Meglio Muti di Venezi, meglio aprirsi che chiudersi
Corriere della Sera - Cultura

Meglio Muti di Venezi, meglio aprirsi che chiudersi

Giovedì 30 aprile 2026
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Meglio Muti di Venezi, meglio aprirsi che chiudersi

risponde  Aldo Cazzullo

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Caro dottor Cazzullo,
ritengo vergognoso l’episodio del direttore Venezi. Al di là di ogni appartenenza politica che tra l’altro dovrebbe esulare almeno dalla musica vorrei come milanese ricordare per chi ha la memoria corta l’episodio precedente dello scontro indotto da certe corporazioni tra gli orchestrali della Scala e il maestro Riccardo Muti che aveva un curriculum davvero ineccepibile. Respinto dalla Scala per motivi politici fu accolto a braccia aperte non solo dai Wiener ma dalle orchestre più prestigiose al mondo.
Auguro al maestro Venezi altrettanta fama fuori da un’Italietta che non è in grado per squallidi motivi ideologici di valorizzare i suoi talenti.
Susanna Creperio 

Gentile signora,
non sono d’accordo con lei. Non è possibile paragonare Riccardo Muti, forse il più grande direttore d’orchestra vivente, e Beatrice Venezi, su cui non mi permetto di dare un giudizio ma che all’evidenza si è ritrovata alla Fenice, uno dei teatri più importanti del mondo, anche su spinta di un partito politico che l’ha poi abbandonata.
Non voglio fare una caricatura di questo governo. Non penso che la destra italiana sia solo Lollobrigida che ferma i treni, i comici russi che si fanno passare la presidente del Consiglio spacciandosi per il capo dell’Unione africana, o appunto Beatrice Venezi. Sarebbe un errore considerare politicamente finita Giorgia Meloni: nei sondaggi il suo partito resta largamente in testa, e alle elezioni politiche la destra ha serbatoi di voti che la sinistra non ha. Tuttavia questo governo fatica molto ad allargare la sua base. Avverte troppo il richiamo della foresta. Tende a fidarsi solo di un ristretto gruppo dirigente formatosi al tempo del Fronte della Gioventù. Più in generale ragiona troppo in termini di «noi» e «loro». Il centrodestra in Italia è storicamente maggioritario, e lo è anche adesso. Ma sta reagendo alle prime difficoltà in modo sbagliato. Non aprendosi, bensì chiudendosi. Stringendosi a coorte, come dice l’inno da cui il partito di maggioranza relativa ha preso il nome (ma che appartiene a tutti gli italiani). E comunque ce lo siamo detti fin dal primo giorno: dovendo pensare a un musicista non di sinistra, che ha una visione della cultura del Paese e sarebbe disposto a dare una mano, viene in mente appunto Riccardo Muti; non Beatrice Venezi.

30 aprile 2026

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