Comicon, quello sguardo di Leo Ortolani: una mostra fino al 3 maggio
Il celebre fumettista e padre di Rat-Man ripercorre le tappe fondamentali della sua carriera con vignette inedite. «Quando arrivo a Napoli mi sento meglio»
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Comicon, quello sguardo di Leo Ortolani: una mostra fino al 3 maggio
di Giuliano Delli PaoliIl celebre fumettista e padre di Rat-Man ripercorre le tappe fondamentali della sua carriera con vignette inedite. «Quando arrivo a Napoli mi sento meglio»
Il fumettista Leo Ortolani (ph Luca Niccoli)
Si intitola «Leologia, Stratigrafia di un fumettista» la speciale mostra di Leo Ortolani allestita a Comicon, il festival internazionale della cultura pop in programma alla Mostra d’Oltremare dal 30 aprile al 3 maggio. Un’esposizione molto attesa, nella quale il celebre creatore parmigiano di «Rat-Man», Magister di Comicon 2026, ripercorre le tappe fondamentali della sua carriera attraverso quattro ere geologiche narrate da vignette inedite.
A Comicon Ortolani sarà anche al centro di numerosi panel, tra cui «C'ero una volta: da geologo a Magister, Leo Ortolani si racconta» (sabato 2 maggio, ore 15, Sala Pazienza) in cui racconterà quando ha deciso di abbandonare i sassi per i fumetti, l’ amore per il cinema horror e molto altro.
Da geologo mancato a fumettista pluripremiato: cosa lega questi due mondi in apparenza così distanti?
«Studiare la geologia sicuramente mi ha aiutato, può sembrare strano ma chi scrive storie può essere aiutato dalla scienza e nello specifico anche dalla geologia».
In che modo?
«Ad esempio io uso un metodo scientifico per strutturare i miei racconti, trovo fondamentale che non abbiano nessun buco di sceneggiatura, in fondo l’approccio scientifico è proprio quello: si tentano tutte le strade e si vede qual è quella valida. Gli studi geologici restituiscono poi una capacità di sintesi nell'utilizzare dati provenienti da diverse fonti e poi indirizzarle in un unico lavoro».
Quali sono i libri in cui ha utilizzato di più questo metodo?
«Senz’altro ‘Tapum’, il romanzo a fumetti in cui racconto la battaglia dell'Ortigara».
Che legame ha con Napoli?
«È una città con la quale ho un rapporto stranissimo, nel senso che quando sono sul treno e sto arrivando a Napoli, improvvisamente sto molto meglio rispetto a quando ero partito. Non so perché avvenga questa mutazione. Di certo Napoli è una città peculiare, con cose bellissime e altre che magari funzionano poco, e magari è proprio questa sue duplice natura che mi affascina e tende a rappresentarmi mentalmente, perché come Napoli di base la mia mente non è ordinatissima, ma ha allo stesso tempo ha una sua genialità, o almeno credo».
Ratman è inetto, maldestro, imbranato, però non si arrende mai: il suo modo di agire può essere un esempio per le nuove generazioni?
«Io credo che la vera rivoluzione al giorno d'oggi sia l'empatia, cioè sviluppare un'empatia, come quella di Ratman, verso quello che succede, perché vedo che siamo tutti anestetizzati da tantissime cose».
Tipo?
«Non ci interessa più ad esempio cosa succede a Gaza, è talmente normalizzato l'orrore che si passa già a un livello successivo. Ratman è un supereroe senza poteri che però vuole portare giustizia e quindi aiutare chi non ha la capacità di farlo da solo. E’ questa forza che effettivamente lo ha guidato in tutti questi anni, insomma credo che ci vorrebbe un po’ di Ratman in ognuno di noi».
«Vorrei vedere il mondo attraverso gli occhi di un bambino» è uno dei pensieri più profondi di Ratman: perché questo suo desiderio?
«Purtroppo è un sogno che torna d’attualità ancora oggi, visto quello che sta accadendo nel mondo. Non voglio mettermi a fare analisi geopolitiche perché non è assolutamente il mio campo, però a coloro che restano insensibili dinanzi al dramma dei bambini palestinesi dico sempre: ‘Scusate ma voi avete figli? Ma voi avete visto quello che succede?’. Ogni volta che guardo quei poveri bimbi, mi ricordo delle mie figlie e di quando sono andato ad adottarle in Colombia. Vedo tutti questi bambini massacrati e buttati dall’altra parte come sacchi di stracci, e non riesco a capacitarmi. Anche se non avessi figli, non potrei non guardarli, non potrei girarmi appunto dall'altra parte, quindi cerco in tutti i modi di far sentire la mia voce, che è piccolissima, e magari non cambierà niente, ma quando mi chiederanno ‘Tu dove eri?’, io potrò dire che ero lì, in qualche modo io cercavo di essere lì, accanto a loro».
L’ironia di Ratman ricorda molto quella di Fantozzi, non crede?
«Direi che entrambi hanno addirittura un’ironia feroce, quella di Villaggio era infatti un'ironia disperata, a rivedere i suoi film da adulto direi che sono drammatici, i suoi libri hanno avuto molto successo anche in Russia, perché è un tipo di umorismo e di letteratura che in Russia viene molto apprezzato. Ratman però non è stato solo ispirato in un certo senso da Paolo Villaggio».
E da chi altro?
«Anche John Belushi e dalla trama ironica di pellicole cult come Leningrad Cowboys Go America, dunque da tutte queste cose che puntano verso il demenziale, che sono state per me una fonte assolutamente inesauribile di ispirazione».
La transgender Cinzia è un altro dei personaggi più amati dei suoi fumetti. Che impatto ha avuto nella comunità Lgbtqia+?
«Il libro su Cinzia è stato apprezzato moltissimo dal MIT, il movimento di identità trans, l’abbiamo presentato poi tra l'altro insieme anche a Bologna, in una libreria Lgbt friendly. L'accoglienza è stata molto buona, addirittura è stato pubblicato anche in Spagna, dove un euro per ogni libro venduto veniva devoluto ad un’associazione che aiuta le donne transessuali a trovare lavoro, per cui direi che è stato indirizzato molto bene e accolto ancora meglio da tutta la comunità».
In quanto anche critico cinematografico, che idea si è fatta del cinema di Paolo Sorrentino?
«Mi piace moltissimo il suo occhio, Parthenope ad esempio è un quadro dopo l'altro, certo a volte è molto metaforico nei suoi personaggi e nei suoi ruoli, ma è anche il suo punto di forza, insomma devi lasciarti condurre da Sorrentino, non puoi salire in macchina e pensare di guidare, devi stare lì e farti portare da lui, solo così sarà un bellissimo viaggio».
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