Se a sparigliare le carte arriva la Confcgil
Segnali dal mondo del lavoro. La Cisl si è avvicinata alle posizioni di Cgil e Uil. A fare progressi è anche il dialogo tra sindacati e rappresentanze delle imprese
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Se a sparigliare le carte arriva la Confcgil
Rita Querze | 28 aprile 2026Segnali dal mondo del lavoro. La Cisl si è avvicinata alle posizioni di Cgil e Uil. A fare progressi è anche il dialogo tra sindacati e rappresentanze delle imprese
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Mai visto un così alto livello di coesione tra le parti sociali. Prendiamo i sindacati. La Cisl si è avvicinata alle posizioni di Cgil e Uil e ora i tre confederali si dicono insieme favorevoli a una legge che recepisca un loro eventuale accordo sulla misurazione della rappresentanza. Non era un passaggio scontato. Anche perché fino al settembre scorso la Cisl auspicava piuttosto un «Protocollo della responsabilità» che coinvolgesse anche il governo.
A fare progressi è anche il dialogo tra sindacati e rappresentanze delle imprese. Coinvolte Confindustria, Confcommercio, sigle del mondo cooperativo, e dell’artigianato. L’incontro tra i leader di Confindustria e Cgil, Emanuele Orsini e Maurizio Landini, all’assemblea dei delegati Cgil della scorsa settimana ha mostrato una inattesa comunanza d’intenti.
Inizialmente a favorire questo ricompattamento è stato il timore che il governo favorisse i piccoli sindacati e le piccole associazioni d’impresa (leggi Confsal, Anpit, Ugl, per fare qualche esempio) in nome del contrasto al «monopolio della contrattazione». Da notare, prima ancora del sindacato sono state soprattutto le associazioni datoriali a fiutare il pericolo e a mobilitarsi, e il motivo è semplice: l’emorragia di iscritti verso le associazioni che propongono contratti di lavoro che pagano di meno.
C’è poi una questione strutturale. Dal 2007 a oggi l’Italia ha perso quasi un quarto della produzione industriale. Imprese e sindacati hanno la percezione chiara che se non si blocca questa deriva sarà sempre più difficile rinnovare i contratti. Da qui il bisogno condiviso di misure di rottura per rendere il sistema produttivo più competitivo. Non è un caso se Landini parla di disaccoppiamento dell’energia per abbassarne i costi esattamente come Confindustria. O se Federmeccanica caldeggia l’intervento dello stato per salvare l’ex Ilva esattamente come Fim, Fiom e Uilm.
Ora che il governo ha fatto un passo indietro rispetto all’esercizio della legge delega sulla contrattazione, però, le parti sociali non hanno più alibi. Tocca a loro. O riescono davvero a mettere mano entro l’estate al Patto della fabbrica che regola i meccanismi della contrattazione e al Testo unico della rappresentanza per arrivare a un nuovo «accordo di luglio» come quelli storici firmati dalle parti sociali o l’accasione di fare un passo avanti e rilanciare il ruolo dei corpi intermedi sarà sprecata.
28 aprile 2026
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