Erwin Seppi in mostra: «Scatto con lo smartphone perché rappresenta il nostro rapporto con il postmoderno»
Corriere della Sera - Cultura

Erwin Seppi in mostra: «Scatto con lo smartphone perché rappresenta il nostro rapporto con il postmoderno»

Giovedì 30 aprile 2026
3 visualizzazioni

L'esposizione dell'artista altoatesino a Pergine rielabora spirito e suggestioni dei luoghi dove si vive e lavora

«Chiara Poggi uccisa dopo un approccio sessuale»: il movente del delitto di Garlasco secondo i pm che accusano Sempio

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Erwin Seppi in mostra: «Scatto con lo smartphone perché rappresenta il nostro rapporto con il postmoderno»

di Martina Dei Cas

L'esposizione dell'artista altoatesino a Pergine rielabora spirito e suggestioni dei luoghi dove si vive e lavora

Erwin Seppi ritratto da Laura Dessi

Le città come non te le aspetti, raccontate dall’artista altoatesino Erwin Seppi, nella mostra Street View #02 alla Galleria Contempo di Pergine Valsugana (fino al 23 maggio). Fotografie scattate e post-prodotte con lo smartphone da Seppi nell’esposizione a cura di Dora Bulart, che prosegue simbolicamente il percorso sull’esplorazione urbana avviato dall’artista a Firenze, curato dal critico Valerio Dehò e destinato a diventare itinerante in varie città. Seppi, originario di Merano, vive a Bolzano, fotografo, gallerista e curatore, ha esposto in Germania, Austria, Svizzera, Slovenia, Italia e ottenuto riconoscimenti prestigiosi, come il primo premio al concorso internazionale austriaco di fotografia di Vienna e il Premio della Città di Innsbruck per il merito artistico.

Seppi, cosa rappresenta la fotografia per lei?
«Un modo per tirare fuori ciò che ho dentro. Per raccontare la contemporaneità. Fotografare per me vuole dire imprimere qualcosa nella memoria, definire un’immagine nello spazio e nel tempo. E poi, se decido di stamparla, significa condividerla con altre persone».

Perché ha scelto di usare lo smartphone come mezzo di espressione?
«Questo piccolo dispositivo ormai ci accompagna dappertutto. Nella gallery, accumuliamo grandi quantità di immagini che nella nostra mente si sovrappongono o di cui finiamo per dimenticarci in fretta. L’obiettivo ormai si è sostituito ai nostri occhi. È un filtro sul mondo che ci circonda. Perciò il telefonino, con il suo flusso ininterrotto di notifiche, luci e comunicazioni, mi sembra lo strumento più adatto per esplorare il rapporto tra persone e città postmoderne, cercare di carpirne lo spirito. In particolare, mi affascina il connubio che si viene a creare tra le architetture urbane e le figure femminili rappresentate su poster, cartelloni pubblicitari o manichini nei negozi».

Quando è iniziata la sua ricerca artistica?
«Tre anni fa, quando da Merano mi sono trasferito a Bolzano. Da allora, ho cominciato a interrogarmi sulla complessità delle emozioni che caratterizzano i luoghi. Quali sentimenti si provano in un viale di palazzoni o osservando un quartiere da un sottotetto? Così è nata la mostra fiorentina Street View. A Pergine Valsugana, porto il secondo capitolo, quindici scatti realizzati in diverse città».

In quali città sono state fatte le foto?
«Sono tutte città del Nordest, fuse insieme diventano uno spazio immaginario, una sorta di “città delle mie città”».

Come passa dallo scatto all’opera d’arte?
«Tutto avviene sullo smartphone. A partire dagli scatti. Cerco di farne pochi, ben pensati. Anziché tanti a caso. Poi, scelgo quelli che più mi colpiscono e grazie a un programma li rielaboro e li accoppio, sovrapponendo frammenti di strade, finestre, scritte e volti femminili presi a loro volta dalle pubblicità e dai manifesti presenti in città. Si crea così una sorta di filigrana, una proiezione vivida e onirica in formato file. A questo punto comincia la stampa su pannelli quadrati da cinquanta a settanta centimetri che avviene in due modi. O direttamente su alluminio spazzolato per rafforzare attraverso i riflessi l’illusione di essere in città. O attraverso supporti retroilluminati per delineare il confine tra visibile e invisibile».

Il suo messaggio a chi visita la mostra?
«Vorrei che entrassero proprio dentro le foto, lasciandosi guidare dalla curiosità e dai colori. In mostra non c’è un centro o un pezzo più importante. Le opere non hanno nemmeno un titolo, ogni persona deve scoprire i dettagli, trovare il suo punto di vista. Insomma, costruire la sua personale città inventata. Il suo sogno a occhi aperti».

Lavori futuri?
«Continuare a mappare il tessuto sociale urbano attraverso foto anche all’estero e ampliare il raggio della mia esplorazione artistica, cercando di catturare attraverso luoghi con un carico antropico minore o nullo, per esempio le vette alpine».

LEGGI ANCHE

30 aprile 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I droni cargo rivoluzionano gli interventi del Soccorso alpino: tempi di evacuazione ridotti fino a tre volte

FlyingBasket è una società leader nel settore dei droni. L'ultima tecnologia consente interventi più rapidi e meno rischiosi per i soccorritori

LA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo