Morto Umberto Allemandi, l'editore che ha inventato «l’arte da leggere»
Fondatore a Torino dell'omonima casa editrice e de «Il Giornale dell'Arte», Allemandi è morto il 9 marzo, giorno del suo ottantottesimo compleanno
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Morto Umberto Allemandi, l'editore che ha inventato «l’arte da leggere»
di Stefano BucciFondatore a Torino dell'omonima casa editrice e de «Il Giornale dell'Arte», Allemandi è morto il 9 marzo, giorno del suo ottantottesimo compleanno
Umberto Allemandi (1938-2026)
Con la morte di Umberto Allemandi, il 9 marzo giorno del suo ottantottesimo compleanno, scompare l’uomo che con il suo «Giornale dell’Arte» e con la casa editrice che portava (non a caso) il suo stesso nome, «ha inventato l’arte da leggere». Nato a Torino nel 1938, in una città intrisa di storia e di cultura che avrebbe influenzato profondamente la sua futura vocazione, dopo aver conseguito la laurea presso l’Università di Torino, Allemandi imbocca subito quella strada che lo porterà a esplorare molteplici campi della comunicazione e dell’arte, delineando un’identità poliedrica e appassionata. La sua prima esperienza professionale avviene alla fine degli anni Cinquanta, quando collabora come copywriter con l’agenzia pubblicitaria Armando Testa, una delle più importanti in Italia, dove affina il suo talento creativo, realizzando campagne pubblicitarie diventate parte integrante dell’immaginario collettivo nazionale, dimostrando fin da subito una notevole capacità di comunicare in modo efficace e innovativo.
Nel corso degli anni Sessanta, Allemandi si focalizza sulla curatela e sulla gestione editoriale, assumendo la responsabilità della Giulio Bolaffi Editore di Torino nel 1961. La Bolaffi era allora principalmente conosciuta come una casa editrice di filatelia, specializzata in collezionismo e prestigiosi cataloghi. Tuttavia, Allemandi percepisce le potenzialità di questa realtà e decide di trasformarla, evolvendola in una casa editrice d’arte di grande rilievo. La sua visione sarà quella di creare un ponte tra il collezionismo e il mondo artistico, portando avanti progetti come Bolaffi Arte, che gli avrebbero permesso di entrare in contatto con alcuni dei principali protagonisti dell’arte mondiale. Questa fase segnerà anche il suo intento di integrarsi nel panorama culturale internazionale, consolidando relazioni che avrebbero arricchito il suo percorso.
Quando, nel 1981, la Bolaffi viene acquistata da Giorgio Mondadori & Associati, Allemandi intuisce che è giunto il momento di intraprendere una strada propria. Così, nel 1982, fonda a Torino la Casa editrice che portava (e ancora porta) il suo nome, assumendone la direzione generale. Un passo fondamentale sarebbe poi stata la creazione, nel 1983, di un nuovo progetto editoriale ambizioso e innovativo: «Il Giornale dell’Arte». Ideato come una pubblicazione mensile, con una veste giornalistica, rappresentò in brevissimo tempo il punto di riferimento nel settore dell’informazione culturale e artistica. Una rivista che si distinguerà da subito da altri «strumenti» più tradizionali per i contenuti di alta qualità, le firme autorevoli, il linguaggio chiaro e efficace in grado di offrire ogni mese un panorama completo del mondo dell’arte, italiano e internazionale.
Per volontà proprio di Umberto Allemandi «Il Giornale dell’Arte» nasce dunque con il preciso intento di coniugare rigore critico e semplicità esecutiva, puntando sulla qualità e sull’accuratezza dell’informazione in un panorama mediatico spesso frammentato e superficiale. La rivista si fa immediatamente notare anche per un’approfondita analisi degli eventi più importanti, delle mostre, delle biennali, delle fiere, e per la capacità di comunicare con efficacia e senza compromessi. La sua tiratura avrebbe raggiunto e superato le ventimila copie, ma il suo vero valore risiederà nella qualità dei contenuti e nell’impatto culturale, tanto da essere richiesta anche in edizioni speciali in occasione di eventi di rilievo internazionale.
L’impegno di Allemandi si traduce in parallelo anche in un’attiva espansione internazionale, con edizioni in lingua inglese, francese, russa e cinese, creando un network di informazione globale nel settore dell’arte.
Questa progettualità multilingue e multimediale ha contributo a consolidare la reputazione de «Il Giornale dell’Arte» come una delle voci più autorevoli e rispettate nel mercato culturale mondiale. La sua capacità di rinnovarsi e di mantenere un altissimo standard qualitativo, anche attraverso collaborazioni con alcuni tra i più influenti critici, storici dell’arte e curatori, ha garantito alla rivista di rimanere sempre al passo con i tempi e di affermarsi come un punto di riferimento imprescindibile.
Alla fine del suo percorso imprenditoriale (in cui aveva coinvolto attivamente anche i figli Alessandro e Beatrice), nel dicembre 2024, «Il Giornale dell’Arte» era stato acquisito da un consorzio di fondazioni e istituzioni di grande prestigio come Intesa Sanpaolo, la Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Città di Torino, e la Cassa di Risparmio di Cuneo. Umberto Allemandi, con il suo innato spirito imprenditoriale e amore per l’arte, ha lasciato un’eredità preziosa: un ponte tra il mondo dell’arte, della cultura e della comunicazione, che ancora oggi sostiene con vigore il dialogo tra Italia e mondo, tra passato e presente, tra collezionismo e critica. Un’arte, appunto, anche da leggere.
9 marzo 2026 ( modifica il 9 marzo 2026 | 21:38)
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