Noi antifascisti danneggiati da una minoranza aggressiva
Corriere della Sera - Cultura

Noi antifascisti danneggiati da una minoranza aggressiva

Martedì 28 aprile 2026
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Guerra in Iran, le ultime notizie in diretta 

Noi antifascisti danneggiati da una minoranza aggressiva

risponde  Aldo Cazzullo

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Caro Aldo,
ho letto la risposta data al lettore Taliani e non concordo. Il 25 aprile è solo una festa comunista, dei centri sociali, degli antisemiti, dei pro Pal ecc. La Costituzione democratica ce l’hanno anche la Germania e il Giappone senza partigiani. La realtà storica è molto diversa. La guerra l’abbiamo dichiarata noi contro tutto il mondo. Festa della liberazione da chi? E non mi dica che la guerra l’ha voluta solo Mussolini perché sarebbe una follia.
Franco Ferreri

Purtroppo no, il 25 aprile non è la festa di tutti gli italiani. Capisco il suo tentativo, di cui peraltro abbiamo bisogno, di accomunarci tutti insieme in una data così importante per noi, ma c’è il rischio che diventi un tentativo «buonista» che non riconosce che in questo Paese c’è ancora una parte dei concittadini che non si riconosce nella parola sacra «antifascista».
Luca di Giacomo

Cari lettori,
ricevo molti messaggi come quello del dottor Ferreri. Sono la conferma di ciò che sostengo da tempo: noi antifascisti abbiamo perso la guerra della memoria. Non perché gli italiani siano fascisti (tranne qualcuno), ma perché moltissimi italiani, temo la maggioranza, non hanno un giudizio negativo del fascismo. Le ragioni sono molte: il familismo, per cui le scelte dei padri e dei nonni vanno difese sempre e comunque; l’odio e il disprezzo per la sinistra; e il pregiudizio che la Resistenza sia appunto una «cosa di sinistra». Lei, gentile dottor Ferreri, all’evidenza non ha mai sentito nominare il colonnello Montezemolo, Enrico Martini «Mauri», il generale Raffaele Cadorna, Edgardo Sogno, i tre carabinieri fucilati a Fiesole, i dodici carabinieri trucidati alle Fosse Ardeatine. Non ha mai considerato il sacrificio dei soldati italiani che combatterono accanto agli Alleati, dei fucilati di Cefalonia, dei 190 sacerdoti uccisi dai fascisti e dei 120 assassinati dai nazisti, dei 600 mila internati militari in Germania che preferirono restare nei lager dove morirono in almeno trentamila pur di non combattere per Hitler e per Mussolini. La cosa peggiore non è che lei non sappia tutto questo; è che non lo voglia sapere, perché urterebbe con i suoi pregiudizi.
Tuttavia noi antifascisti dobbiamo riconoscere una cosa. Chiusa la stagione un po’ grottesca dell’«antifascismo militante» degli anni 70, recuperata grazie a Ciampi l’idea della Resistenza plurale eppure unitaria, in questi ultimi anni sono cresciuti gruppuscoli minoritari ma rumorosi, che rendono un pessimo servigio alla nostra causa. Per essere chiari, si può essere contro l’alta velocità in Val di Susa; ma questo con l’antifascismo non c’entra nulla. Il manifestante che ha insultato Fiano in quanto ebreo con l’antifascismo non c’entra nulla. L’energumeno con la pettorina che — con quale diritto? — ha allontanato dal corteo del 25 aprile un ottantenne che portava il tricolore italiano, la bandiera europea e la bandiera ucraina, con fare minaccioso e passivo-aggressivo — «non mi metta le mani addosso!», sibilato in faccia a un ottantenne — appartiene di diritto a questa schiera, minoritaria certo, ma di cui non possiamo essere orgogliosi. Perché per la giusta causa dell’antifascismo abbiamo bisogno di alleati, come i giovani di Forza Italia che hanno partecipato al corteo. La logica dei «pochi ma buoni» magari fa sentire qualcuno migliore, ma certo fa il gioco dei fascisti e dei tantissimi anti-antifascisti, che tra l’altro sono al governo.

28 aprile 2026

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