Se la sinistra perde la bussola della memoria antifascista
Manifestazioni per il 25 Aprile. A chiedere di cacciare la Brigata ebraica dal corteo di Milano non erano solo fanatici invasati. Il Partito democratico non ha dimostrato alcuna capacità di gestione degli eventi
Se la sinistra perde la bussola della memoria antifascista
Maurizio Caprara | 27 aprile 2026Manifestazioni per il 25 Aprile. A chiedere di cacciare la Brigata ebraica dal corteo di Milano non erano solo fanatici invasati. Il Partito democratico non ha dimostrato alcuna capacità di gestione degli eventi
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Quella del 25 aprile tra Corso Venezia e via Senato a Milano è stata una delle pagine più cupe nella storia della sinistra italiana. A chiedere di cacciare la Brigata ebraica dal corteo non erano solo fanatici invasati, ma donne dall’aria tranquilla, ragazze in abiti estivi che nella Gaza retta da integralisti islamici non sarebbero mai consentiti, popolo della sinistra. Il Partito democratico non ha dimostrato alcuna capacità di gestione degli eventi, lasciando sotto gli insulti la sua deputata Lia Quartapelle ed Emanuele Fiano di «Sinistra per Israele». Sinistra, non l’ultradestra del governo di Benjamin Netanyahu. Invece che da partiti progressisti le persone dietro lo striscione della Brigata ebraica erano protette da City Angels, carabinieri e polizia.
Il 25 aprile fu il momento di massima unità tra le forze antifasciste. L’insurrezione fu permessa dal convergere di posizioni che andavano da quelle di monarchici a quelle dei comunisti, accomunate dal voler abbattere il nazifascismo.
A chiedere di espellere le decine di persone precedute da due bandiere vicine, una con la stella di Davide e una palestinese, sabato sono stati italiani che ignorano la realtà dei fatti o ne sono infastiditi: antifascisti furono gli ebrei Leo Valiani, Umberto Terracini, Eugenio Curiel ucciso dalle Brigate Nere, Eugenio Colorni coautore del manifesto di Ventotene, Misha Kamenetzky arruolatosi nello Psychological warfare branch che condivideva lo pseudonimo di Ugo Stille con Giaime Pintor. Il Gran Muftì di Gerusalemme appoggiava il nazismo.
Da uno dei carri in corteo è stata cantata La ballata del Pinelli che addebita a Luigi Calabresi la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli. La storia però non ha individuato una colpevolezza del commissario ucciso da militanti di Lotta continua.
E preoccupante è sentir gridare «assassini» a italiani con la stella di Davide. Una sinistra così inconsapevole delle proprie origini è destinata a incagliarsi nella sua vocazione minoritaria.
27 aprile 2026
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