Festival dei Due Mondi di Spoleto, un viaggio alle «Radici»: Daniele Cipriani debutta alla guida del festival
La kermesse, alla sua 69ª edizione, è in programma dal 26 giugno al 12 luglio, con 100 performance, 7 prime assolute, mostre e omaggi. Tra cui quello al fondatore del festival: «Maratona Menotti», concerto di quasi 24 ore
Roma, preso lo sparatore del 25 aprile: è un ragazzo di 21 anni. «Sono della Brigata Ebraica»
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Festival dei Due Mondi di Spoleto, un viaggio alle «Radici»: Daniele Cipriani debutta alla guida del festival
di Natalia DistefanoLa kermesse, alla sua 69ª edizione, è in programma dal 26 giugno al 12 luglio, con 100 performance, 7 prime assolute, mostre e omaggi. Tra cui quello al fondatore del festival: «Maratona Menotti», concerto di quasi 24 ore
Uno scatto del Teatro Caio Melisso di Spoleto durante l’edizione dello scorso anno del Festival dei Due Mondi (foto Andrea Veroni)
C’è tutta la sintassi e la ritualità dei grandi eventi: con i debutti assoluti, le prime europee, i grandi ritorni, le incursioni pop e le partnership prestigiose. Ma oltre l’atteso, Daniele Cipriani, alla sua prima direzione artistica del Festival dei Due Mondi di Spoleto, ha voluto marcare con un segno preciso la sessantanovesima edizione, presentata ieri a Roma: per la prima volta nella storia, la kermesse — in programma dal 26 giugno al 12 luglio — vive nel solco di un tema guida: «Radici».
Daniele Cipriani (foto Damiano Mongelli) Cipriani: la scelta del tema«Non un vezzo da esibizionista, non l’impronta vanitosa di un neo direttore — precisa Cipriani —, ma perché è così che mi è stato insegnato dal sociologo Domenico De Masi, con cui collaborai, giovanissimo: dare un tema al festival era per lui stabilirne il punto di partenza, individuarne il fulcro che regge e fa girare l’intero impianto concettuale». Così «Radici» è la pietra angolare su cui Cipriani — primo coreografo a ottenere la direzione del festival spoletino — ha costruito insieme a Beatrice Rana e Leo Muscato (consulenti rispettivamente per la musica classica e il teatro) un’edizione che «trova nel valore del passato la forza del cambiamento».
Il tributo al fondatore Gian Carlo Menotti
A partire dal tributo al fondatore Gian Carlo Menotti. È suo il libretto dello spettacolo inaugurale: «Vanessa» di Samuel Barber, in un nuovo allestimento prodotto dallo stesso Festival in coproduzione con il Teatro Comunale di Bologna e la Fondazione Teatro Petruzzelli. L’opera che valse a Barber il Pulitzer per la musica, arriva in versione originale (inglese) con la regia di Leo Muscato e la direzione della sudcoreana Sora Elisabeth Lee, alla guida dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna insieme al Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto. «L’abbiamo scelta perché è un’opera che incrocia in modo naturale il tema di questa edizione — spiega Muscato — e tiene insieme due mondi: la tradizione europea e la cultura americana, e li fa dialogare senza mai separarli davvero».
Prosa, danza, musica
Con «Vanessa», il 26 giugno, in programma altre tre prime: quella assoluta di «Platonov», opera incompiuta di Anton Cechov nel nuovo adattamento, contemporaneo e visionario, firmato dal regista Peter Stein, fondatore dello Schaubühne di Berlino che a Spoleto alza il sipario su quello che lui stesso definisce «un uomo dotato di talento e fascino, ma incapace di trovare un posto nel mondo». Poi la prima europea di «Dead as a Dodo», pièce dalle tinte gotiche della compagnia norvegese-statunitense Wakka Wakka, con il suo teatro di figura animato da scheletri e mostriciattoli al servizio dell’immaginazione. E ancora la prima europea di «This is Rambert», ovvero lo spettacolo con cui la Rambert, compagnia di danza contemporanea più longeva del Regno Unito, celebra il suo centenario in un trittico di coreografie: dal gesto collettivo di «Hop(e)storm» firmato da (La)Horde al movimento metaforico di Emma Evelein con «Gallery of Consequence», fino alle connessioni ritmiche innescate da Bobbi Jene Smith.
La mostra con le macchine teatrali di Dario Fo
Questa la partenza di Spoleto 69 — il manifesto è firmato da Giuseppe Penone — che conta sette prime mondiali, cento performance e due omaggi: a Dario Fo con la mostra delle sue macchine teatrali e a Menotti con un concerto di quasi 24 ore nel 115° anniversario della nascita.
Tra le prime assolute quella di «Don Giovanni e il suo pitbull» di Dan Fante, commedia nera che scava nelle criticità della famiglia americana di fine millennio, diretta da Franco Branciaroli. E quella di «Educazione sentimentale» di Ivan Cotroneo, riflessione sull’infelicità di chi cresce ingabbiato nei luoghi comuni interpretata da Giuseppe Fiorello. Mentre è una prima italiana quella di «The Arsonists» di Max Frisch, con gli attori del Berliner Ensemble diretti da Fritzi Wartenberg.
Il ritorno in Italia di Yannick Nézet-Séguin
Il palinsesto musicale si apre e si chiude con due maestri indiscussi. Yannick Nézet-Séguin, direttore musicale del Metropolitan Opera di New York e della Philadelphia Orchestra, che torna in Italia dopo otto anni di assenza per dirigere la London Symphony Orchestra e la star del piano Yuja Wang. E Gianandrea Noseda, al debutto spoletino con la Filarmonica Teatro Regio Torino. In mezzo ci sono la musica da camera che illumina i «Concerti di Mezzogiorno» (Nicolas Altstaedt, Quartetto Indaco, Quatuor Arod, Julia Bullock, Bretton Brown), i concerti di Arcadi Volodos, Laurie Anderson, Lembit Beecher, Mario Brunello e Giovanni Sollima. Poi la sera tutti al «Jazz Club», con i musicisti del Lincoln Center di New York. Mentre dal pop arrivano Symphonique di Mika, e la voce di Arisa per un live site specific.
Infine l’arte, con le videoproiezioni di David Szuader. E, nel segno di Menotti, il ritorno della «Maratona di Danza» e la nascita della Festival dei Due Mondi Academy per la formazione dei giovani talenti. «Data la mia provenienza, qualcuno si preoccupava che diventasse una kermesse di danza — scherza Cipriani —. Non è andata così».
29 aprile 2026 ( modifica il 29 aprile 2026 | 12:04)
© RIPRODUZIONE RISERVATA