Fare sport da combattimento, occuparsi della casa, andare in giro con lo zaino in spalla: roba da uomini o da donne? Ecco come lavorano gli stereotipi di genere
Corriere della Sera - Cultura

Fare sport da combattimento, occuparsi della casa, andare in giro con lo zaino in spalla: roba da uomini o da donne? Ecco come lavorano gli stereotipi di genere

Lunedì 27 aprile 2026
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Le ricerche Ipsos per Valore D condotte sugli 11-14 enni e sui 16-21 enni, per capire come cambiano le opinioni, come si rafforzano o sradicano i pregiudizi. Le professioni più amate? Ingegnere per i ragazzi, medico per le ragazze

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Fare sport da combattimento, occuparsi della casa, andare in giro con lo zaino in spalla: roba da uomini o da donne? Ecco come lavorano gli stereotipi di genere

di Valentina Santarpia

Le ricerche Ipsos per Valore D condotte sugli 11-14 enni e sui 16-21 enni, per capire come cambiano le opinioni, come si rafforzano o sradicano i pregiudizi. Le professioni più amate? Ingegnere per i ragazzi, medico per le ragazze

I ragazzi sognano di fare gli ingegneri, gli sportivi, i medici, i militari, gli informatici, i professionisti sanitari. Le ragazze mettono al primo posto dei loro sogni/desideri per il futuro la professione di medico, dell'insegnante, dell'estetista/parrucchiera, della veterinaria, la professione sanitaria. Eccoli stampati nero su bianco ancora una volta i caratteri degli stereotipi di genere nella società, nella fotografia delle ricerche Ipsos per Valore D condotte sui più giovani, proprio per capire come e quando gli stereotipi si formano.

La prima indagine, Inspiring Girls, vede come protagonista un campione di 500 studenti e studentesse delle scuole secondarie di primo grado, di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, iscritti all’anno scolastico 2025-2026.
Una parte delle domande è stata sottoposta anche ai genitori, coinvolti per reperire i figli in target. L’indagine è stata condotta online nel mese di ottobre 2025. La seconda indagine ha visto coinvolto un campione di 800 studenti e studentesse delle scuole secondarie di secondo grado e dell’Università, di età compresa tra i 16 e i 21 anni, iscritti anche loro all’anno scolastico 2025-2026. Questa rappresenta la seconda edizione dell’indagine Wanter, dopo quella condotta nel 2021. L’indagine è stata condotta online nel mese di dicembre 2025.

Il primo aspetto che viene indagato è la fiducia nel futuro. I dati 2025 confermano un trend negativo: la fiducia nel proprio futuro diminuisce progressivamente con l’età. Tre studenti e studentesse su quattro delle scuole medie (74%) si dichiarano fiduciosi rispetto al proprio futuro e alla possibilità di raggiungere i propri obiettivi. Tuttavia, questa percentuale presenta significative variazioni in base all’età: si passa dall’81% in prima media al 69% in terza media, evidenziando come già nel corso del triennio delle medie emerga una progressiva erosione dell’ottimismo iniziale.
Le differenze di genere, seppur presenti, sono limitate: pur essendoci una quota leggermente superiore di ragazzi che si dichiara “estremamente” fiducioso (23% contro il 18% delle ragazze) complessivamente, il 74% sia delle ragazze che dei ragazzi ha una visione ottimista del proprio futuro.
Nell’indicazione delle situazioni di disagio, i ragazzi però mostrano una maggiore sicurezza di sé: il 14% dichiara di sentirsi sempre a proprio agio contro solo l’8% delle ragazze. Dal canto loro, parlare in pubblico rappresenta una situazione particolarmente imbarazzante per le ragazze (36% contro 23% dei ragazzi). 

Sotto pressione: il mito dell'essere perfette

Uno dei dati al tempo stesso più interessanti e più critici emersi dall’indagine 2025 riguarda la pervasività della pressione per il successo e la perfezione. Tra il campione delle scuole medie, il 79% dichiara di sentirsi sotto pressione per dover avere successo o raggiungere la perfezione, con l’11% che sperimenta spesso questa sensazione.
Ma è nel confronto con gli studenti e le studentesse più grandi che emerge la vera portata del fenomeno: tra i 16-21enni la percentuale sale drammaticamente al 92%, con ben il 34% che vive questa pressione frequentemente - tre volte tanto rispetto al target più giovane. Le ragazze vivono questa pressione in modo significativamente più intenso rispetto ai ragazzi. Tra le studentesse delle medie, l’84% sperimenta questa pressione (contro il 76% dei ragazzi), con il 15% che la vive spesso (contro l’8% dei maschi). Tra le 16-21enni, la percentuale sale al 95% (contro l’89% dei ragazzi), con un 43% che la sperimenta frequentemente (contro il 27% dei maschi). Questi dati evidenziano come le ragazze siano sottoposte a - o percepiscano - standard di perfezione più elevati, probabilmente legati a stereotipi di genere che richiedono loro di eccellere in molteplici ambiti contemporaneamente. Emergono interessanti differenze di genere nelle strategie adottate per far fronte a questa presione: i ragazzi trovano maggior supporto nell’incoraggiamento familiare (55% contro 47% delle ragazze), le ragazze valorizzano maggiormente la possibilità di esprimere liberamente le proprie emozioni (29% contro 23% dei ragazzi).

Cosa farò da grande

Mentre il 50% del campione delle medie dice di sapere cosa vuole fare, tra le persone di 16-21 anni il 60% ha una direzione relativamente chiara (sommando chi sa con certezza e chi deve decidere tra alternative). Questo aumento di 10 punti percentuali riflette il naturale processo di maturazione e orientamento. Inoltre, il fatto che una parte del campione 16-21 anni mantenga ancora aperture e incertezze non dovrebbe essere letto necessariamente come un elemento negativo. L’incertezza professionale a questa età può essere segno di prudenza e realismo, più che di mancanza di direzione. Le differenze di genere nelle aspirazioni professionali rimangono marcate. Tra i ragazzi, la professione di ingegnere si conferma al primo posto con il 17%, registrando un notevole aumento di 8 punti percentuali rispetto al 2021. Seguono le professioni di sportivo (10%, in crescita di 2 punti) e medico (10%, anche se in calo di 4 punti rispetto al 2021).

Il militare attrae il 7% dei ragazzi, in leggera crescita, mentre l’informatico mantiene stabile il suo appeal al 5%. Completa il quadro la figura del professionista sanitario al 4%. Per le ragazze, invece, il panorama delle aspirazioni si presenta diverso. La professione medica domina con il 19%, in crescita di 4 punti rispetto al 2021, seguita dall’insegnante al 10% (in leggera crescita). È particolarmente significativa la presenza della figura dell’estetista/parrucchiera al 9%, che ha registrato un aumento di ben 5 punti. Con la stessa percentuale troviamo l’artista (stabile) e la veterinaria (in calo di 3 punti rispetto al 2021). Al riguardo, particolarmente rilevante è il fatto che l’ingegnere/a, seconda aspirazione per i ragazzi, sia scesa al di sotto del 4% tra le ragazze, uscendo dal loro top 6, mentre è entrata la figura dell’estetista/parrucchiera. I dati denotano come le aspirazioni continuino a seguire percorsi differenziati: mentre i ragazzi si orientano maggiormente verso professioni tecniche e scientifiche, le ragazze mostrano una preferenza per professioni legate alla cura, all’educazione e ai servizi alla persona, pur mantenendo un forte interesse per l’ambito medico. Le differenze di genere emergono chiaramente anche nelle scelte dei più grandi (16-21enni): tra chi deve ancora scegliere il proprio percorso universitario, i ragazzi mostrano un forte interesse per informatica (27%) e ingegneria (21%), mentre le ragazze si orientano verso medicina (22%), psicologia (14%) e giurisprudenza (15%). Un quadro analogo si ripropone tra il campione universitario intervistato: i ragazzi dominano in ingegneria (18% degli universitari maschi) e informatica (11%), mentre le ragazze prevalgono nell’area linguistica (8%) e psicologica (8%). Crolla in generale, per entrambi i sessi, l'interesse per economia e psicologia.

Donne e stem: ancora un nodo critico

Anche rispetto alla percezione della relazione tra donne e STEM, l’indagine del 2025 mostra un quadro in peggioramento. Tra il campione 16-21 anni, il 34% ritiene che le ragazze siano meno interessate alle materie scientifiche, dato che registra un aumento importante (+13 punti rispetto al 2021) suggerendo un cambiamento culturale in atto. Altri segnali scoraggianti emergono nell’evoluzione degli stereotipi di genere. La convinzione che le ragazze studino meno frequentemente le materie scientifiche perché non si sentono all’altezza è salita al 27%, con un significativo aumento di 11 punti percentuali rispetto al 2021, il 26% degli studenti e delle studentesse ritiene che i lavori scientifici siano più adatti agli uomini, un aumento di ben 15 punti che rappresenta la regressione più marcata tra tutti gli indicatori analizzati.

Le aspirazioni delle ragazze? Più alte

Ma un segnale positivo arriva dalle aspirazioni formative delle giovani generazioni italiane, che si confermano elevate, con più della metà del campione tra i 16 e i 21 anni che punta a conseguire una laurea magistrale o a ciclo unico (52%, -4 punti percentuali rispetto al 2021). Un ulteriore 13% aspira almeno alla laurea triennale, portando al 65% la quota complessiva di chi intende conseguire una laurea. E finalmente nello studio le ragazze mostrano aspirazioni più elevate, con il 57% che punta a una laurea magistrale o ciclo unico contro il 47% dei ragazzi. 

Lavori scientifici? Per i ragazzi sono «più da uomini»

È interessante vedere anche come lo stereotipo non sia tanto nella mente delle ragazze, quanto dei ragazzi: il 39% dei ragazzi ritiene che le ragazze siano meno interessate alle materie scientifiche (contro il 30% delle ragazze), proiettando sulle ragazze un minor interesse che queste ultime percepiscono in modo meno intenso. Ancora più marcata è la differenza quando si parla dell’adeguatezza dei lavori scientifici: il 31% dei ragazzi li considera più adatti agli uomini, una visione condivisa solo dal 21% delle ragazze. 
Infine, sulla questione delle capacità innate, il 27% dei ragazzi crede che le ragazze siano meno portate per le discipline scientifiche, mentre tra le ragazze questa convinzione scende al 18%. Quindi le ragazze hanno maggiore fiducia nelle proprie capacità rispetto a quanto i loro coetanei maschi siano disposti a riconoscere loro. 

E più si cresce più le nuove generazioni evidentemente comprendono. Se a 11-14 anni si ritiene che occuparsi della casa sia «roba da femmine» (58%), questa percentuale si abbassa tra i 16-21enni al 33% mentre si innalza la percentuale di chi crede che non ci sia differenza (dal 40 al 63%). Fare sport da combattimento? Per i ragazzini più piccoli (52%) è da uomini, per i più grandi diminuisce la percentuale (33%) di chi la pensa così, e invece aumenta quella di chi ritiene che non ci sia alcuna differenza. Girare il mondo con lo zaino in spalla? Più adatto agli uomini, secondo il 24% degli 11-14enni, ma la pensa così solo il 17% dei 16-21enni, che, nel 74% dei casi, dicono che non c'è alcuna differenza (alleluja). 


27 aprile 2026

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