Il 25 aprile con slogan e bandiere fuori luogo
Il 25 aprile con slogan e bandiere fuori luogo
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Caro Aldo,
ero alla celebrazione del 25 aprile a Milano, in Corso Venezia, per onorare la memoria di mio padre e di mio nonno che entrò al fianco del sindaco Greppi in questa città liberata. Socialisti veri, che i veri fascisti hanno conosciuto. Non ci sarò più. Gli sguardi d’odio che ho visto, le parole e gli slogan che ho udito, la vuota, liberatoria, ideologica e irrazionale veemenza che li producevano, sono una ferita difficilmente rimarginabile.
Alberto Maria Brazzelli
Mi trovavo nel gruppo dell’Anpi, dietro di me c’erano gli striscioni «Voci ebraiche per la pace» e «Ebree ed Ebrei contro il fascismo», la gente intorno applaudiva al loro passare. Perché insieme al giusto stendardo della Brigata Ebraica c’erano le bandiere di Israele? E degli Usa?
Daniela Boni
Cari lettori,
i cortei del 25 aprile più sono ampi, meno sono divisivi, meglio riescono. Decisamente quello di Milano non è riuscito bene, nonostante segnali preziosi come la presenza dei giovani di Forza Italia. Con l’autorevolezza morale di una superstite di Auschwitz, Edith Bruck ha detto che non è opportuno portare a un corteo sul 25 aprile la bandiera di Israele, per tacere dei cartelli inneggianti a Trump e Netanyahu. Analogamente si può dire che non sia opportuno portare la kefiah. Non perché non si possa manifestare contro Hamas, che ha commesso crimini contro gli ebrei e ha reso un pessimo servigio al suo popolo; o contro Netanyahu, il cui esercito ha commesso crimini contro i palestinesi e ha reso un pessimo servigio alla causa dell’ebraismo. Ma il 25 aprile non è il momento giusto. Se poi volete la mia impressione, a chi inneggia a Netanyahu o a chi grida a Fiano «saponetta mancata» del 25 aprile non importa nulla: è lì per andare contro altri, non in nome dell’unità antifascista; approfitta del contesto per esprimere le sue idee di parte, mentre il 25 aprile dovrebbe ricordare la prodigiosa unità che seppero trovare repubblicani e monarchici, comunisti e liberali, cattolici ed ebrei contro il nazifascismo. Per fortuna chi inneggia a Netanyahu o chi insulta Fiano rappresenta una piccola minoranza tra migliaia e migliaia di manifestanti pacifici. La presidente del Consiglio ha scritto sui social: «Se questi sono coloro che difendono la democrazia, abbiamo un problema». Però non ha detto una parola sui due manifestanti dell’Anpi feriti a colpi di pistola ad aria compressa da un fascista a volto coperto, né sui fascisti che a Dongo si sono ritrovati per salutare romanamente il Duce e i suoi gerarchi. Una scena che in Germania non sarebbe possibile.
27 aprile 2026
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