Erwin Rommel e la visita al cimitero di Longarone: storia di una fake news
Corriere della Sera - Cultura

Erwin Rommel e la visita al cimitero di Longarone: storia di una fake news

Lunedì 27 aprile 2026
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Nel 1917 dopo Caporetto il tenente cercò tracce dei parenti della moglie Lucie Mollin, di presunta origine italiana. Ma la verità è un’altra

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Erwin Rommel e la visita al cimitero di Longarone: storia di una fake news

di Alessandro Torato

Nel 1917 dopo Caporetto il tenente cercò tracce dei parenti della moglie Lucie Mollin, di presunta origine italiana. Ma la verità è un’altra

Pirago, frazione di Longarone, 10 novembre 1917. Un esile tenente tedesco si aggira tra le tombe del cimitero. I suoi occhi di ghiaccio cercano un cognome: Molin. La moglie Lucie Mollin, prussiana di nascita, gli ha sempre detto che il ramo paterno della sua famiglia ha origini longaronesi e che quella elle in più è stata aggiunta per errore dall’anagrafe. Quel giovane ufficiale è venerato dai suoi sottoposti: lungo la sua marcia da Caporetto a Longarone ha catturato con pochi uomini migliaia di prigionieri italiani. Ma sarà la Seconda guerra mondiale a consegnarlo ai libri di storia come la «Volpe del deserto». Sì, è lui: Erwin Rommel. 

Qualcosa che non torna

Di quella visita di Rommel al cimitero di Pirago se ne parla da molto tempo a Longarone, se ne è scritto sulla stampa, se ne legge in rete. Ma, lo vedremo, c’è qualcosa che non torna. Anche la voce «Rommel» su Wikipedia quando afferma che «sua moglie, Lucia Maria Mollin detta Lucie, è nata a Danzica il 6 giugno 1894 da immigrati italiani di Longarone» non cita alcuna fonte. Fake news? Molto ma molto probabile. Per capirne qualcosa in più facciamo un passo indietro negli anni e spostiamoci dalla valle del Piave a una millenaria e meravigliosa città sul Mar Baltico, crocevia tra cultura tedesca e polacca: Danzica.

I balli del circolo ufficiali

Siamo nel 1911 e la Polonia non esiste: se la sono spartita nella seconda metà del ‘700 Prussia, Russia e Austria. Danzica è prussiana e secondo un censimento del 1910 il 95% della popolazione è di etnia tedesca. Nella locale, rinomata accademia militare, giunge un promettente ragazzo svevo, figlio di un professore di matematica. Si chiama Johannes Erwin Eugen Rommel. Una sera, partecipando ad uno dei tanti balli organizzati al circolo ufficiali a cui sono invitate le più belle ragazze della città, conosce la sua futura moglie, Lucie Marie Mollin. Lucie è figlia di Bernhard Mollin, anch’egli insegnante, mancato un anno prima, e Francisca Pauline Veronica von Malotka Trzebiatowski, esponente di una delle più blasonate famiglie casciube. E qui bisogna aprire una parentesi. I casciubi sono una popolazione slava fierissima e cattolicissima, storicamente stanziata in Pomerania, la regione polacca a cui appartiene Danzica. Tremenda fu la loro sorte lo scorso secolo. Quando i nazisti occuparono la Polonia, essi non furono considerati Untermenschen, «subumani», come gli altri polacchi, ma ammessi nella terza categoria della Deutsche Volksliste, la lista dei polacchi passibili di germanizzazione, in quanto Eingedeutschte, già parzialmente germanizzati. Nonostante non pochi casciubi abbiano preso parte alla resistenza polacca (anche un cugino di Lucie, padre Edmund Roszczynialski, fu arrestato e fucilato dalla Gestapo, benché Rommel fosse intervenuto per salvarlo), dopo la guerra in Polonia furono in genere tacciati di collaborazionismo e costretti all’emigrazione. Moltissimi ricostruirono le loro vite negli Stati Uniti, portando con sé anche preziosi documenti storici, come i registri parrocchiali o anagrafici dei loro paesi d’origine. 

Nella biblioteca dello Utah

Nella biblioteca di Salt Lake City, nello Utah, ad esempio, ritroviamo il certificato di nascita di Lucie, che ci dice essere nata a Großliniewo (oggi Liniewo) il 6 giugno del 1894 alle dieci di sera da Bernhard Mollin e Franziska Mollin nata von Malottki (uno dei tanti modi di scrivere quel cognome). Bernhard Mollin è indicato come Lehrer, insegnante, non proprietario terriero, come si legge in alcune biografie di Rommel. E le sue origini non proprio altolocate sono confermate nell’albero genealogico i cui rami abbiamo risalito. Padre di Bernhard è infatti Theodosius (1841-1909), umile Töpfer (vasaio) che ebbe altri 14 figli, otto maschi e sei femmine. Theodosius è a sua volta figlio, probabilmente illegittimo (è l’unico di cui manca l’atto di nascita) di Andreas (1780- 1810) nonché fratellastro di Hilarius, il cui nome compare nella voce «padrino» nel certificato di nascita di Bernhard. Arriviamo quindi alla fine del Settecento senza alcuna traccia di ascendenza italiana. Non solo: il cognome Mollin è diffusissimo in tutta l’area prussiana, ne troviamo menzione addirittura dai tempi della dominazione teutonica.

Le origini italiane

Sappiamo poi per certo che il matrimonio tra Erwin e Lucie fu contrastato da Franziska per motivi religiosi (Erwin era protestante) ma anche per lei non deve essere stato facile introdurre in famiglia il figlio di un vasaio e non è da escludersi che fregiarsi di origini italiane possa essere stata una strategia attuata da Bernhard per colmare con un tocco di esoticità il divario sociale con la famiglia Malotka. A sua volta per Lucie, durante il nazismo moglie del feldmaresciallo più famoso del Terzo Reich, dichiarare tali ascendenze poteva servire per attenuare le sue origini polacche. Anche per Manfred Rommel (1928-2013), l’unico figlio di Erwin e Lucie, dichiararsi discendente di italiani ebbe una certa utilità. Stimato sindaco di Stoccarda ininterrottamente dal 1975 al 1997 è infatti ancor oggi ricordato per le politiche di accoglienza nei confronti degli immigrati italiani. Comunque sia, gli unici a parlare delle origini italiane di Lucie furono la stessa Lucie e Manfred e non è un caso che sia Desmond Young che Daniel Irving, tra i più noti biografi di Rommel, gli unici a menzionare l’italianità di Lucie, citino come fonti privilegiate dei loro studi proprio Lucie e Manfred. Infine torniamo a Longarone. Rommel nel suo diario di guerra non fa cenno ad alcuna visita al cimitero. 

Per i longaronesi e per qualunque sconfitto è sempre meglio essere conquistati da una celebrità piuttosto che da un ufficiale qualsiasi. Se poi certa storiografia su quel condottiero ha costruito il (falso) mito del «buon soldato tedesco» non compromesso con il regime nazista, meglio. Concludendo, le origini italiane di Lucie Marie Mollin paiono costituire uno dei casi più affascinanti di invenzione della memoria in cui convergono quattro interessi strategici: quello di Bernhard, quello di Lucie, quello di Manfred e quello dei longaronesi. Nel cimitero di Pirago, spazzato via da altra ben nota tragedia, sino a prova contraria, nessun tenente tedesco ha mai cercato la tomba di un Molin.
info@alessandrotortato.

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27 aprile 2026 ( modifica il 27 aprile 2026 | 16:52)

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