Giornata del jazz all'Auditorium: la musica affidata alle giovani generazioni di artisti
La Campus Orchestra, formata da ragazzi fino ai 18 anni e diretta da Nunzi, ospiterà grandi solisti come Bosso Munari con i nuovi talenti Oona Rea e Arabella Rustico
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Giornata del jazz all'Auditorium: la musica affidata alle giovani generazioni di artisti
di Raffaele RoselliLa Campus Orchestra, formata da ragazzi fino ai 18 anni e diretta da Nunzi, ospiterà grandi solisti come Bosso Munari con i nuovi talenti Oona Rea e Arabella Rustico
Arabella Rustico (foto Tommaso Taurisano)
Il jazz più giovane che c’è. «Ed è qualcosa di inusitato. Momenti magici, energia che mi ricorda gli anni della nostra gioventù quando nei locali, nei club della Capitale, cresceva quella generazione di musicisti che oggi sono le colonne del nostro jazz». Parola di Massimo Nunzi, alla guida della Jazz Campus Orchestra, formata da bambini e ragazzi dagli 8 ai 18 anni. Pronti a confrontarsi ogni sabato in un repertorio originale, in residenza presso l’Auditorium Parco della Musica. «E dopo le prove, li devi portare via con la forza pubblica. L’Auditorium ha bisogno di liberare la sala, devono smontare, ma niente, non li schiodi, ogni volta devo fare la voce grossa», racconta.
Il 30 aprile l'International Jazz Day
Saranno loro, i giovani e giovanissimi talenti della Campus Orchestra, i protagonisti dell’«International Jazz Day» a Roma. L’appuntamento che ogni anno, il 30 aprile, l’Unesco dedica al jazz come patrimonio materiale dell’umanità. Si festeggia in tutto il mondo con iniziative che ricordano come questo linguaggio musicale sia «un mezzo per sviluppare e incrementare gli scambi interculturali e la comprensione tra le culture allo scopo di reciproca comprensione e tolleranza».
Doppio appuntamento in Auditorium
Giovedì 30, dunque, doppio appuntamento in Auditorium per una matinée dedicata alle scuole e un concerto alle 20 in cui la Campus Orchestra ospiterà diverse generazioni di solisti: giovani come Oona Rea e Arabella Rustico, grandi solisti come Fabrizio Bosso, Rosario Giuliani, Giorgio Cuscito, una colonna del jazz italiano come Gegè Munari.
«Il jazz è libertà ma anche rischio»
Ci sarà Ava Alami, cantante italiana di origini persiane, per la quale «il jazz porta con sé memoria, identità e resistenza, capacità di evolversi senza perdere il legame con la tradizione». E un cantante e divulgatore come Nick The Nightfly che sottolinea come il jazz sia «libertà ma anche rischio, una conversazione dove tutti possono dire la loro» mentre l’International Day «ricorda al mondo che questa libertà funziona solo se hai voglia di conversare, suonare e vivere insieme con gli altri».
Paolo Fresu e Gegè Telesforo i direttori artistici
Anche quest’anno, direzione artistica affidata a Paolo Fresu e Gegè Telesforo: «Vogliamo dare massimo risalto alle nuove generazioni, cuore pulsante della musica di domani. La testimonianza di una musica in continua evoluzione, una lingua viva che non smette mai di stupirci e soprattutto di emozionarci», dice Gegè.
Insieme come una squadra
Lo stare in orchestra, sottolinea Massimo Nunzi, permette ai giovani e giovanissimi musicisti di essere individui e al tempo stesso lavorare insieme, coordinati. «Sono coesi, fanno gruppo, amano la forma organizzata, che permette loro di alzarsi e attraverso gli assoli emergere individualmente, ma sostenuti da tutti gli altri. Come una squadra dove c’è un goleador, ma tutti contribuiscono a farlo segnare».
Un maestro che non fa sconti
In questo, Massimo Nunzi è un maestro che non fa sconti, non usa carezze: «Una cosa che gli dico e sulla quale si fermano a riflettere veramente: ragazzi, voi avete 15, 16, 17 anni. Tempo fa a New York c’era un signore che si chiamava Edward Kennedy Ellington che lavorava con ragazzi della vostra età, come il sax baritono Harry Carney. Però loro, se non suonavano bene, la sera non mangiavano. Quindi adesso se voi non suonate bene stasera non mangiate. E soprattutto se il pubblico non scatta in piedi e balla, voi non mangiate. Perché arriva un’altra orchestra e suona al posto vostro».
«Echoes of Duke Ellington»
A proposito, giusto nelle scorse serate, alla Casa del Jazz, si sono ascoltati Echoes of Duke Ellington: la prima uscita pubblica della Cdjo, Casa del Jazz Orchestra, diretta da Mario Corvini. Una nuova produzione di Fondazione Musica per Roma. Le istituzioni della Capitale tornano a impegnarsi così in un progetto artistico che unisce visione contemporanea, radici storiche, identità culturale.
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