«A cosa serve dirci fieri antifascisti cantando ‘Bella Ciao’, se poi non riconosciamo un fascista come Putin quando ce l’abbiamo davanti?»
La domanda di Francesca Melandri, nel romanzo «Piedi freddi» uscito per Bompiani sembra scritta per il 25 aprile
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«A cosa serve dirci fieri antifascisti cantando ‘Bella Ciao’, se poi non riconosciamo un fascista come Putin quando ce l’abbiamo davanti?»
di Francesco ChiamuleraLa domanda di Francesca Melandri, nel romanzo «Piedi freddi» uscito per Bompiani sembra scritta per il 25 aprile
«A cosa serve dirci fieri antifascisti cantando ‘Bella Ciao’, se poi non riconosciamo un fascista come Putin quando ce l’abbiamo davanti?» Questo si chiede, con tutta la semplice schiettezza del mondo, Francesca Melandri, nel bel romanzo/racconto «Piedi freddi» (Bompiani). Uscito l’anno scorso, sembra scritto, il libro di Melandri, per il 25 aprile 2026. Chiunque abbia deciso di affidare il servizio d’ordine delle manifestazioni a militanti comunisti come tale Giacomo Marchetti, che caccia l’anziano ex docente Tino Ferrari con la bandiera ucraina ed europea, chiunque abbia consentito che altri manifestanti con la stessa bandiera venissero presi a male parole e malmenati, che la Brigata Ebraica fosse coperta di insulti antisemiti tra le bandiere di Hezbollah, dovrebbe leggersi il libro di Melandri.
La storia
Partendo dai ricordi del padre, Franco, a sua volta figlio di Raoul, capostazione di Rovigo con il «cuore repubblicano» e «mangiapreti», Melandri parla di oggi, della nostra Italia che non sa nemmeno più riconoscere il proprio passato. Il papà era infatti un Alpino che partecipò alla campagna di Russia, e sebbene anche lui, scampato a quella avventura, fosse stato vittima del gelo e di grandissime pene, non si possono fare sconti alla verità della Storia: altro che «brava gente», i nostri padri e nonni in quei territori ucraini, allora soggetti a loro volta al dominio sovietico, ci andarono per portare la guerra. Eppure non c’erano solo gli italiani invasori, spesso mezzi veneti come Franco, che prestava servizio nel Battaglione Vicenza (Divisione Julia). Gli italiani sono anche gli altri.
I giovani italiani in Russia
«Anche noi siamo stati un paese di giovani che hanno preso il fucile contro un invasore. E nessuno più del comandante Max della Brigata Garibaldi e i suoi compagni provò quell’insopprimibile amore che può trasformare persone comuni, mediocri perfino, in eroi. La loro memoria però è stata chiusa a chiave in una teca dorata e polverosa. Ne è rimasta solo la retorica», scrive Melandri. «Che scocciatura dover ammirare i coraggiosi. Ah, questi benedetti ucraini. Che sono nazionalisti, ovvero non hanno voglia di tornare nella violenta casa del Russkij Mir. Che combattono contro imperialismi, colonialismi, militarismi e altri -ismi, diversi da quelli contro cui da decenni noi scendiamo in piazza, di cui quindi non capiamo niente. Che difendono la loro libertà e democrazia con le armi in pugno, anzi peggio, indossando l’uniforme di un esercito regolare. Che non si accontentano di una pace qualsiasi, la vogliono anche giusta, questi esagerati. Ammettiamolo: nessuno è irritante quanto gli eroi». Dedicato a tutti quelli che distorcono a tal punto la festa della Liberazione da trasformarla nel suo contrario.
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27 aprile 2026 ( modifica il 27 aprile 2026 | 20:09)
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