In Puglia o a Roma cercasi posto per un Emiliano a fine carriera
Per tre volte Decaro lo ha nominato suo personale consulente giuridico e per tre volte il Consiglio superiore della magistratura ha bocciato il «distacco» del magistrato in aspettativa da vent’anni
In Puglia o a Roma cercasi posto per un Emiliano a fine carriera
Carlo Vulpio | 29 aprile 2026Per tre volte Decaro lo ha nominato suo personale consulente giuridico e per tre volte il Consiglio superiore della magistratura ha bocciato il «distacco» del magistrato in aspettativa da vent’anni
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Alla fine dovremo dargli il reddito di cittadinanza. Almeno quello, Michele Emiliano se lo merita, se non altro per la tenacia con cui sta cercando un nuovo lavoro con l’ausilio del «navigator» Antonio Decaro (che ha mutuato l’idea e la funzione da quell’altro eroe del Lavoro che è Giggino Di Maio). Per tre volte Decaro ha nominato Emiliano suo personale consulente giuridico a 130 mila euro l’anno e per tre volte il Consiglio superiore della magistratura ha bocciato il «distacco» del magistrato in aspettativa da vent’anni, dieci come sindaco di Bari e dieci come presidente della giunta regionale di Puglia (basta, con «governatore», concetto e parola che in Costituzione non esistono).
Decaro non si è arreso e, come se avesse da onorare una cambiale con l’amico — «prestato» come lui alla politica da un quarto di secolo — è anche andato a perorare la impopolare causa di Emiliano a palazzo dei Marescialli. Non sappiamo ancora come andrà a finire, ma sembra che i sacerdoti del tempio stiano «lavorando» a una soluzione che possa dare un posticino a Emiliano, sempre con la stessa paga di 130 mila euro, in una commissione parlamentare d’inchiesta sul Lavoro (quando si dice l’ironia del Fato). Altrimenti Emiliano, non si capisce se è una promessa o una minaccia, potrebbe tornare a fare il magistrato e chiedere di andare alla Direzione nazionale antimafia. Con quale credibilità, ognuno è in grado di capirlo da solo, perché un referendum passa, ma i problemi delle «porte girevoli» per i magistrati, si tratti di
separazione delle carriere, dei distacchi ministeriali, delle cariche politiche, restano.
Emiliano li ha fatti deflagrare: vuole rimanere in magistratura, ma in aspettativa, e intanto vuole anche un contratto di collaborazione, con la Regione o il Parlamento, non fa difffferenza. In attesa del «posto fisso» che il Pd gli ha promesso in Senato l’anno prossimo. Come nel calcio, gli Emiliano e i Decaro arrivano alla politica come «prestiti» e rimangono a titolo definitivo. Con i soldi pubblici, naturalmente.
29 aprile 2026
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