Libero barile in liberi Emirati
L’Opec non è più in grado di determinare il prezzo del barile: perché restarci se questo ha voluto dire, per gli Emirati, essere costretti dalle quote interne al cartello a estrarre 3,4 milioni di barili al giorno quando si ha una capacità produttiva di 4,8 milioni?
Libero barile in liberi Emirati
Danilo Taino | 29 aprile 2026L’Opec non è più in grado di determinare il prezzo del barile: perché restarci se questo ha voluto dire, per gli Emirati, essere costretti dalle quote interne al cartello a estrarre 3,4 milioni di barili al giorno quando si ha una capacità produttiva di 4,8 milioni?
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Anche i cartelli più potenti prima o poi traballano. Quello del petrolio, l’Opec, è da martedì in crisi: gli Emirati Arabi Uniti, il terzo Paese dell’organizzazione per numero di barili estratti, il 13%, ha deciso di abbandonare la lega dei produttori di greggio che un tempo aveva il quasi monopolio della fornitura mondiale. Ha scelto di farlo ora per due cambiamenti portentosi che sono avvenuti negli ultimi anni, uno visibile a occhio nudo, l’altro meno evidente ma non meno importante. Il primo è il ridisegno del Medio Oriente iniziato con l’attacco di Hamas a Israele il 7 ottobre 2023 e proseguito con lo smantellamento della cosiddetta Shia Crescent, la mezzaluna geografica militarizzata da Teheran attraverso la sua influenza su Hezbollah in Libano, sull’ex regime degli Assad in Siria, su Hamas a Gaza, sugli Houthi nello Yemen, sui paramilitari sciiti in Iraq. L’obiettivo iraniano di stabilire l’egemonia sul cuore del Medio Oriente è fallito per l’intervento armato di Israele e degli Usa. La guerra in corso — ora in fragile tregua — è l’ultimo atto del ridimensionamento delle ambizioni di Teheran: un momento opportuno per Abu Dhabi (la parte degli Emirati dove si estrae più petrolio) per allentare i vincoli con i Paesi del Golfo e abbandonare l’Opec guidata dall’Arabia Saudita. «Dichiarazione d’indipendenza», l’ha definita un analista.
Già nel 2020, gli Emirati erano stati il primo Paese arabo a firmare gli Accordi di Abramo con Israele. E Israele ha di recente inviato negli Emirati una batteria Iron Dome per difenderli dagli attacchi iraniani. Il secondo cambiamento che permette ad Abu Dhabi di andare da sola è il mercato mondiale del petrolio diventato competitivo, non più dominato dall’Opec. Nel 2010, gli Stati Uniti producevano circa 5,5 milioni di barili al giorno, l’anno scorso hanno superato i 13 milioni: la tecnologia fracking li ha resi il maggiore produttore mondiale. L’intervento in Venezuela, inoltre, offre a Washington influenza sull’estrazione di greggio nel Paese che ne ha le maggiori riserve mondiali. In altri termini, l’Opec non è più in grado di determinare il prezzo del barile: perché restarci se questo ha voluto dire, per gli Emirati, essere costretti dalle quote interne al cartello a estrarre 3,4 milioni di barili al giorno quando si ha una capacità produttiva di 4,8 milioni? Altri potrebbero seguirli.
29 aprile 2026
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