Bressanone, luci di pace al Water light festival: «Il percorso in centro storico diventa luogo di sperimentazione»
Durante il Water light festival artiste e artisti da tutto il mondo trasformeranno la città in una esposizione a cielo aperto
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Bressanone, luci di pace al Water light festival: «Il percorso in centro storico diventa luogo di sperimentazione»
di Silvia M.C.SenetteDurante il Water light festival artiste e artisti da tutto il mondo trasformeranno la città in una esposizione a cielo aperto
Bressanone si prepara al suo momento più fecondo, in cui la pietra dei palazzi e il movimento dei fiumi si fanno materia «riflettente». Da martedì e fino al 16 maggio la città vescovile torna a essere l’epicentro di una sperimentazione che usa la luceper sollevare questioni etiche sotto l’egida del tema della pace. Il Water Light Festival 2026 si presenta con un’ossatura internazionale robusta, unico avamposto italiano del network europeo Imagine Peace che collega il Brennero a Copenaghen, Essen, Oslo e Pola. Ma l’ambizione globale non svia dalla forza di questa edizione: un radicamento territoriale che trasforma il festival in un organismo vivente nutrito dalle memorie, dai materiali e dalle voci di chi abita quotidianamente gli spazi urbani.
Installazioni in centro storico
Il percorso che si snoda tra il centro storico, l’Areale Schenoni e il Forte di Fortezza è un’analisi del presente eseguita con il bisturi della luce. Nina Stricker, curatrice, ha tessuto una rete di collaborazioni che porta l’arte locale a farsi espressione di comunità. Lo si percepisce nel quartiere di Stufles, dove Sophie Guyot presenta «The Stardust Memory Project». Qui il concetto di radiazione fossile applicato alle stelle si riverbera sulle esistenze umane: proiezioni raccontano storie di famiglie brissinesi come quella del pittore Martin Rainer, trasformando archivi fotografici privati in un campo di memoria collettiva grazie anche ai testi poetici di Nadia Rungger.
Altrove, la riflessione sulla pace e sul conflitto si fa materica e sporca. Nell’ex caserma Schenoni la scultura interattiva «Water (F)light» della Mutoid Waste Company mette in scena il volo di un airone, antico simbolo di rinascita, realizzato interamente con materiali di recupero reperiti sul posto grazie alla collaborazione con associazioni locali come Rex e Helfende Hände. Non è un’opera importata, ma un manufatto che nasce dalle scorie del territorio grazie al contributo di artisti altoatesini come Hartwig Thaler ed Alexander Wierer. Questo approccio critico prosegue con «+3° Hot Machines» del duo Liminal State: nebbia radente rivela i flussi termici invisibili generati da monitor e lampade, rendendo tangibile l’energia invisibile e il calore che surriscalda l’ambiente.
Il rapporto tra architettura e luce
L’imponenza architettonica di Bressanone viene costantemente sfidata. Se la Torre Bianca ospita la proiezione di Eva Esmann Behrens nata dai workshop creativi con i residenti, piazza del Duomo diventa, con il collettivo spagnolo Luzinterruptus, un archivio di «pagine bianche»: migliaia di libretti illuminati invitano i passanti a lasciare tracce anonime, disegni o pensieri in un processo di democratizzazione del messaggio che ridefinisce il senso dello spazio pubblico sera dopo sera. Non c’è gerarchia tra l’opera internazionale e la parola dell’abitante: tutto concorre a un mosaico di intenzioni che il vento e la luce ricompongono costantemente. La sezione internazionale offre vette di astrazione e poesia visiva. Lo studio Playmodes, con «Horizon» alla Scuola di Musica, lavora sui limiti della percezione spaziale, mentre il cinese Gan Jian alla Hofburg costruisce una simmetria monumentale dove tecnologia e sacro si incontrano in un raggio di luce verticale. Al Forte di Fortezza l’installazione sonora «A Mesa Usc» di Kokoschka Revival compie un’operazione di cucitura culturale profonda: le registrazioni della memoria orale femminile e dei canti popolari ladini, affidate a interpreti come Anita Obwegs e le sorelle Willeit, connettono identità in uno spazio di frontiera attraverso la consulenza scientifica di Barbara Kostner.
Le performance individuali
Nelle performance individuali il festival tocca le corde più intime. Giulio Boccardi, nella Vertikale, accetta la sfida della stasi e della sottrazione: per sette giorni rimane sospeso in aria, ammainando una bandiera bianca al tramonto, trasformando l’atto della resa in un gesto di forza spirituale. Speculare a questa tensione è la dolcezza della sabbia mossa dalla luce nello spettacolo «Imagine Peace» del gruppo ucraino Lysteater nella Collegiata della Madonna, dove la fragilità della vita umana viene raccontata attraverso lo sguardo di madri segnate dall’esilio. Bressanone, candidata ai World Experience Awards 2026, si conferma un laboratorio in cui l’arte della luce cerca una via d’uscita collettiva.
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28 aprile 2026
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