Pompei, l’Intelligenza artificiale fa rivivere chi fuggiva dalla lava
Corriere della Sera - Cultura

Pompei, l’Intelligenza artificiale fa rivivere chi fuggiva dalla lava

Martedì 28 aprile 2026
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Il risultato della collaborazione tra il Parco Archeologico e l’Università di Padova. Ricostruita l'immagine di un uomo che scappò con il mortaio sulla testa per proteggersi dalla pioggia di lapilli

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Pompei, l’Intelligenza artificiale fa rivivere chi fuggiva dalla lava

di Gimmo Cuomo

Il risultato della collaborazione tra il Parco Archeologico e l’Università di Padova. Ricostruita l'immagine di un uomo che scappò con il mortaio sulla testa per proteggersi dalla pioggia di lapilli

Un giovane pompeiano morì travolto dal flusso piroclastico, una nube ardente di cenere e gas ad altissima temperatura, mentre cercava di allontanarsi dalla città antica per raggiungere la costa. L’altro, di età più adulta, era già morto qualche ora prima sotto la pioggia di lapilli: inutile il tentativo di proteggersi con un mortaio di terracotta ritrovato accanto al corpo. Aveva con sé anche una lucerna, utilizzata probabilmente per orientarsi in quell’inferno tenebroso che era diventata la cittadina vesuviana dopo l’inizio dell’eruzione del 79 d. C. Portava un anello di ferro al mignolo sinistro e aveva con sé un gruzzolo di monete di bronzo.

Lo scheletro della vittima con il mortaio affianco

L’estremo tentativo di quest’ultimo sventurato richiama le descrizioni di Plinio il Giovane che riferì in una lettera che le persone in fuga dalla furia del vulcano provassero a difendersi dal materiale eruttivo con cuscini o oggetti legati sulla testa. La ricostruzione di quest’ultima, drammatica scena è stata effettuata grazie a strumenti di intelligenza artificiale usati per la prima volta dal Parco archeologico in collaborazione con l’Università degli studi di Padova. Il modello digitale, che propone la ricostruzione della seconda vittima, è stato generato attraverso una combinazione di software di intelligenza artificiale e tecniche di fotoritocco, con l’obiettivo di restituire un’immagine scientificamente fondata ma accessibile a tutti.
La ricostruzione rappresenta un prototipo sperimentale, pensato per rendere i risultati delle ricerche archeologiche maggiormente accessibili a un pubblico di non specialisti.

«Pompei è forse il luogo più prestigioso al mondo per la ricerca archeologica – dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli – dove ogni nuova scoperta illumina in modo entusiasmante la trama della vita antica. Le indagini condotte con questi scavi dimostrano che le metodologie innovative, utilizzate con rigore, possono regalarci nuove prospettive storiche. È in questa direzione che il ministero della Cultura intende proseguire: rafforzare lo studio e la tutela del nostro patrimonio, sostenendo la ricerca e ampliando la capacità di trasmettere conoscenza in modo sempre più efficace». 

Pompei, i ricercatori creano un'immagine di un uomo in fuga dall'eruzione con l'intelligenza artificiale

Sulla nuova iniziativa si esprime anche il direttore del parco Gabriel Zuchtriegel. «La vastità - afferma - dei dati archeologici a Pompei e oltre è ormai tale che solo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale saremo in grado di tutelarli e valorizzarli adeguatamente. Ed è importante che noi archeologi ce ne occupiamo in prima persona, perché altrimenti lo faranno altri al posto nostro che non hanno le basi umanistiche e scientifiche necessarie. Se usata bene, l’IA può contribuire a un rinnovamento degli studi classici, raccontando il mondo classico in maniera più immersiva. Visitare Pompei o imparare il latino, essenzialmente, significa fare un’esperienza profonda, unica e bellissima, e le ricostruzioni ci aiutano a coinvolgere più persone in questa avventura».

Nel prossimo luglio, nel Parco, al tema dell’intelligenza artificiale sarà dedicata l’edizione 2026 di «Orbits - Dialogues with Intelligence. Habitat - Disegnare la società post AI». Tra i protagonisti dell’importante appuntamento il professore Luciano Floridi founding director del Digital Ethics Center a Yale. Il filosofo ha così commentato: «L’uomo di Pompei fuggiva con un mortaio sul capo, una lucerna in mano, e dieci monete: portava ciò che gli sembrava utile per orientarsi nel buio. Duemila anni dopo, l’IA ci aiuta a ricostruire i suoi ultimi momenti. Il caso parla a tutte le discipline umanistiche. L’IA non sostituisce l’archeologo. Sotto il suo controllo, ne amplia e approfondisce le potenzialità; e rende accessibile a molti ciò che prima era leggibile solo per pochi».

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