Tariffa, quando non è solo il mercato a stabilire quanto paghi
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Tariffa, quando non è solo il mercato a stabilire quanto paghi

Martedì 28 aprile 2026
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Termine di origine araba, definisce un prezzo stabilito d’autorità in condizioni di monopolio

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Tariffa, quando non è solo il mercato a stabilire quanto paghi

di Paolo Fallai

Termine di origine araba, definisce un prezzo stabilito d’autorità in condizioni di monopolio

Illustrazione di Doriano Solinas

Siamo di fronte a una delle parole sulle quali cadono spesso i nostri discorsi e se ne vanno anche un bel po’ di soldi. La tariffa è un “prezzo stabilito per la vendita di una merce o per il compenso di prestazioni, specialmente se fissato inderogabilmente e d’autorità in condizioni di monopolio: tariffa ferroviaria, tariffa speciale, tariffa ridotta, tariffa professionale dei medici, degli avvocati”. Definizione ed esempi sono tratti dal dizionario di Tullio De Mauro.

Una origine lontana e preziosa. La parola "tariffa" deriva dall'arabo taʿrīfa, che significa "notificazione", derivato di árraf "informare". Il termine si è evoluto per indicare un elenco dei prezzi, in quanto originariamente rappresentava la notifica scritta dei prezzi su tabelle. La prima attestazione in italiano è del 1338 (De Mauro) a conferma di quanto molto presto sia stato ritenuto importante adottare questo termine arabo.

Nella vita quotidiana. Le tariffe si incontrano in numerosi ambiti, principalmente come prezzi prestabiliti per servizi pubblici, utenze o prestazioni professionali. Sono tariffe quelle che paghiamo per le utenze domestiche come luce e gas; nei trasporti, dai biglietti di autobus, metro e tram al costo dei taxi; nel settore sanitario, con le tariffe per visite mediche o esami diagnostici privati. Il ticket sanitario non è una tariffa ma solo una quota di partecipazione alla spesa sanitaria che il cittadino versa al Servizio Sanitario Nazionale per prestazioni di specialistica, diagnostica, farmaci o pronto soccorso non urgenti.

Alla base di una famosa rivolta. Nel capitolo XII dei Promessi sposi, Alessandro Manzoni descrive il clamoroso sbaglio commesso dal gran cancelliere di Milano Antonio Ferrer che durante la carestia del 1638. Imponendo per legge un prezzo del pane (la "meta") bassissimo e slegato dal costo reale del grano (che valeva più del doppio), Ferrer scatenò l'assalto ai forni da parte del popolo e il conseguente svuotamento delle riserve della città. Scrive Manzoni: “Fissò la meta (così chiamano qui la tariffa in materia di commestibili), fissò la meta del pane al prezzo che sarebbe stato il giusto, se il grano si fosse comunemente venduto trentatrè lire il moggio: e si vendeva fino a ottanta”. Nel capitolo successivo, è famosa la battuta di Ferrer a Pedro, il conducente della sua carrozza, quando si trova nel bel mezzo dei tumulti: «Pedro,adelantecon juicio», avanti con prudenza, che ormai è diventato un proverbio.

Il riconoscimento di Cattaneo. Carlo Cattaneo, economista e politico, protagonista del Risorgimento e delle Cinque giornate di Milano nel 1848, rende omaggio al ruolo fondamentale del mondo arabo medievale nella nascita della moderna scienza delle finanze. Scrive nelle sue riflessioni: "Fu solo dagli Arabi, popolo per eccellenza calcolatore e tariffante, ch’ebbe principio quell'ordinamento controllato di finanze che poi propagassi per tutta l’Europa”.

La confusione delle traduzioni superficiali. Nell’inglese moderno e in particolare nel linguaggio politico americano la parola tariff viene usata per indicare i dazi. Oggi, in italiano, tariffe e dazi non sono la stessa cosa: i dazi sono una forma specifica di tassa doganale, mentre la tariffa indica il sistema, la lista o il prezzo stabilito per un servizio. Quindi, tradurre letteralmente "tariffs" con "tariffe" invece di "dazi" è un errore.

Una etimologia fantasiosa. Alcuni anni fa, i linguisti del sito unaparolaalgiorno.it  occupandosi del termine tariffa hanno  raccontato “una proposta etimologica fascinosa ma priva di fondamento, circa questa parola: si vorrebbe che derivasse dal nome della città spagnola di Tarifa, eponima del comandante berbero Tarīf ibn Malik, che la conquistò agli inizi dell’VIII secolo, posta all’estremo sud della penisola iberica - la punta d’Europa che sfiora l’Africa. Secondo questa proposta, il nome deriverebbe dai pirati che incrociavano per il mare presso Tarifa, rubando o imponendo dazi. Ma non è così, o almeno è altamente improbabile che lo sia; comunque l’etimologia più accreditata di questa parola si conferma araba - naturalmente mutuata dai più grandi mercanti del mediterraneo”.

L’ignoranza dei nostri tempi. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, all’inizio del suo secondo mandato, ha emanato una serie di provvedimenti aumentando i dazi che hanno colpito quasi tutte le merci importate nel paese. Così tariffs è stata una delle parole che ha pronunciato più spesso. “Chissà se qualcuno ha detto al presidente Trump - si è chiesto il linguista Giuseppe Antonelli durante la prima edizione della Pavia Innovaton Week - che quella parola tariff che ama tanto è di origine araba?” 

28 aprile 2026

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