Evelina Christillin: «L'Egizio sarà sempre più centro di ricerca mondiale. Io in politica? Per carità. Ma spero vinca Lo Russo»
Corriere della Sera - Cultura

Evelina Christillin: «L'Egizio sarà sempre più centro di ricerca mondiale. Io in politica? Per carità. Ma spero vinca Lo Russo»

Venerdì 1 maggio 2026
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L'Egizio resterà nelle mani della Fondazione guidata da Christillin per i prossimi 40 anni. «Abbiamo più egittologi al Museo che in tutte le università italiane messe insieme, vogliamo continuare in questa direzione»

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Evelina Christillin: «L'Egizio sarà sempre più centro di ricerca mondiale. Io in politica? Per carità. Ma spero vinca Lo Russo»

di Teresa Cioffi

L'Egizio resterà nelle mani della Fondazione guidata da Christillin per i prossimi 40 anni. «Abbiamo più egittologi al Museo che in tutte le università italiane messe insieme, vogliamo continuare in questa direzione»

Evelina Christillin

Museo Egizio: destinazione 2064. Il percorso è tracciato, il museo resterà nelle mani della Fondazione guidata da Evelina Christillin per i prossimi 40 anni. La modifica dello statuto ha avuto prima il benestare del ministro Giuli, poi della Regione e, infine, l’ultimo step ieri con la delibera del Collegio dei Fondatori. «Nel 2004, con il passaggio da museo statale a Fondazione, l’Egizio era visto come un esperimento. Ora siamo un modello che si rafforza».

Christillin, ma come se lo immagina il Museo Egizio nel 2064?
«Io lo guarderò dal sarcofago. Scherzi a parte, me lo immagino più centrale dal punto di vista della ricerca, della formazione e dell’accoglienza».

A quanti visitatori siete arrivati?
«Un milione e 270 mila. La collezione resta la stessa, ma abbiamo la fortuna dei magazzini pieni: ci consentono di organizzare mostre all’estero, a breve in Cina, Mongolia e Arabia Saudita».

Ma?
«Ma, soprattutto, vorrei che l’Egizio diventasse sempre più un centro di formazione e ricerca a livello mondiale. Oggi abbiamo più egittologi al Museo Egizio che in tutte le università italiane messe insieme. Vogliamo continuare in questa direzione».

Sicuramente il tempo non vi manca…
«Questa proroga è un investimento. Ci permette di programmare, costruire una visione e ci alleggerisce a livello finanziario. Ieri il Collegio dei Fondatori ha deliberato il bilancio consuntivo, che si chiude a 20 milioni. Su 20 milioni, avere degli ammortamenti concentrati in un tempo breve pesa, così come le rate del mutuo».

Squadra che vince non si cambia, ma neanche in 40 anni?
«Lo statuto prevede che, in caso di perdite, siano i soci fondatori a ripianare. Se tutti hanno dato questa garanzia, significa che ci si sente sicuri nel proseguire. Comunque non nascondo che i lavori per il bicentenario hanno avuto un loro peso. Parliamo di 24 milioni di spese ulteriori e 7 milioni di riserve che abbiamo messo noi».

A che punto sono i lavori?
«Stiamo concludendo la copertura della Corte e della parte ipogea della sala immersiva. Quando l’Egizio sarà completato, a fine anno, avremo anche flussi più fluidi, con quattro ingressi diversi».

E lei fino a quando vorrà rimanere?

«Sono stata riconfermata a dicembre 2024. Vi libererete di me a dicembre 2028».

Nessuna voglia di continuare?
«Questo è il mio quarto mandato, l’ultimo direi. Credo di aver dato il mio contributo».

I prossimi due anni sempre insieme al direttore Greco?
«A Christian non mancano le opportunità. Ma, al di là della mia presenza, spero voglia restare: è talmente visionario, è l’immagine di questo museo. La torinesità c’è».

Giuli, Marrone, Chiarelli. Il museo ora piace alla destra, ma la destra piace a voi?
«La proroga è stata possibile grazie alla fiducia di Giuli. Parlando di Maurizio Marrone, che conosco da quando era ragazzo, abbiamo un buon rapporto. Se ci si incontra su temi tecnici e di politica culturale, non ci sono problemi. Ci sono state delle critiche in passato, ma ora è tutto rientrato. Eravamo sotto elezioni e la politica si muove così».

Lei è stata intercettata per le prossime comunali?
«Qualche richiesta è capitata. Sia per liste civiche sia, diciamo, più tendenti a sinistra».

E?
«Per carità! Mi tengo fuori dalla politica. Mi auguro che Stefano Lo Russo vinca, con tutto l’affetto per Marrone».

Cosa diventerà Torino? Città della cultura?
«Sì, ma che non si trasformi in Venezia o in una Las Vegas culturale. Con la cultura si mangia, ma non possiamo fare solo biblioteche».

Città dello sport?
«Sì, ma senza le Olimpiadi estive 2036 e 2040. Riconosco la bontà di quello che abbiamo fatto nel 2006, però non costruirei più nulla di nuovo».

Di automotive non parliamo e ieri è arrivato l’affondo di Repole su difesa e aerospace. Dove dovrebbe andare la città?
«Penso che Repole si riferisse a una realtà in particolare. Detto questo, e oltre alla difesa, penso che la città debba continuare a coltivare il suo spirito artigiano, industriale, operaio, manifatturiero, insieme anche alla cultura e allo sport. Torino non può ambire a essere una cosa sola. Dovrebbe iniziare a essere un po’ di tante cose, per essere tutto».

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