Ercole, dalla mitologia all'arte
Il figlio di Zeus e di Alcmena, simbolo di forza, coraggio e redenzione, ha ispirato artisti di tutte le epoche, che hanno catturato il suo vigore (ma anche le sue debolezze) attraverso diverse tecniche e stili.
MARTEDì 28 APRILE 2026
Ercole, dalla mitologia all'arte
Il figlio di Zeus e di Alcmena, simbolo di forza, coraggio e redenzione, ha ispirato artisti di tutte le epoche, che hanno catturato il suo vigore (ma anche le sue debolezze) attraverso diverse tecniche e stili.
di STEFANO BUCCIErcole, Heracles nella mitologia greca, è sicuramente una delle figure più emblematiche e più rappresentate dell’arte antica e moderna. Figlio di Zeus e di Alcmena, simbolo di forza, coraggio e redenzione, ha ispirato artisti di tutte le epoche, che hanno catturato il suo vigore (ma anche le sue debolezze) attraverso diverse tecniche e stili. Nell’arte antica, la raffigurazione di Ercole era strettamente legata ai temi della forza e della vittoria, ma con il tempo, la sua figura si sarebbe evoluta, assumendo connotazioni più umane e dettagli più realistici,specialmente nel Rinascimento, dove venne riscoperta la sua complessità psicologica.
Uno dei più rappresentativi esempi di scultura romana è quello in marmo risalente circa al II secolo d.C., conservato a Firenze, nel Cortile dell’Ammannati di Palazzo Pitti. Raffigura Ercole mentre solleva Anteo,il gigante figlio di Poseidone, durante una delle sue dodici fatiche (in alto). La scena esprime la forza titanica del semidio e la vittoria sul nemico grazie alla tensione muscolare plasmata con grande maestria, evidenziando il realismo anatomico e l’espressione di sforzo e determinazione.
Ancora Ercole è protagonista dell’affresco (staccato) di Piero della Francesca (1412 circa-1492), databile a dopo il 1465 e conservato oggi all'Isabella Stewart Gardner Museum di Boston (qui sopra un particolare). Si tratta dell'unico soggetto profano conosciutonella produzione artistica del maestro di Sansepolcro. La posa, come tipico nelle opere di Piero, è statica e solenne mentre il volto, incorniciato da folti capelli corvini, è serio e pensoso, e guarda leggermente di lato fuori dal dipinto. Il torace è modellato anatomicamente sul modello delle statue antiche e la luce chiarissima annulla quasi le ombre, pur senza diminuire il senso tridimensionale del volume del corpo. Tutti elementi stilistici che avvicinano l'opera agli affreschi della «Leggenda della Vera Croce» di Arezzo, in particolare alla scena della Morte di Adamo dove, tra le figure nude, compare un fanciullo appoggiato a un bastone che sembra richiamare la figura di Ercole.
Commissionato dall'imperatore Rodolfo II, l'Origine della Via Lattea (1575-1580, olio su tela, Londra, National Gallery; qui sopra) di Tintoretto (1518-1594) ritrae la nascita della Via Lattea secondo la mitologia greca.Con Zeus che, approfittando del sonno della moglie Era, le attacca al seno il figlio Eracle, avuto con la mortale Alcmena, perché solo succhiando dal petto della madre degli dei il semidio avrebbe potuto ottenere l'immortalità. Il piccolo agguantò un seno della dea con troppa forza e la svegliò, facendo schizzare parte del latte verso il cielo, creando così la Via Lattea, mentre le gocce cadute a terra diedero origine a gigli. Il dipinto è incompleto, dato che la parte inferiore della tela fu asportata in data imprecisata. I colori vivi, i dettagli accurati, come le perle che ornano i capelli di Giunone o il bordo ricamato del baldacchino, la composizione mossa con figure in diagonale e l'invenzione dello scorcio ardito del corpo di Giove, fanno del dipinto uno di quei «teatri pittorici» per cui Tintoretto è universalmente considerato un maestro.
Realizzato intorno al 1595 Ercole e il Leone di Nemea di Annibale Carracci (1560-1609), a Palazzo Sampieri a Bologna (qui sopra), fa parte del ciclo delle «Fatiche di Ercole» che rappresenta le imprese dell’eroe attraverso composizioni dinamiche e drammatiche. In questa scena, in particolare, Ercole si misura con il leone di Nemea, simbolo della sua prima fatica. La tensione nella postura dell’eroe, i contrasti cromatici e la resa realistica dei dettagli anatomici rendono l’opera un esempio di come i soggetti mitologici venissero interpretati per esaltare il vigore fisico e il senso del dovere.
Arturo Martini (1889-1947) è stato fra i protagonisti dell’arte italiana del primo Novecento. Nel 1936 presenta alla Triennale di Milano il monumento Ercole. Il leone di Giuda, raffigurazione simbolica del conflittoche vide contrapposti il Regno d’Italia e l’Impero d’Etiopia tra il 1935 e il 1936. La monumentale opera, riecheggiando la grande statuaria greca ed etrusca, rappresenta un'importante testimonianza storica e artistica del classicismo del regime. In linea proprio con quella retorica trionfalistica Ercole – personificazione del fascismo – viene raffigurato da Martini nell’atto di calpestare le zampe anteriori del leone, emblema dell’Abissinia. Di quel monumento restano un bozzetto in gesso e la versione frammentaria in bronzo esposta nel salone del Castello Gamba, in Valle d’Aosta (sopra).
Su «la Lettura» #752, disponibile in edicola e in questa App, l'articolo di Stefano Bucci sulla mostra «Herkules. Held und Antiheld» (Ercole. Eroe e Antieroe) che fino al 28 giugno alla Gemäldegalerie Alte Meister / Staatlichen Kunstsammlungen di Dresda, in Germania, accosta pitture, sculture e pezzi di arte applicata per mostrare i diversi volti del semidio greco.
27 aprile 2026 ( modifica il 27 aprile 2026 | 19:51)
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