Luca Barbareschi: «Io commosso a Ballando con le stelle? Soffro quando non vengo capito. Sono socialista, ebreo, libero, non di destra»
Corriere della Sera - Cultura

Luca Barbareschi: «Io commosso a Ballando con le stelle? Soffro quando non vengo capito. Sono socialista, ebreo, libero, non di destra»

Mercoledì 29 aprile 2026
3 visualizzazioni

L'attore e regista: «In Italia se non sei del circolino di sinistra non esisti. Non me ne sono andato perché amo troppo le donne, mi sono innamorato, ho fatto sei figli. Spesso vado a Filicudi, lì leggo, suono e parlo coi pescatori»

Guerra in Iran, le ultime notizie in diretta 

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Luca Barbareschi: «Io commosso a Ballando con le stelle? Soffro quando non vengo capito. Sono socialista, ebreo, libero, non di destra»

di Francesca Angeleri

L'attore e regista: «In Italia se non sei del circolino di sinistra non esisti. Non me ne sono andato perché amo troppo le donne, mi sono innamorato, ho fatto sei figli. Spesso vado a Filicudi, lì leggo, suono e parlo coi pescatori»

Torino è tappezzata: Luca Barbareschi in November, una commedia di David Mamet (tradotta dallo stesso Barbareschi), per la regia di Chiara Noschese, sarà al Teatro Alfieri da venerdì a domenica. La storia è talmente contemporanea da essere inquietante, è ambientate durante le presidenziali Usa di novembre in cui il presidente uscente vede le sue possibilità di uscirne vittorioso molto minate da: calo di consensi, fondi sempre più scarsi, minaccia di una guerra nucleare imminente. Ma lui, non è pronto a mollare. (A qualcuno fischiano le orecchie?). Lo salveranno due tacchini…

Barbareschi: «November» è una preveggenza?

«Mamet è un fuoriclasse. Mi mandò questo testo ventuno anni fa. È la riprova che gli artisti precedono ciò che accade. Gli americani fanno sempre così: fanno litigare, poi fanno le guerre, poi arrivano e finanziano la ricostruzione dei Paesi che hanno fatto litigare, prestando soldi e ricostruendo quello che hanno appena distrutto. È successo nelle due Guerre Mondiali, in Sud America, in Medio Oriente, in Iraq, in Iran, in Libia. È un gioco molto furbo che fa diventare ricchi solo loro. Se guarda i numeri di questa settimana, JP Morgan ha fatto un utile di 47 miliardi di dollari. Interessante, no?».

Lei ci ha vissuto in America. Oggi siamo liberi come allora?

«Non dappertutto. In America ho avuto la libertà di dire e fare quello che volevo. Poi ci sono persone che fanno finta di essere artisti ma lavorano per i servizi segreti... Anche in Italia. Per quarant’anni la sinistra ha controllato tutto».

E non le hanno riconosciuto i meriti che le sarebbero spettati?

«Ho portato la drammaturgia contemporanea in Italia, Shepard, Mamet. Ero un fuoriclasse già a vent’anni. I miei film non sono mai stati invitati ai David di Donatello. The Penitent è un capolavoro, nessuno ha fatto un film così nel dopoguerra, con Polanski, scritto da Robert Harris. Ma se non sei del circolino, non esisti».

Come ha incontrato Mamet?

«A vent’anni ero il primo aiuto dell’opera Lirica di Chicago, con Placido Domingo. La sera suonavo da Sorbillo. L’ho conosciuto lì, gli ho detto: “Scrivi benissimo”. E lui: “Let’s do business”. Abbiamo iniziato a collaborare, ho fatto tutta la sua opera, fino a The Penitent, presentato a Venezia».

Perché è rimasto in Italia?

«Perché amo troppo le donne, mi sono innamorato, ho fatto figli, ne ho sei. E poi l’Italia è il Paese più bello del mondo. Ho prodotto anche in America, ma alla fine mi piace stare qui. A Filicudi, soprattutto».

Perché Filicudi?

«Perché lì non c’è niente di quello di cui abbiamo parlato fino ad adesso. Leggo i miei libri, suono il mio pianoforte a coda (mi sono diplomato in direzione d’orchestra), sogno. E basta. Guardo il mare e la bellezza della natura. E parlo con il mio amico pescatore».

Non la riconoscono perché è di destra?

«Di destra sarà lei. Io sono socialista, ebreo, libero. Non sono mai stato uno di loro. Ho sempre fatto la mia strada».

Settant’anni e cinquanta di carriera: le fa impressione?

«No. Me la sono goduta tutta. Ho lavorato con i migliori: Polanski, Woody Allen, il teatro di Mosca, Chicago, Londra. Ho fatto cose meravigliose. A un certo punto uno si stanca. Aiuti tutti e poi ti trovi solo».

Amici nel suo mondo non ne ha neanche uno?

«Nello spettacolo non ci si può fidare di nessuno. Mi sono comprato l’Eliseo e ho fatto lavorare tutti. Ho prodotto più di cento tra fiction e film. Quando ho avuto dei problemi, mi sono girato e non c’era nessuno».

A «Ballando con le stelle», però, l’hanno compresa di più, e lei si è commosso.

«Sì. Sono molto fragile, come tutti gli artisti. Soffro quando non sono capito. Vorrei solo fare il mio mestiere. Non penso che gli artisti cambino il mondo, ma possiamo restituire qualcosa di emotivo al pubblico».

Vai a tutte le notizie di Torino

Iscriviti alla newsletter di Corriere Torino

29 aprile 2026 ( modifica il 29 aprile 2026 | 05:07)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Charles Leclerc atterra a Biella con un volo privato

Leclerc doveva recarsi a Balocco, nel Vercellese, sulla pista privata di Stellantis, per i test con la sua auto. Leclerc è poi tornato nello scalo biellese da cui è ripartito verso Nizza

LA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo