Biennale, ispettori da Roma già al lavoro. E il commissario Ue avverte: «Noi non ci saremo»
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Biennale, ispettori da Roma già al lavoro. E il commissario Ue avverte: «Noi non ci saremo»

Giovedì 30 aprile 2026
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Padiglione Russia, il braccio di ferro continua. Vernice e proteste, il piano sicurezza

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Biennale, ispettori da Roma già al lavoro. E il commissario Ue avverte: «Noi non ci saremo»

di Vera Mantengoli

Padiglione Russia, il braccio di ferro continua. Vernice e proteste, il piano sicurezza

La tecnica è far pressing sul fronte dei controlli. È quanto sta accadendo in questi giorni tra la Biennale di Venezia e il ministero della Cultura, ovvero tra il presidente Pietrangelo Buttafuoco e il ministro Alessandro Giuli.

A una settimana dalla vernice della 61esima Esposizione, ieri alle 15, infatti gli ispettori del ministero sono entrati nella sede della Biennale per verificare che inviti, bilanci e tutto quello che è passibile di controlli, sia stato rispettato. Non bastava la richiesta di corrispondenza tra il Padiglione Russia e la Biennale per alleggerire la tensione tra Roma e Venezia. Ora la caccia all’errore non riguarda più il rispetto delle sanzioni nei confronti della Russia, ma sarà per due giorni a 360 gradi. Intanto la Biennale si mostra imperturbabile e ribadisce «l’assoluto rispetto delle norme, avendo agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti».

Ieri ai Giardini si lavorava al Padiglione Russia che ha iniziato a postare su Instagram i contenuti musicali che verranno registrati durante la vernice. All’origine della rottura tra Giuli e Pietrangelo Buttafuoco c’è infatti la presenza della Federazione russa, inaccettabile per il ministro della Cultura che non parteciperà all’inaugurazione della Biennale, come ieri ha fatto sapere anche Glenn Micallef, commissario alla Cultura dell’Ue: «Rivolgo il pieno sostegno al ministro Giuli», ha detto, ricordando l’intenzione di ritirare il contributo di due milioni di fondi europei alla Fondazione. «La decisione della Biennale è incompatibile con la posizione dell’Ue», ha aggiunto. Immediata la reazione: «Ritengo estremamente gravi le parole di Micallef sulla revoca del finanziamento alla Biennale — ha detto Palo Borchia, capo delegazione al Parlamento Europeo della Lega —. Serve aprire, non chiudere. Ma, d’altronde, sembra che questa Europa abbia sempre bisogno di un nemico per darsi un senso». 

Stessa linea per l’europarlamentare M5s veneziana Carolina Morace: «I tagli equivalgono a una censura». Sebbene Buttafuoco abbia sempre risposto che il presidente della Fondazione non ha potere decisionale per statuto sui Padiglioni, a Giuli non è andato giù che nessuno avesse comunicato la partecipazione della Russia a Roma. Da qui il putiferio interno a FdI con il tentativo di isolare Buttafuoco, fino a poco tempo fa portato dalla destra in palmo di mano. «Tentativo» poiché Buttafuoco, almeno in Veneto, gode di ampio consenso: è sostenuto dal sindaco di centrodestra Luigi Brugnaro, dal presidente della Regione Alberto Stefani (Lega) e dal candidato Pd alle Comunali Andrea Martella che ha condiviso la linea di rimanere vigili nel caso di propaganda, ma di non censurare a priori l’arte.

A sperare in un happy end è il presidente del consiglio regionale Luca Zaia: «È importante evitare che questo dibattito si riduca a una contrapposizione affinché si possa trovare una soluzione all’altezza di una rassegna d’arte che ha visibilità globale. Da inguaribile ottimista, mi auguro ancora che Giuli e Buttafuoco possano darsi la mano durante gli eventi della Biennale».
Luca Pirondini, capogruppo al Senato del M5S, vede invece la Biennale «come trincea del tracollo della politica del governo Meloni». «L’arte e la cultura italiane non meritano questo continuo regolamento di conti tutto interno alla destra — ha detto, riferendosi anche al caso di Beatrice Venezi, licenziata dalla Fenice —. Giuli deve spiegare perché e per ordine di chi stia mettendo il ministero al servizio di un conflitto contro Buttafuoco. Se la sua colpa è quella di essere troppo indipendente, noi stiamo con Buttafuoco».


Tra pochi giorni la Biennale apre tra proteste contro Israele e Usa. «Siamo preparati a questo tipo di eventi — ha detto ieri il prefetto Darco Pellos dopo il Comitato per la sicurezza —. Sono stimate 22 mila persone per la vernice: siamo in contatto con tutte le delegazioni». Oltre alle tensioni, anche omaggi: al New York Times Philippe Mal, marito della curatrice Koyo Kouoh deceduta prematuramente, ha ringraziato Buttafuoco per aver proseguito il progetto della moglie. Mentre ieri Giuli ha telefonato all’artista israeliano Belu-Simion Fainaru esprimendogli la « totale solidarietà» per gli attacchi ricevuti: «C’è il massimo impegno del governo contro ogni discriminazione e antisemitismo nelle istituzioni culturali italiane», gli ha detto.

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