Anime azzurre, il nuovo romanzo di Alessandro Botteon: tra amore, sogni, identità e ricerca di sé
Il nuovo romanzo dello scrittore trentino ambientato tra le vette della Val Badia: «Lì ho trascorso le più belle estati della mia infanzia, in vacanza con la famiglia»
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Anime azzurre, il nuovo romanzo di Alessandro Botteon: tra amore, sogni, identità e ricerca di sé
di Martina Dei CasIl nuovo romanzo dello scrittore trentino ambientato tra le vette della Val Badia: «Lì ho trascorso le più belle estati della mia infanzia, in vacanza con la famiglia»
Amore, sogni, identità, ricerca di sé tra le cime della Val Badia. Sono gli ingredienti di Anime azzurre (Bompiani, pagine 288, euro 19), il nuovo romanzo del trentino Alessandro Botteon. Globetrotter e imprenditore creativo che si confronta ogni giorno con l’AI applicata alla cultura, Botteon vive tra Milano, la California e il mondo.
Botteon, il focus del nuovo romanzo?
«Parla di identità, appartenenza. Di chi vogliamo e possiamo essere nonostante il peso del passato. All’altoatesino Johann, 17 anni, sta stretta la valle dove è cresciuto. La newyorchese Alicia, invece, viene spedita tra le montagne per ritrovare la serenità dopo aver perso tutto nell’attentato delle Torri Gemelle. Tra folklore, paesaggi mozzafiato e silenzi, queste due anime confinate dalla vita nello stesso luogo, scopriranno che hanno molto in comune».
Perché ambientare la storia nel 2001?
«Penso che l’11 settembre abbia rappresentato uno spartiacque nella storia moderna. Inoltre, quella era l’epoca in cui il mondo analogico si preparava a cedere il passo al digitale. Nel 2001, per esempio, uscì il primo iPod e, al contempo, si spedivano biglietti e cartoline».
Perché ha scelto Corvara in Badia?
«Lì, ho trascorso le più belle estati della mia infanzia, in vacanza con la famiglia. Ancora adesso ci torno ogni volta che posso. Il Rifugio Pralongià, per esempio, è uno dei miei posti del cuore. Mi piace arrivarci dopo una corsa a piedi o in bicicletta, verso l’ora del tramonto, quando i turisti sono andati via. E sedermi a guardare il sole che bacia la parte finale delle Dolomiti. Una magia. Al romanzo, ho cercato di dare la stessa nota di fiaba, mescolando nomi, descrizioni e ricordi di montagne e paesi reali con luoghi inventati da me».
Come le è venuta l’idea di questa storia?
«Dopo la laurea in International Management a Milano, dovevo decidere se andare a lavorare per Google in Irlanda o fare un master in produzione cinematografica all’Università della California. Alla fine, anche se avevo superato il test d’ingresso a Los Angeles, ho scelto Dublino. Dal master mancato, però, mi sono portato via la trama di questo libro, Anime azzurre».
Perché dice che il romanzo è nato da un master mancato in California?
«Verso la fine della selezione di quel master, mi chiesero di immaginare la sinossi di un film partendo da tre parole: pigna, infanzia, videocamera. Subito, mi tornarono in mente le camminate da piccolo nei boschi della Val Badia e, a partire da quei luoghi, ho sviluppato la storia che, anni dopo, ho pubblicato su Amazon. Il romanzo ha avuto successo e scalato le classifiche, tanto che Bompiani mi ha proposto di pubblicarlo in una nuova edizione. Anche lo stile, in qualche modo, rivela la mia passione per il grande schermo, con capitoli brevi e scene quasi cinematografiche».
Cosa legge?
«Di tutto. Borges. Saggistica. Approfondimenti sulle spedizioni polari».
Lei che è scrittore e anche imprenditore nel campo dell’AI, come valuta l’impatto dell’intelligenza artificiale nella società?
«Da quando ho fondato la mia startup Pensiero, che grazie a questa tecnologia massimizza il potenziale di istituzioni e enti culturali, ho sempre avuto chiaro in mente che l’intelligenza artificiale deve essere un acceleratore (per esempio nella ricerca di frontiera o nell’automazione dei compiti di backoffice) e non un sostituto dell’umanità. Noi esseri umani inventiamo storie dalla notte dei tempi per sentirci meno soli e così deve continuare a essere».
Scriverà ancora?
«Sì. O meglio sto scrivendo da diciassette anni, il thriller matematico che avrei voluto leggere. Parla delle coincidenze, è in inglese. Secondo me ogni lingua che parliamo rivela dei tratti un po’ diversi della nostra personalità. E la razionalità dell’inglese si presta bene a questo tipo di trama».
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29 aprile 2026 ( modifica il 29 aprile 2026 | 17:18)
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