno c’è una scintilla di quella straordinaria meraviglia che è l’uomo.
A nessuno più che ad Alex Zanardi si addicono i versi di Invictus, scritti da William Ernest Henley dopo l’amputazione della gamba:
«It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul».
Si potrebbe tradurre liberamente così:
«Non importa quanto stretto sia il cammino,
Quanto pieno di castighi il libro della vita,
Sono io il padrone del mio destino:
Sono io il capitano della mia anima».
2 maggio 2026
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