Le troppe code velenose del 25 aprile
Un appello dopo i fatti di Milano, Roma e Bologna, durante le celebrazioni per la Liberazione
Le troppe code velenose del 25 aprile
di Ferruccio de Bortoli | 27 aprile 2026Un appello dopo i fatti di Milano, Roma e Bologna, durante le celebrazioni per la Liberazione
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Ancora una volta dobbiamo ringraziare il presidente della Repubblica per il suo costante esercizio di memoria repubblicana. Rinnovato anche in uno dei più dolorosi e divisivi anniversari della Liberazione. E sono passati 81 anni!
«Ora e sempre Resistenza» ha detto con forza e convinzione Sergio Mattarella. E se vogliamo dare un seguito di consapevolezza storica e di saggezza civica alle sue parole dovrebbe essere corale e convinta la denuncia delle frasi antisemite scagliate contro i manifestanti sotto lo striscione della Brigata ebraica, la cui titolarità a partecipare alla Festa della Liberazione non può essere messa in discussione da nessuno, tantomeno da chi pone sullo stesso piano la Russia che aggredisce all’Ucraina invasa e da quattro anni impegnata a resistere.
Non può essere impedito a un anziano docente, come è accaduto a Bologna, di unirsi al corteo solo perché ha il vessillo di un Paese aggredito. Né dare l’impressione che la solerzia di chi lo esclude sia, sotto sotto, un po’ condivisa. Gli spari di Roma contro una coppia di manifestanti con il fazzoletto dell’Anpi, l’Associazione nazionale dei partigiani, sono poi un segnale grave e inquietante. È l’ora della chiarezza e del buon senso. Non condividiamo spesso le opinioni del presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, ma vogliamo sperare che la polemica con la comunità ebraica di Milano non finisca in tribunale. Le affermazioni del suo capo, Walker Meghnagi, sono indubbiamente eccessive pur nell’amarezza dell’esclusione ingiustificata dal corteo, ma è pur vero che la contestazione contro la brigata ebraica appariva già organizzata. E l’Anpi non può dare l’impressione di coprire chi al proprio interno voleva comunque estrometterla. Per favore, parlatevi. Anche duramente. Non lasciate che una coda velenosa di un giorno di festa, purtroppo rovinato, si insinui nella vita quotidiana di un Paese che fatica ad avere non dico una memoria condivisa ma almeno comune. Se ciò non avverrà il prossimo 25 aprile sarà ancora più difficile dire «Ora e sempre resistenza».
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27 aprile 2026, 12:22 - modifica il 27 aprile 2026 | 12:33
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