Ma i bambini morti non sono guerrieri
Corriere della Sera - Cultura

Ma i bambini morti non sono guerrieri

Lunedì 9 marzo 2026
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Lungi dal criticare la mamma di Domenico, che ha voluto proprio la canzone «Guerriero» di Marco Mengoni al funerale di suo figlio: la mamma di Domenico, con il suo dolore impensabile, ha il diritto di usare le parole che crede. Ma noi? Perché guerriero? Basti dire che il guerriero sceglie la guerra come missione, mentre il povero Domenico non ha scelto un bel niente

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Ma i bambini morti non sono guerrieri

Paolo Di Stefano | 9 marzo 2026

Lungi dal criticare la mamma di Domenico, che ha voluto proprio la canzone «Guerriero» di Marco Mengoni al funerale di suo figlio: la mamma di Domenico, con il suo dolore impensabile, ha il diritto di usare le parole che crede. Ma noi? Perché guerriero? Basti dire che il guerriero sceglie la guerra come missione, mentre il povero Domenico non ha scelto un bel niente

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Fa sinceramente effetto, in un contesto di massacri bellici, sentire che il piccolo Domenico Caliendo sarebbe un guerriero. Perché guerriero? Lungi dal criticare la mamma di Domenico, che ha voluto proprio la canzone «Guerriero» di Marco Mengoni al funerale di suo figlio: la mamma di Domenico, con il suo dolore impensabile, ha il diritto di usare le parole che crede. Ma noi? Perché guerriero? Basti dire che il guerriero sceglie la guerra come missione, mentre il povero Domenico non ha scelto un bel niente. Il guerriero è armato e Domenico era del tutto disarmato di fronte all’errore e alla negligenza: nessuna possibilità di combattere, nessuna armatura, nessuna spada. E allora perché anche Giorgia Meloni, prima tra tutti, ha parlato di guerriero? E di quale guerra? Solo la retorica coniugata con l’ipocrisia può farci parlare di guerriero e solo lo sciatto conformismo può farci applaudire al passaggio del feretro. Sarebbe troppo chiedere un maggiore rispetto per i morti, specie se sono bambini e innocenti? Trovare una misura nelle parole e nei gesti. Evitare anche solo l’ombra di una lettura strumentale, ideologica o peggio partitica. Sarebbe troppo chiedere la separazione delle carriere anche ai politici? Facciano il loro onesto mestiere di politici evitando di pronunciarsi (e di esibirsi) come padri o come madri sempre pronti alla lacrima. Separazione delle carriere: non facciano i giudici e non facciano i genitori a favore di telecamera. Facciano i politici, per favore. Punto. D’accordo che dei bambini del bosco parli un esperto come Massimo Ammaniti, ma i politici stiano al loro posto, educatamente, silenziosamente, compostamente. Semmai, a proposito di pietas per i minori, spetterebbe a loro chiedere ragione dello schifoso massacro di 150 bambine in una scuola elementare di Teheran. Una domandina all’amico Donald o a chi per esso? Senza parlare di guerriere per carità. Le bambine di Teheran la guerra non l’hanno scelta, l’hanno subita come i bambini ammazzati in Ucraina e a Gaza. SU-BI-TA! Nessun guerriero, nessuna guerriera tra loro, sono vittime disarmate e innocenti. A meno che gli adulti, una volta messa da parte l’ipocrisia, non dichiarino apertamente guerra ai bambini (già la fanno ma senza dichiararlo). A quel punto anche i minori si armeranno e allora saranno davvero guerrieri contro i loro padri assatanati.


9 marzo 2026

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